Il tesoro del Monte Bianco

di Gialli.it 27 settembre 2013

Un escursionista savoiardo scopre sul Monte Bianco una cassetta metallica. All’interno pietre preziose per un valore stimato di circa 240mila euro. Sulla cassetta una scritta. Che porta dritto dritto ad un antico mistero. Quello del Malabar Princess. Un monoplano schiantato sul versante francese del Monte Bianco nel 1950.
di Ciro Sabatino

Elegante. Così dicevano, quando provavano a descriverlo. Uno degli aerei di linea più eleganti mai realizzati. Un monoplano tutto in metallo, con quattro motori e un’apertura alare di quasi quaranta metri. Un giocattolino prezioso, insomma. Che non riesci mai ad immaginare distrutto. Accortacciato. Schiantato, sul costone di una montagna.
Lo chiamavano Malabar Princess. Si alzava in volo, regolarmente, a Bombay, e dopo un po’ di ore era a Londra. Ogni giorno. Tranne il 3 novembre 1950. Tranne il giorno in cui il gioiellino della Lockheed si schiantò contro il Rocher de la Tournette. Una spalla rocciosa del versante francese del Monte Bianco. E cominciò la leggenda.
Già. Perché oltre al dramma delle 48 vittime, oltre al fatto che ci vollero settimane per ritrovare le varie parti dell’aereo, Il Malabar Princess sul Monte Bianco seppellì anche una sfilza di segreti da togliere il fiato.
Chissà. Forse è per questo che quando hanno trovato il misterioso scrigno, hanno pensato subito a quel gigante d’argento che ha segnato una delle più terribili tragedie francesi del dopoguerra.

Il tesoro di Chamonix
Nove settembre. Ghiacciaio di Bossons. Sotto la vetta del Monte Bianco.
Un ragazzo sale tranquillo. Non si tratta di una scalata vera e propria. Una passeggiata. Un’escursione. Piuttosto. Di lunedì. Forse tanto per godersi gli ultimi giorni di vacanza.
Poi la sorpresa. Sul percorso che conduce al ghiacciaio c’è una cassettina di metallo. Un piccolo scrigno probabilmente riemerso per il caldo.
Il ragazzo si avvicina, si china su quello strano oggetto e in pochi attimi si accorge che ha tra le mani il più classico dei tesori. Smeraldi, zaffiri, rubini. Roba da Jules Verne, da Stevenson. Roba da diventare ricchi. Ma lui, no. Però. Lui dà un’occhiata alle pietre preziose, poi chiude lo scrigno e riscende a valle. Con una destinazione precisa. La gendarmeria di Bourg Saint Meurice. Il suo paese d’origine.  Un paio d’ore e il tesoro viene consegnato, per intero, a chi di dovere. «Avrebbe potuto tenersela, ma sapeva che queste pietre appartenevano a qualcuno che è morto lassù. È stato onesto» ha commentato Sylvan Merly, comandante dei gendarmi del paese. Il tesoro è ora in mano alla procura di Albertville, che ha già contatto le autorità indiane per cercare di risalire a possibili eredi. Già. Le autorità indiane. Perché almeno in quel senso non ci sono troppi dubbi. Quella cassetta di preziosi non può che appartenere al Malabar Princess. E ora bisogna solo trovare il legittimo proprietario.

Made in India
La notizia ha cominciato a circolare stamattina.  Per settimane, nella valle di Chamonix si è favoleggiato su quell’incredibile ritrovamento. Nella cassetta preziosi per un valore che oscilla tra i 130 e i 240 mila euro. Ma soprattutto una scritta. Che ha mosso immediatamente le autorità francesi: “Made in India”. Nessun dubbio. Lo scrigno appartiene al Malabar ed è uno dei tanti segreti di quell’aereo schiantato sul Monte Bianco una sessantina di anni fa.
Per anni gli alpinisti hanno scoperto e recuperato rottami di carlinga, valigie, resti umani di quel magnifico aeroplano. Nel 1975, la guida alpina Christian Mollier individuò il carrello del Malabar Princess. Nell’agosto del 2012, due giovani scalatori di Chamonix riportarono alla luce una valigia appartenente a un membro del corpo diplomatico indiano, restituita con il suo contenuto a Nuova Delhi.
Ora lo scrigno con il tesoro. E un’altra piccola storia da raccontare, quest’inverno, vicino al fuoco.

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