Svelato il mistero sulla morte di Tutankhamon

di Gialli.it 20 febbraio 2010

Un team di ricercatori dell’università di Tubinga e dell’EURAC di Bolzano, insieme al gruppo di ricerca dell’egittologo Zahi Hawass, hanno condotto tra settembre 2007 e ottobre 2009 vari esami del DNA su alcune mummie egizie. Con la speranza di ricostruire l’albero genealogico di Tutankhamon, il re della XVIII dinastia egizia morto a soli 19 anni, è stata svolta al Cairo una ricerca multidisciplinare dai risvolti storici interessanti. I risultati degli studi sono stati pubblicati il 17 febbraio 2010 su The Journal of the American Medical Association, e includono speculazioni sulle possibili cause di morte del giovane faraone. Ad uccidere il sovrano nel 1323 a.C. sarebbe stata una combinazione di malaria tropica, necrosi ossea, e frattura al femore. La vecchia tesi dell’omicidio sembrerebbe ormai archiviabile. 

di DIEGO ROMANO

George Herbert , il quinto conte di Carnarvon, era appassionato di egittologia. Nel 1907, determinato ad accrescere la propria collezione, andò al Cairo per cercare qualcuno che facesse nuovi scavi per lui. Howard Carter, un ottimo archeologo senza finanziamenti a seguito di un incidente diplomatico, era esattamente l’uomo che cercava.

Ottenuta la concessione dalle autorità, nel 1917 Carnarvon mise mano alle ricchezze di famiglia, e Carter poté iniziare i suoi scavi nella Valle dei Re. La speranza era di trovare le tombe di Akhenaton, il faraone eretico, e Tutankhamon, il faraone bambino.

La scoperta della tomba
Dopo 5 anni di insuccessi ed ormai deciso ad interrompere le ricerche, Carnarvon fece iniziare i lavori nell’ultimo fazzoletto di terra. Ma proprio quando ormai le speranze erano perdute, ecco uscire qualcosa dalla sabbia del deserto: un gradino. E poi scavando ancora una scala, un corridoio, e l’ingresso di una tomba ancora sigillata.

In quel novembre del 1922 si stava scrivendo la storia dell’egittologia. Mai prima di allora era stato possibile studiare una tomba inviolata di un re dell’antico Egitto. Di chiunque si trattasse, era diventata la più grande scoperta archeologica del XX secolo.

Quando fu chiaro che ci si trovava di fronte alla tomba di Tutankhamon, il clamore travolse la Valle dei Re. Venne data l’esclusiva della notizia a The Times , che centellinava i dettagli ai suoi lettori con la stessa lentezza con cui gli archeologi erano costretti a procedere negli scavi. I giornali di tutto il mondo impazzirono cercando di scoprire qualche notizia in più, costruendo spesso storie senza alcun fondamento.

La maledizione di Tutankhamon
Il 5 aprile del 1923 improvvisamente il conte di Carnarvon morì. Quel giorno stesso si alzò un ondata di elucubrazioni fantasiose. Una tomba era stata violata, ed una terribile maledizione stava colpendo i responsabili. Venne pubblicata la traduzione di una iscrizione geroglifica, completamente inventata, che riportava addirittura l’esatto testo della maledizione.

Addirittura Sir Conan Doyle si sbilanciò a dire che Carnarvon era morto perché i sacerdoti di Tutankhamon, per proteggere la mummia del faraone dai tombaroli, avevano trovato alcuni ingegnosi stratagemmi. Tra l’altro Doyle condivideva l’elucubrazione secondo cui nella tomba fossero state messe delle spore di un fungo tossico a protezione del sarcofago.
In realtà nessun’altro del gruppo di scavo subì alcuna maledizione negli anni a seguire, ed addirittura alcuni si dimostrarono particolarmente longevi.

Lo studio della mummia
Fu solo nel 1925 che finalmente si poté vedere la mummia vera e propria. L’operazione di apertura dei vari strati del sarcofago fu lunghissima, ed il corpo del faraone ne risultò visibilmente danneggiato.

Tutti speravano di capire perché Tutankhamon fosse morto così giovane. Le ossa erano fratturate, il cranio era forato. Per decenni sono emerse le più incredibili ipotesi: una caduta da cavallo, un efferato omicidio. Tutte verità plausibili.

Poi un archeologo egiziano, determinato a passare alla storia per le sue imprese, decise di fare chiarezza sui misteri del faraone bambino.

Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, era intenzionato ad utilizzare tutti i moderni strumenti di indagine medica sulla mummia di Tutankhamon, e quindi svelare i misteri che circondavano questo re.

Dopo le analisi TAC eseguite nel 2005 , Hawass ha scoperto che il foro cranico era post-mortem, probabilmente utilizzato per le operazioni di mummificazione. Molte fratture erano state provocate durante l’apertura del sarcofago, ma quella al femore sinistro sembrava invece originale, risalente a qualche giorno prima della morte.

Non contento dei risultati, ed impaziente di ottenere maggiori evidenze, negli anni successivi l’egittologo è riuscito a far autorizzare l’analisi genetica dell’intera famiglia reale, organizzando una ricerca multidisciplinare su più di dieci mummie.

Oggi il risultato di quella ricerca ci dice che nella famiglia di Tutankhamon erano presenti diverse patologie genetiche ossee, anche se nessuna di queste letale. Inoltre in quattro mummie, inclusa quella del faraone bambino, sono stati ritrovati geni della zanzara potatrice della malaria tropica.
Tutankhamon sarebbe quindi morto perché tarato geneticamente e, in seguito alla frattura al femore, si sarebbe rapidamente aggravato cadendo in un letale stato degenerativo.

Il nuovo mistero: la famiglia di Tutankhamon
Comprese le cause della morte del faraone, ci sono ormai buoni indizi per svelare anche il mistero sulla sua nascita. L’ultima ricerca genetica ha infatti identificato l’albero genealogico di Tutankhamon fino a due generazioni precedenti: il padre sarebbe Akhenaton, il grande faraone eretico, ed il nonno Amenhotep III, confermando in questo modo alcune indagini storiche degli ultimi 80 anni.

Ma la madre? Secondo antichi resoconti Akhenaton era sposato con Nefertiti, la celebre regina dall’affascinante busto, con cui avrebbe generato solo figlie femmine. Ma le analisi genetiche mostrano che Tutankhamon era figlio di una donna avente la stessa genetica genitoriale di Akhenaton, ovvero sua madre e suo padre erano fratelli.

Sebbene possa sembrare sconvolgente per la nostra cultura, era abitudine dei regnanti dell’antico Egitto fare molti figli con diverse donne, e a volte anche con le sorelle.

Questo spiegherebbe il perché della gracilità di Tutankhamon, nato da un rapporto incestuoso e tarato alla nascita da malattie debilitanti.

Resta indubbio che la scoperta più clamorosa di queste ultime indagini è che gli imbalsamatori reali della XVIII dinastia erano estremamente bravi nel conservare il DNA, essendoci riusciti ottimamente per ben tre millenni. Grazie alla loro scienza, oggi l’uomo ha la possibilità di creare una nuova branca di ricerca: l’egittologia genetica.

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