Abruzzo. Ritorno alla via Numicia il passaggio dei clandestini

di Gialli.it 29 giugno 2009

La prima domenica di luglio si festeggia la Madonna del Casale a Rocca Pia, sul Piano delle Cinquemiglia in Abruzzo. Un’occasione per riscoprire l’antico e pericoloso tracciato montano che collegava il nord ed il sud del nostro stivale. Una strada di speranza per chi desiderava spostarsi inosservato tra i regni della penisola.

di DIEGO ROMANO

La via Numicia, o Minucia per alcuni, era una strada consolare romana che dalla via Valeria presso Corfinio proseguiva per Alfedena arrivando fino a Brindisi. Ma il suo vero tracciato è tuttora un mistero.

Le tesi più accreditate la vedono passare proprio per il Piano delle Cinquemiglia, solcando il sentiero che poi  è diventato quello della Via degli Abruzzi durante il Regno di Napoli. Esistono però alcune fotografie pre-belliche che ritraggono una bambina di Pescocostanzo mentre cammina su di una pavimentazione romana. Secondo le didascalie, le foto sarebbero state scattate presso il Valico di Sant’Antonio, vicino a Pescocostanzo. Ma di quelle pietre non è rimasto più nulla dopo l’occupazione tedesca, e quindi ogni ricostruzione del tracciato romano è ancora da verificare.

Di certo nelle epoche passate non era semplice percorrere quella strada di montagna. Infatti l’attraversamento invernale del Piano delle Cinquemiglia, se non guidato da persone esperte, poteva risultare letale per le terribili condizioni meteorologiche.

Ad esempio nel 1528 un esercito di 300 fanti tedeschi, guidati dall’invasore francese, è stato annientato a causa di una tempesta di neve. Nessuno di loro è riuscito ad oltrepassare il piano delle Cinquemiglia da vivo. L’anno dopo la stessa sorte è toccata ad altri 600 fanti napoletani di rientro, anche loro rimasti sepolti nella neve fino a primavera.

Tanto è stato l’orrore di questi avvenimenti che nel 1530, per ordine di Carlo V, sono stati costruiti cinque torrioni dotati di scorte alimentari per le emergenze della stagione invernale. Da quel momento il Piano delle Cinquemiglia ha acquistato una fama sinistra, tetra, che è durata per secoli.

Un ricordo ce lo ha lasciato Giuseppe Liberatore, l’autore che nel 1789 ha descritto la zona attraverso fantasiose ricostruzioni dei fenomeni naturali. Senza tralasciare i dettagli degli effetti sui malcapitati viaggiatori.

Ma un notevole contributo alla fama maligna della zona sicuramente deriva dal brigantaggio. Molto sviluppato sulla Via degli Abruzzi, ha creato non pochi disagi sia agli abitanti della zona, sia a chi decideva di entrare o uscire dal Regno di Napoli di soppiatto.

Ma non a tutti i fuggiaschi la sorte è stata contraria. Una leggenda narra di Torquato Tasso, travestito da pastore, mentre scappava da Ferrara verso Sorrento nel 1578. Durante il viaggio sarebbe stato aggredito sull’altipiano dal brigante Sciarra, che però in pochi istanti avrebbe cambiato completamente approccio. Compresa la vera identità del poeta, avrebbe mostrato tutta la sua ammirazione per i versi dell’armi e degli amori e lo avrebbe addirittura ospitato nel suo covo segreto.

Anche se capitare nel covo di un brigante non è mai stata la speranza di un viaggiatore, di certo chiunque si sia trovato ad attraversare questa zona di pericolo ha cercato riparo nei pochi edifici disponibili. E proprio la chiesa di Santa Maria del Carmine, detta Madonna del Casale, riporta al suo interno alcune testimonianze degli antichi passaggi.

Posta sul fianco di una collina, in posizione nascosta rispetto alla strada, la chiesa accoglie infatti alcuni secolari graffiti lasciati da antichi viandanti in cerca di riparo. L’iscrizione più antica è datata 1675, mentre gli ultimi graffiti furono scalfiti nella notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1863 dai soldati piemontesi, qui riparati durante una tempesta di neve.

La festa di luglio in onore della patrona della chiesa è un’occasione per visitare questi paesaggi dal passato tetro. Senza i rischi della stagione invernale, ma con tutti i vantaggi di una festa popolare.

Le opportunità di pernottamento in zona sono molte e di tutte le tipologie, considerando anche la ricettività del comprensorio sciistico di Roccaraso e Rivisondoli. Ma volendo completare con coerenza questo tuffo nel passato, sarebbe bene pernottare nel centro storico di Pescocostanzo, rimasto indenne dal terribile terremoto di aprile.

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