Viviamo in un videogioco creato dagli alieni

Una incredibile teoria sta facendo impazzire il web

di Ciro Sabatino 30 luglio 2015

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Poco più di un secolo fa Paul Gauguin presentava al mondo un dipinto che sarebbe diventato il manifesto di intere generazioni. Domande che hanno tolto il sonno a decine di migliaia di studiosi, filosofi, scrittori, ‘esistenzialisti’. Oggi pare che una risposta ai tre ‘quesiti di sempre’ ci sia. Ed è da rimanere senza fiato. Siamo un videogame. Prodotto dagli alieni.

Lui si chiama Rich Terrile. E non è uno stupido. Tanto per essere chiari. Astronomo di fama mondiale, scopritore di una serie di satelliti di Saturno. Sul suo biglietto da visita c’è scritto Direttore del Centro di Computazione Evolutiva del Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Che non è una roba tipo geom. Rich Terrile. Altroché. Ecco. E’ lui, dall’alto delle sue due lauree in Fisica e Astronomia, e un dottorato in Scienze Planetarie presso il Californian Institute of Technology, che, pochi giorni fa, ad una trasmissione televisiva su Science Channel ha spiazzato mezzo mondo dicendo senza indugi: “Una misteriosa civiltà aliena ci tiene intrappolati in una sorta una prigionia digitale. Ogn cosa che facciamo, la coscienza, i ricordi, i sentimenti, sono il prodotto di un codice di calcolo elaborato da una serie di computer sotto la supervisione degli extraterrestri”. Bum. Il pianeta terra è caduto in un imbarazzo vischioso che da settimane rimbalza indolente in tutto il web. Ma Terrile fa spallucce. E’ convinto di quello che dice. E i suoi argomenti fanno discutere e tengono banco, in questi giorni di caldo insopportabile. “Il mondo attorno a noi – ha raccontato il buon Rich – è finto. Viene creato a mano a mano che ne abbiamo bisogno. Un po’ come dire che l’America non esiste fino a quando non decidiamo di andare fisicamente a visitarla”. Si tratta, in pratica, di una realtà virtuale limitata. E la tesi non è neanche tanto astratta. “Le particelle di cui siamo fatti – insiste Rich – possono essere scomposte in particelle sempre più piccole, fino a quando a un certo punto arriviamo a una particella che non si può scomporre in alcun modo. E’ la particella base per formare tutta la materia che conosciamo. Non vi ricorda niente?”. Chiede divertito Terrile. “Non vi ricorda il pixel che compone la schermata di un videogioco?”. Eccoqua. Tra una risata e un’altra il direttore del Centro di Computazione Evolutiva della Nasa infila l’affondo. Siamo dentro un videogioco. Una sorta di playstation aliena che ricorda le teorie di Nick Bostrom, filosofo transumanista di Oxford, riportate più volte nel famoso film Matrix. Esseri umani incapaci di accettare una verità banale: si vive in una realtà virtuale. Schiavizzati dalle macchine, gli uomini e le donne sin da neonati vengono cresciuti connessi a dei cavi: il loro corpo si trova nel mondo reale, ma la loro mente è in un mondo virtuale, costruito appositamente per loro. “Sembra una follia – scherza Rich – eppure con una teoria del genere si spiegherebbero mille cose alle quali non siamo in grado di rispondere. Il Destino, i Dejà vu, ma anche le ‘presenze’ paranormali, i fantasmi, da cui siamo attratti in ogni nostra serata davanti al camino”. E allora perché non cominciare a pensarci sul serio? “I videogiochi di oggi – dice serio Terrile – riescono a ospitare universi quasi infiniti. Immaginate come potrebbero essere tra 10, 20 o 50 anni. Se unissimo abbastanza memoria virtuale ogni essere umano sarebbe un’intelligenza artificiale in un mondo che può essere considerato un’intelligenza artificiale più potente di noi. E chi ha giocato a The Sims ne sa qualcosa”. Insomma la teoria di Rich Terrile non è tanto balzana. E forse davvero quando facciamo delle cazzate da qualche parte dell’universo c’è un piccolo, brufoloso alieno che ci controlla e sbotta “Cazzo!”, nelle cuffiette della sua Play Stationo 6000 Gold Edition.

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