Dai delitti di carta alla cronaca nera

Il Festival affronta il caso Pantani e il delitto di Avetrana

di Gialli.it 22 agosto 2015

A Senigallia il Festival entra nelle storie vere e affronta i casi insoluti più famosi di questi anni. Si comincia oggi (21,30 Rotonda a mare) con il ‘caso’ Pantani affrontato da giornalisti Andrea Rossini e Francesco Ceniti, che hanno seguito a fondo l’inchiesta giudiziaria e hanno scritto il libro Il mistero del Pirata. E si prosegue domani (stesso orario, stesso luogo) con Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense, che ha seguito le indagini sul delitto di Avetrana, da quando le venne affidato il ruolo di consulente della difesa di Michele Misseri.
Suo è il libro-dossier Segreti di famiglia, che ricostruisce una delle vicende più controverse della cronaca nera italiana: l’omicidio di Sarah Scazzi.
Due famosissimi casi, dunque, per spostare il Festival dai delitti di carta alla cronaca nera. Conviene rinfrescarci un po’ la memoria.

Il ‘caso’ Pantani
Era il giorno degli innamorati quando lo trovarono. Era morto. Nella stanza D5 del residence Le Rose di Rimini.
Non era così che doveva morire un campione. Eppure per Marco Pantani il referto, almeno all’inizio, parlava chiaro. Deceduto per un edema cerebrale, conseguenza di un’overdose di cocaina. Il 14 febbraio del 2004. A San Valentino.
In corpo ha una dosa di droga sei volte superiore ad una dose considerata ‘letale’.
Sembra solo una storia tragica, triste, dolorosa. Eppure la vicenda si tinge di giallo.
Ci sono delle lesioni, sul corpo del campione di ciclismo che s’era portato a casa un Giro, un Tour e una medaglia di bronzo ai mondiali. E colpisocono le dicharazioni della madre. Che parla di omicidio. Senza pensarci un attimo.
L’ombra che si allunga è quella del doping o delle scommesse truccate. L’overdose, seconda la signora Tonina, sarebbe stata ‘indotta’, solo per costringerlo al silenzio. Per sempre. E poi nella stanza il disordine era chiaramente simultato. Come avrebbero dovuto far riflettere i lividi che Marco non aveva. Prima della morte.
Il 2 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rimini riapre il caso. Ipotesi di reato: omicidio volontario.

Il delitto di Avetrana
Sono le 13,45. O le 14,30. Quando scompare nel nulla.
Quindici anni, un padre e un fratello emigrati al nord, e una vita fin troppo normale tra i banchi di un istituto alberghiero.
Si chiama Sarah. Sarah Scazzi. Vive ad Avetrana, in Puglia. A pochi passi da Taranto e il 26 agosto di sei anni fa stava semplicemente andando al mare. Con una cuginetta. Sabrina Misseri.
Scompare prima ancora di arrivare in via Deledda, dove abita Sabrina. Due, trecento metri. Non di più. Tra le due case. La sua e l’altra. Eppure… Eppure la ritroveranno in un pozzo cisterna 42 giorni dopo. E la notizia del ritrovamento del cadaverae viene comunicata ai familiari in diretta Tv. Durante la trasmissione Chi l’ha visto?
Michele Misseri, il padre di Sabrina, si accusa dell’omicidio. Poi ritratta e tira dento la figlia e la moglie, Cosima Serrano. Movente, la gelosia. Per un ragazzo conteso tra le due cugine. Ivano Russo. Un cuoco di Avetrana.
Finirà con un ergastolo per mamma e figlia, e condanne varie per Michele Messeri e tutti i familiari che lo avevano aiutato a nascondere il corpo della bambina. Ma ci sono ancora una serie di zone oscure, per un omicidio che ha sconvolto l’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

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