"Tenco, un figlio da Valeria" La verità di Aldo Colonna

di Gialli.it 10 luglio 2009

Mentre a Napoli andava in scena uno spettacolo interamente dedicato al  “mistero di Luigi Tenco” e al capitolo “Valeria”, il più accreditato biografo dell’autore di “Mi sono innamorato di te” decide di raccontare a Gialli.it la sua verità.  Senza giri di parole.
Ne viene fuori una testimonianza esclusiva. E un paio di notizie clamorose.

di CIRO SABATINO

Ha il volto serafico delle persone per bene. Il modo di parlare, i toni, il sorriso sono quelli del gentiluomo d’antan. Se fosse una canzone sarebbe senza alcun dubbio “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco. Per due motivi. Il primo è che lui ha passato una vita intera ad ascoltare, leggere e studiare il cantautore genovese. Il secondo è che “un giorno dopo l’altro” è riuscito a mettere insieme l’unica possibile verità su quello che accadde la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 nella camera 219 della dependance dell’Hotel  Savoy. A Sanremo.
Si chiama Aldo Fegatelli Colonna, critico cinematografico, sceneggiatore, un po’ di anni passati a collaborare con Il Manifesto, ma soprattutto autore di tre biografie sull’uomo che si sparò un colpo in testa  dopo aver cantato Ciao, amore ciao. Al Festival.
Di quelle ore, di quella tragedia, di quel balletto degli inganni e della menzogna Colonna ha un’idea lucida, precisa. Ma soprattutto ha una chiave. La chiave che potrebbe aprire la porta a un nuovo capitolo sul “caso Tenco”. Quella chiave ha un nome di donna. La donna con la quale Luigi parlò prima di uccidersi. Valeria.

Quella notte Tenco parlò con la donna che “avrebbe dovuto sposare”. Al telefono. Poi si sparò. Colonna, onestamente, ma come salta fuori questa storia?
R. Accadde che a Valentino Tenco  giungesse notizia di un amore importante del fratello. Si diceva pure che questa donna non volesse pubblicità. Un giorno un amico comune, proprio sul letto di morte, sciolse la riserva e gli confidò che Valeria andava sulla tomba di Luigi a cadenze  regolari e sempre alla stessa ora. Fu così che Valentino la incontrò. Fu lei, com’è ovvio, a riconoscerlo e a farsi avanti.

Una donna misteriosa che mezzo mondo considera una “mitomane”. Lei come l’ha conosciuta?
R.
L’ho conosciuta in casa dei Tenco a Recco. E per anni ho nutrito seri dubbi sulla sua identità. Un giorno, quando evidentemente capì che poteva fidarsi di me, mi affidò prove inconfutabili della sua identità e della consistenza del suo rapporto con Luigi.

Già, le lettere, il biglietto per il Kenia… Mi verrebbe da chiederle l’indirizzo, mi accontento di una descrizione. Com’è Valeria?
R. E’, fisicamente, una donna minuta. Graziosa ma, a parte questo, con una grande personalità. Molto combattiva, di polso. Settentrionale, laureata (si laureò subito dopo la morte di Tenco). Ha qualche anno in meno di Luigi.

Lei per questa storia si è beccato critiche e diffidenza. Soprattutto nell’entourage del cantautore. Tra quelli che lo conoscevano bene. Tra gli amici e i giornalisti. Possibile che non ci sia nessun altro suo collega che ha conosciuto Valeria?
R. C’è un altro giornalista che la conosce bene ma, paradossalmente non ne conosco l’identità. Nasce come amico di Valeria e, per questo, non ha mai sentito la necessità di speculare sull’argomento.

Un altro mistero, insomma. E’ tutto difficile, se ne renderà conto, ma almeno ci spieghi perché Tenco, le cui storie sentimentali erano famose almeno quanto le sue canzoni, fece di tutto per mantenere segreta proprio la relazione con Valeria.
R. Tenco aveva una personalità variegata. Questo avvenimento era sconosciuto persino agli amici intimi. Possiamo chiamarla una forma di difesa della sua privacy ma temo che la cosa sia più complessa. Spesso noi tutti non confidiamo tutto di noi a tutti gli amici. Così capita di confidare alcune cose ad alcuni, altre ad altri. Magari, se custodiamo un segreto, non necessariamente lo confideremo al nostro migliore amico; per pudore, per riservatezza, perché magari quello non capirebbe. Per  mille motivi, insomma.

Perché, ad esempio, Valeria era una donna sposata…
R. Valeria non era sposata, era una studentessa. Aspettava un figlio da Luigi. Lo perse quando fu investita da un’automobile.

Silenzio. E che si fa, ora? Valeria aspettava un figlio da Luigi. Punto. Si rende conto che così io non la riesco a chiudere l’intervista? Si rende conto che avrei mille e mille domande ancora? Facciamo così, lei ci promette che un giorno ne riparleremo e io viro di bordo e le chiedo semplicemente se Valeria le ha mai parlato della famosa telefonata, quella fatta prima di morire…
R.
Sempre. Valeria su quel colloquio è stata molto, molto esauriente. Lo ricorda agitato,fuori di sé. Alla fine della telefonata era completamente rasserenato.

