Autobiografie: Io sono Diabolik

di Gialli.it 22 giugno 2010

Ora anche i fumetti si sono messi a scrivere! Diabolik, il ladro più scaltro e affascinante di sempre, forse stanco di un mestiere che non ha più niente di eccezionale, ha deciso di fare altro: racconterà la sua vita. In un romanzo autobiografico.

di LAURA CIOTOLA

In “Io sono Diabolik”, un’autobiografia di 184 pagine, pubblicata dalla Mondadori, per la prima volta, sarà un fumetto “in persona” a raccontare al mondo di sé.
Tutte le imprese del Re del Terrore sono spiattellate in un libro che sa di straordinario se si pensa che a firmarlo è proprio Mario Gamboli, sceneggiatore del fumetto e direttore di “Astorina”, la casa editrice che lo pubblica.

Il libro, che è preceduto da un prologo illustrato di 14 pagine con tavole inedite disegnate da Giuseppe Palumbo, ripercorre tutte le tappe del fumetto a partire dalla creazione, avvenuta nel 1962 per un’idea di Angela Giussani, che osservando i pendolari volle creare per loro un fumetto “giallo” formato tascabile.

Le origini di Diabolik sono da sempre oscure e misteriose, tanto che il n.5 dell’albo del 1968, “Diabolik, chi sei?”, fu dedicato proprio a questo lato oscuro del noto personaggio.
Ma il mistero fu svelato solo in parte.
Da qui la decisione di Diabolik di raccontarsi anche se, come lui stesso scrive, delle sue origini conosce poco. Sa, o almeno così crede, di essere stato “… fortunosamente recuperato dalla scialuppa di salvataggio di una nave, affondata probabilmente al largo di una piccola isola nell’Oceano Orientale…”.
Ma se sulle sue origini non ha certezze, più concreto risulta il racconto del rapporto che lo lega al suo nemico di sempre, l’Ispettore Ginko e della storia d’amore con la compagna di vita, Eva Kant.
E, in un eccesso di sincerità da parte dell’uomo, che ha trascorso la vita all’ombra di bugie e complotti,  ad essere messi a nudo sono anche la sua Jaguar E-Type nera e tutti i trucchi del mestiere.
In attesa che Diabolik torni in sé e riprenda la strada di crimini e rapine, a noi non resta che leggere le sue memorie dettate dall’unica onestà di cui è sempre stato dotato, quella intellettuale.

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