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Il mondo di sotto

Con Zafòn nei sotterranei della grandi metropoli

di Francesco Donati 11 aprile 2016

Michail Kolvenik, nacque lì. Nelle fogne di Praga. Nella città sotterranea dove vagabondi, diseredati, clochard rispondevano solo agli ordini del Principe. Il Principe dei Mendicanti.
Ma Kolvenik non esiste. È solo un personaggio di Carlos Ruiz Zafòn. E’ solo il protagonista di “Marina” il best seller dello scrittore catalano. E, forse, non esiste neanche questa figura enigmatica che si fa chiamare Principe dei Mendicanti. Ma sicuramente esistono le città sotterranee, abitate da comunità di disperati che si muovono nelle tenebre, e nelle tenebre si sono ricostruiti l’esistenza.
Gialli.it ha deciso di farsi un viaggio all’inferno a caccia di queste comunità leggendarie per capire quanto c’è di vero sulle voci che dopo il romanzo di Zafòn circolano in rete. Da New York a Bucarest le storie che stiamo per raccontarvi lasciano senza fiato.

Sotto Manhattan c’è un mondo. Ci sono migliaia di caverne scavate in rocce metamorfiche che partono da Central Park e arrivano fino a Midtown, poi scendono nelle viscere della terra e risalgono nell’intersezione tra Battery e Canal Street. Su questo letto di pietra ci sono incastrati 52 miliardi di chilometri di tubi enormi, e sopra i tubi le fogne e le fondamenta di tutti i più grandi grattacieli della città. Un mondo. L’universo di sotto. L’inferno.

Mole People
E’ qui che si nascondono decine di migliaia di disperati. Sono i Mole People, gli uomini-talpa, gli homeless della Grande Mela che non hanno trovato un posto per vivere in superficie e hanno creato qui le loro comunità. Li hanno scoperti per caso un po’ di anni fa e da quale momento su queste comunità sono cominciate le leggende.
Sarebbero seimila.  Forse di più. Sarebbero senza nessuna identità, “invisibili”, scomparsi per sempre. La società li ignora. Molti li chiamano Uomini Talpa. E non sempre è gente alla deriva. Nelle viscere della Grande Mela si formano comunità, vere e proprie town remote ed impenetrabili con sentinelle, staffette, sindaci e ambasciatori. Nascono e vengono allevati bambini. Proprio come nel racconto di Zafòn.
Qualcuno ha trascorso interi mesi con loro. La fotografa Margaret Morton, ha documentato la vita degli uomini-talpa, e Jennifer Roth, una giornalista del quotidiano Los Angeles Times, per quasi un anno li ha seguiti, spiati, incontrati e studiati. Il risultato è stato un libro, The Mole People, che racconta una società sotterranea divisa in comunità dalle strutture molto definite, dove si eleggono sindaci e portavoce.
Ora però il sindaco di New York li ha fatti allontanare. Hanno provato a dargli anche dignitose sistemazioni e lì sotto sarebbero rimasti solo poche centinai di uomini talpa. Quelli pericolosi. Quelli che alle comunità hanno sostituito le sette e che forse il loro Principe ce l’hanno. Ma è meglio non parlarne.
E’ di ieri la notizia che molti di questi disperati vengono utilizzati in lotte clandestine all’ultimo sangue. Chi rimane vivo si guadagna qualche cassa di birra. Intorno a loro scommesse e video che finiscono su You Tube. Sono i “bum fighters” (combattenti vagabondi), homeless controllati da giovani teppisti statunitensi che hanno trasformato la loro disperazione in un vero e proprio business. Sotterraneo, naturalmente.

I sotterranei di Mosca
Dall’America alla Russia, il panorama non cambia di molto. Qui la scoperta è stata fatta da un gruppo de speleologi che prima per gioco poi in collaborazione con le autorità hanno scoperchiato un mondo sotterraneo ai limiti dell’incredibile. Secondo gli “Scavatori del pianeta sotterraneo”, sotto mosca ci sono intere comunità di ex detenuti, organizzati con le regole della prigione. Alcune sistemazioni sono dotate di radio, di televisione e di stufe. La gente cucina ed alleva bambini.
“Sotto la città – spiega Vadim Mikhailov che dagli anni ’70 studia il fenomeno – ci sono passaggi, camere di tortura e circa 150 letti di fiumi sotterranei allineati con i mattoni e la pietra bianca. Studiando la geologia e la muratura, i ricercatori hanno trovato i simboli di sinistra lasciati dai vecchi scavatori; potrebbero persino datare, approssimativamente, alcuni degli scoli. Ritrovamenti orribili inoltre sono stati fatti. Mentre studiava un vecchio fiume di Mosca, il Neglinka, gli scavatori hanno trovato mummie e crani umani”.
Di fronte a queste rivelazioni il governo ha reagito con una serie di rapporti che ora portano il marchio della massima segretezza. Il timore è che dal basso possa nascere un nuovo terrorismo.”Da lì sotto ci sono accessi segreti ai punti nevralgici della città – si legge in una nota del Kgb – e abbiamo deciso di collaborare con gli scavatori per capire il grado di pericolo cui è sottoposta Mosca”.

I bambini delle fogne
Il capitolo più doloroso del nostro viaggio è scritto a Bucarest.La Romania, infatti, è entrata a pieno titolo nell’Unione Europea eppure nelle fogne della capitale bambini senza nome sniffano colla e aspettano di essere venduti. Sono carne viva, inesistenti per l’anagrafe e per la società occidentale.
Qui ci sarebbe il maggiore collettore del mondo per il traffico di organi. Molti piccoli cadaveri senza arti sarebbero stati ritrovati nei sotterranei della città ma nessuno interviene e non esiste neanche un censimento del drammatico fenomeno. Quanti sono, chi sono? Impossibile saperlo.
Il mondo di sotto da New York a Mosca, passando da Bucarest ufficialmente non esiste. Ma il fenomeno si sta allargando a macchia d’olio.
Anche in Italia da qualche tempo fogne e meandri della metropolitana sembrano diventati terra di conquista di disperati o di balordi a cacci di emozioni estreme.
Un’equipe di speleologi sardi sul proprio sito racconta di aver trovato nel cuore della città inequivocabili tracce di messe nere, riti orgiastici e droga party. Uno speleologo torinese, ha invece raccontato che il centro di Torino è interamente percorso da strade sotterranee che uniscono i punti focali della città. Gli accessi sono difficili da raggiungere a meno che…  non si faccia parte di determinati gruppi.

Insomma laggiù qualcosa si muove. E quel qualcosa fa paura. Molta paura. 

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