Bologna. Il Simbolo di una Strage

La strana storia dell'orologio di piazza Medaglie d'Oro

di Gialli.it 2 agosto 2015

2 agosto 1980. Nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna viene fatto esplodere un ordigno nascosto in una valigia abbandonata. 23 chili di tritolo, e in pochi secondi è l’apocalisse. 85 morti. 200 feriti. E l’Italia intera in ginocchio. E’ l’attentato terroristico più grave della storia del nostro Paese.
A trentacinque anni esatti da quella strage non c’è ancora nessuna verità. Nessuna certezza. O meglio. Ce n’è una. Di certezza. Una sola. L’orario. Fissato, come un terrificante ferita, dalle lancette di un orologio a muro. 10,25.
Quell’orologio è il simbolo della Strage di Bologna. Ma la sua storia ha dell’incredibile. Ve la raccontiamo, perché, a volte, anche solo un dettaglio, serve per non dimenticare. Mai.

Era sabato, quando esplose la bomba.
Nella stazione c’erano centinaia di persone. In ritorno o in partenza per le vacanze. Era il 2 agosto. Come oggi. Come quelli trascorsi in questi ultimi 35 anni. A pensare a quella mattina, e a convincersi che nessuna verità ci verrà mai raccontata sul serio.
Il tritolo era stato nascosto in una valigia e poggiato su un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest.
Alle 10,25 in punto l’esplosione. Che investì anche il treno Ancona-Chiasso, distrusse trenta metri di pensilina e l’intero parcheggio dove si fermavano i taxi. 85 le vittime. 200 i feriti. E l’inferno in terra, con la Stazione di Bologna che era ormai un rogo dolente.
L’orario di quella strage lo conosciamo per un orologio. Un orologio a muro che bloccò il tempo alle 10,25.
Per 35 lunghi anni tutto il mondo ha pensato che quell’orologio non si fosse mai riattivato. Che si fosse rifiutato di segnare il tempo, dopo tutto quel dolore. E invece il Simbolo della Strage ha avuto una storia stranissima. Ricominciò a battere le ore. Dopo alcuni mesi. Ma nessuno se ne accorse. Fino al 1995, quando, invece, si fermò per un guasto. E fu allora che il Sindacato Ferrovieri chiese di fermarlo per sempre e riportare le lancette a quelle tragiche 10,25.
Poi le cose vanno in maniera strana. E sei anni dopo, nell’agosto del 2001, gli zelanti e inopportuni tecnici delle Ferrovie dello Stato lo riattivarono.
“E’ un simbolo, ok – disse qualche pedante funzionario – ma come facciamo a spiegarlo ai giapponesi?!”.
Già. Come facciamo a spiegare ai giapponesi che in quella stazione dove si saranno fatti migliaia di selfie, vent’anni prima morì il nostro Paese, lo Stato, le gente per bene. Come si fa? Niente niente qualcuno rischiava di perdere il treno.
Un po’ di tempo dopo ha vinto il buon senso.
Oggi l’orologio di piazza Medaglie d’Oro è ritornato ad essere un simbolo. E a invitare i passeggeri frettolosi a non dimenticare quello che accadde il 2 agosto di 35 anni fa.

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