E Dalida? Sapeva dell’esistenza di Valeria? Possibile che non provò a cercarla? A capire?
R.
Dalida era venuta a conoscenza di Valeria. Un giorno si portò sotto il portone della sua casa romana e citofonò parlandone con un’asprezza inusitata, dicendole che Luigi non aveva bisogno di una ragazzina ma di una donna. Le consigliò in modo pesante di togliersi dai piedi. Sembra che lei ne rimanesse scossa. Asserisce che il tono della cantante era intimidatorio e, più che una che dava un consiglio, sembrò essere un ‘consigliori’.

La chiacchierata con Fegatelli Colonna finisce qui. La sensazione? Semplice, semplice. Il “caso Tenco” è una storia ancora tutta da scrivere. Un giorno dopo l’altro.

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11 pensieri su “"Tenco, un figlio da Valeria" La verità di Aldo Colonna”

  1. ho visto l’anno scorso la rappresentazione teatrale sul giallo della morte di Tenco e mi sono chiesta :è mai possibile che per anni l’unica verità è stata quella pubblicata dai media ?
    All’ epoca in cui avvenne la morte di Tenco ero una ragazzina
    accanita telespettatrice del festival di Sanremo e ancora ricordo quell’interrogativo che ingenuamente mi ponevo ,se fosse possibile morire per non aver vinto il festival.

  2. ho visto l’anno scorso la rappresentazione teatrale sul giallo della morte di Tenco e mi sono chiesta :è mai possibile che per anni l’unica verità è stata quella pubblicata dai media ?
    All’ epoca in cui avvenne la morte di Tenco ero una ragazzina
    accanita telespettatrice del festival di Sanremo e ancora ricordo quell’interrogativo che ingenuamente mi ponevo ,se fosse possibile morire per non aver vinto il festival.

  3. interessabte intervista Dott.Sabatino … ma non ha chiesto al biografo quali sono i motivi del gesto disperato….. alla luce della scoperta sull’esistenza di Valeria?

  4. interessabte intervista Dott.Sabatino … ma non ha chiesto al biografo quali sono i motivi del gesto disperato….. alla luce della scoperta sull’esistenza di Valeria?

  5. Io penso che la Sig.ra ‘Valeria’ debba trovare ormai il modo di dire la verità e non solo la sua verità!
    Non ho dubbi che abbia amato infinitamente Luigi Tenco e ben ha fatto a tutelare il segreto felicemente (penso e spero di cuore) in vita.
    Nessuno, tra gli esseri sensati, vuole sapere o far pubblicare il segreto più dolce che ogni saggio adulto porta in cuor suo. Però è opportuno, per amore della verità, per onestà intellettuale e per dovere di cronaca, che collabori a tirar fuori quella verità che in molti, anche se alcuni inconsapevolmente, conoscono.
    Non è giusto che 91 vigliacchi (gli artisti presenti al Festival del ’67), tra i quali si nascondono molti presunti amici di Luigi, abbiano disertato l’estremo saluto a Luigi…terrorizzati da chissà chi…e facendo, in buona parte, illustri carriere.
    Quella stanza 219 ha pochi segreti! E si possono riferire, a mio avviso, solo alla scena del delitto. Ma al tempo stesso rivela una grande verità, evidente agli occhi di chiunque ‘voglia guardare’, che la Sig.ra Valeria conosce bene.
    Ritengo che tirar fuori i dettagli che dimostrano la verità di quella notte (prima che Luigi rientrasse nella sua stanza…vivo o già morto che fosse) potrà invece aiutarla a vivere meglio e più serenamente gli anni a venire, senza che nessuno abbia mai più a disturbarla. Il mistero, invece, lascia curiosità e al tempo stesso semina mine vaganti quali curiosi ed improvvisati criminolghi alla ricerca di una verità e che riusciranno in qualche modo a creare sempre dei disturbi a chi vuole invece vivere serenamente.
    Mi auguro vivamente che la Sig.ra ‘Valeria’, se non è sotto ‘ricatto’ di qualche temuta ritorsione, accolga questo consiglio per dar veramente pace all’anima di Luigi e di tutto ciò che ha lasciato su questo mondo, sentimenti ed affetti inclusi!
    Mi dispiace aver citato un indirizzo non appropriato…ma mi auguro di poter leggere qualche verità in futuro su questo argomento.
    Con stima verso tutti gli affetti di Luigi.

