Uri Geller: "Jackson? E’ stato clonato!"

di Gialli.it 11 luglio 2009

Lui piegava i cucchiaini. Dovreste ricordarvelo.  Per un po’, intorno alla metà degli anni ’70, fu una vera e propria star del paranormale. Si chiamava Uri Geller.  Sedicente sensitivo israeliano che fece impazzire il mondo con le sue strampalate capacità di telecinesi, rabdomanzia e telepatia e che al momento giusto scomparve dalla scena internazionale. Messo a fuoco? Ecco. Ora il mitico mr. Geller ritorna sulla ribalta con una dichiarazione esplosiva:  “Ho aiutato Michael Jackson a farsi clonare!”.

di SASA’ IOVINE

Grande Uri ci riesci sempre. C’è sempre qualcuno che ci casca.
Questa volta, l’uomo che aveva fatto causa alla Nintendo affermando che Kadabra, il pokemon malvagio e occulto, era ispirato a lui, è riuscito a conquistare quelli del LiveScience, accreditato sito scientifico, raccontando una storia che definire incredibile è veramente poca cosa.

Il Re del Pop, ha spiegato Geller a quelli del LiveScience, era ossessionato dalla clonazione. “Ho voglia di farlo Uri – gli avrebbe confessato il cantante – e non me ne frega niente di quanto costa”. Bum.

La notizia ha fatto il giro del mondo finendo nella top ten delle leggende metropolitane che in queste ore si rincorrono sulla popstar. Di un passo sopra l’apparizione, da fantasma, nella tenuta di Neverland e testa a testa con l’altro giallo che sta tenendo in scacco il web dopo i funerali dei giorni scorsi: nessuno sa dove hanno seppellito Michael.

Inutile dire che è proprio il mistero della sepoltura che ha in qualche modo accreditato la storiellina della clonazione. E non è servita neanche la dichiarazione del capo del Dipartimento di polizia di Los Angeles, William J. Bratton a tranquillizzare i fan: “I resti del re del pop vengono al momento tenuti al sicuro e noi dobbiamo mantenere alcuni segreti“. Apriti cielo. Ora si apre la caccia al clone di Jacko.

E Geller? Lui sorride sornione. Un altro capitolo della sua “magica” carriera gli si apre sotto gli occhi e nel conto in banca.
Come quella volta che disse che era riuscito a bloccare le lancette del Big Ben di Londra. O quando confessò che con i suoi poteri magici avrebbe favorito gli accordi di pace tra USA e URSS.
Ma questa è un’altra storia. Che andrà raccontata. Prima o poi.

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