Quel romanzo è falso

Breve storia delle truffe letterarie

di Gialli.it 26 Luglio 2019

Eugenio Montale morì nel 1981. Quindici anni dopo venne pubblicato il suo Diario Postumo. Ottava e ultima raccolta di poesie del premio Nobel per la Letteratura. Da quel momento in poi, ogni tre anni circa, i giornali danno spazio alla querelle sull’autenticità di quelle 66 poesie. L’ultima è apparsa qualche giorno fa su Il Foglio. Titolo: il giallo del poeta.
Siamo partiti da quel librino, contestato da molti intellettuali italiani e sottoposto a numerose analisi linguistiche, metriche e stilistiche tutte tendenti all’ipotesi del falso, per affrontare un piccolo viaggio nell’universo dei falsi letterari. La prima tappa è Verona, culla di uno dei più grandi scrittori di romanzi d’avventura che il nostro paese abbia mai avuto: Emilio Salgari. Ecco, del papà di Sandokan e del Corsaro Nero, di falsi se ne contano addirittura 45. Firmati da emuli, figli e veri e propri truffatori che sfruttarono la fama dello sfortunato scrittore veronese per dar vita ad una sorta di bibliografia parallela che ha imposto anni di studi e analisi per essere ricostruita.

Ma Salgari non è l’unico grande della letteratura ad essere stato clonato. Nel 1796, in Inghilterra, apparve Vortigern e Rowena. Una tragedia del ciclo shakesperiano di ambientazione medievale, come Re Lear, per intenderci. Bene, l’opera che andò anche in scena a Londra era di un certo William Henry Ireland, che di mestiere faceva il falsificatore di documenti e lettere, col pallino per il William Shakespeare.

Falso fu anche Mia sorella e io, attribuito inizialmente a Friedrich Nietzsche. Il volume saltò fuori nel 1951, era scritto per aforismi e raccontava di una relazione incestuosa tra il filosofo e sua sorella. Venne pubblicato come una perla rara a New York, e fu sbugiardato qualche mese dopo da un altro filoso Walter Kaufamann.

Stessa sorte per il best seller Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, di JT Leroy. In quel caso si scoprì che il libro cult lo aveva scritto la sua donna, Laura albert, e che lo stesso Leroy fosse in realtà la cognata. E ciao ciao scrittore maledetto. Chiudiamo con il caso più celebre: Il diario di Hitler, creato ad hoc da un falsario di professione, Konrad Kujau. Il nostro utilizzò quaderni ed inchiostri dell’epoca, per rendere credibile il manoscritto, e poi, senza ritegno, vendette lo scoop al Sunday Times, che qualche mese prima aveva acquistato pure il Diario di Mussolini, naturalmente falso. Un genio. C’è poco da dire.

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