  6. Io penso che la Sig.ra ‘Valeria’ debba trovare ormai il modo di dire la verità e non solo la sua verità!
    Non ho dubbi che abbia amato infinitamente Luigi Tenco e ben ha fatto a tutelare il segreto felicemente (penso e spero di cuore) in vita.
    Nessuno, tra gli esseri sensati, vuole sapere o far pubblicare il segreto più dolce che ogni saggio adulto porta in cuor suo. Però è opportuno, per amore della verità, per onestà intellettuale e per dovere di cronaca, che collabori a tirar fuori quella verità che in molti, anche se alcuni inconsapevolmente, conoscono.
    Non è giusto che 91 vigliacchi (gli artisti presenti al Festival del ’67), tra i quali si nascondono molti presunti amici di Luigi, abbiano disertato l’estremo saluto a Luigi…terrorizzati da chissà chi…e facendo, in buona parte, illustri carriere.
    Quella stanza 219 ha pochi segreti! E si possono riferire, a mio avviso, solo alla scena del delitto. Ma al tempo stesso rivela una grande verità, evidente agli occhi di chiunque ‘voglia guardare’, che la Sig.ra Valeria conosce bene.
    Ritengo che tirar fuori i dettagli che dimostrano la verità di quella notte (prima che Luigi rientrasse nella sua stanza…vivo o già morto che fosse) potrà invece aiutarla a vivere meglio e più serenamente gli anni a venire, senza che nessuno abbia mai più a disturbarla. Il mistero, invece, lascia curiosità e al tempo stesso semina mine vaganti quali curiosi ed improvvisati criminolghi alla ricerca di una verità e che riusciranno in qualche modo a creare sempre dei disturbi a chi vuole invece vivere serenamente.
    Mi auguro vivamente che la Sig.ra ‘Valeria’, se non è sotto ‘ricatto’ di qualche temuta ritorsione, accolga questo consiglio per dar veramente pace all’anima di Luigi e di tutto ciò che ha lasciato su questo mondo, sentimenti ed affetti inclusi!
    Mi dispiace aver citato un indirizzo non appropriato…ma mi auguro di poter leggere qualche verità in futuro su questo argomento.
    Con stima verso tutti gli affetti di Luigi.

  7. Gli enigmi sono tanti. Ognuno, chi più, chi meno in buona fede, si è fatto una propria “idea” circa i tragici accadimenti della notte tra il 26 e 27 gennaio 1967.

    Che dire? Le circostanze non sono mai state chiarite da chi, inceve, avrebbe avuto il dovere di farlo. I dubbi rimangono, eccome! Le poche “certezze” che scientificamente soccorrono gli investigatori di oggi rispetto a quanto non fosse possibile nel 1967 lasciano pensare ad una morte sì traumatica, ma non per mano propria.
    La “scia” di morti suicide e morti ammazzati (Lucien Morisse; Dalida; il Commissario Molinari) è, tuttora, irrisolta…

    Sì, come cantava De Gregori nella sua “Festival”: “…proprio come Marylin Monroe.”, la verità sarà sempre nascosta se chi sa, cosa sia mai accaduto nella stanza 219 dell’allora Savoy di San Remo, non parla.

    Confidiamo tutti noi, fans di Luigi, che “Valeria” possa, col cuore in mano e sincera coscienza, nel voltare lo sguardo ai tempi in cui ha conosciuto Luigi, chiedersi se, anche lui, colla sua tipica prorompenza controcorrente, non si fosse posto un “obbligo” morale, sopra ogni cosa, di dire al “mondo” ciò di cui ella solo è a conoscenza!

    Che possa la sua anima riposare in pace, ora e sempre!

  8. Gli enigmi sono tanti. Ognuno, chi più, chi meno in buona fede, si è fatto una propria “idea” circa i tragici accadimenti della notte tra il 26 e 27 gennaio 1967.

    Che dire? Le circostanze non sono mai state chiarite da chi, inceve, avrebbe avuto il dovere di farlo. I dubbi rimangono, eccome! Le poche “certezze” che scientificamente soccorrono gli investigatori di oggi rispetto a quanto non fosse possibile nel 1967 lasciano pensare ad una morte sì traumatica, ma non per mano propria.
    La “scia” di morti suicide e morti ammazzati (Lucien Morisse; Dalida; il Commissario Molinari) è, tuttora, irrisolta…

    Sì, come cantava De Gregori nella sua “Festival”: “…proprio come Marylin Monroe.”, la verità sarà sempre nascosta se chi sa, cosa sia mai accaduto nella stanza 219 dell’allora Savoy di San Remo, non parla.

    Confidiamo tutti noi, fans di Luigi, che “Valeria” possa, col cuore in mano e sincera coscienza, nel voltare lo sguardo ai tempi in cui ha conosciuto Luigi, chiedersi se, anche lui, colla sua tipica prorompenza controcorrente, non si fosse posto un “obbligo” morale, sopra ogni cosa, di dire al “mondo” ciò di cui ella solo è a conoscenza!

    Che possa la sua anima riposare in pace, ora e sempre!

  9. Nel lontano 1967 avevo solo tre anni. Un colpo di pistola nella notte e nessuno in quell’hotel udì il rumore dello sparo. Da quando in qua i suicidi mettono il silenziatore alle pistole? Contrariamente a ciò che si vuole far credere, il caso è tutt’altro che chiuso.

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