Piazza Fontana, un mistero lungo quarant’anni

di Gialli.it 12 dicembre 2009

Quarant’anni di piazza Fontana. Quarant’anni nebulosi, foschi. Sette processi, otto lustri e una verità ancora da dire. Quel giorno del 12 dicembre 1969, in 17 persero la vita e più di 80 rimasero feriti. E la giustizia li ha dimenticati. Perché?

di SIMONA RULLO

In un tempo, in cui il desiderio di verità degli italiani si ritrova nelle mani dei pentiti di una mafia di cui i nostri politici pare si siano serviti per scopi al di là della più minima e rudimentale idea di giustizia, il quarantennale della strage di piazza fontana appare come un’enorme coincidenza. E cosa c’è di più misterioso di una coincidenza?
In verità non c’è alcuna coincidenza. Il nostro è un paese dove da decenni accadono le stesse cose e delle stesse cose si parla. Non deve destare alcuna meraviglia se ricorre l’anniversario di una strage mentre si parla di stragi.

L’unico mistero è che queste stesse stragi rimangano sempre inspiegate, e lo restano perché troppo presto si è voluto spiegarle.
Se salta per aria il magistrato è stata la mafia. Se scoppia la bomba sono stati gli anarchici. E così da quarant’anni dura il mistero di piazza Fontana.
Ma chi ne capisce di misteri, anche soltanto un po’, non si lascia convincere  dalle spiegazioni troppo facili.

Fatti e protagonisti
Quando, il pomeriggio del 12 dicembre 1969, una bomba esplose nella sede della banca nazionale dell’Agricoltura, uccidendo 17 persone e ferendone più di ottanta, immediatamente si decise di battere la pista “rossa”. Nello stesso giorno fu infatti fermato Giuseppe Pinelli, un ferroviere anarchico, che morirà in questura tre giorni dopo, in circostanze mai del tutto chiarite. L’alibi di Pinelli fu poi confermato.

Allora, sulla base di una testimonianza, peraltro indotta dalle stesse forze dell’ordine, di  un tassista milanese, Cornelio Rolandi, fu fermato un altro anarchico, Pietro Valpreda. L’uomo, a detta del tassista, si sarebbe trovato in piazza Fontana il giorno della strage, con una valigetta. Accusato ingiustamente, Valpreda sarà prima scarcerato e poi assolto per insufficienza di prove.
La pista “rossa” sembrava dunque non dare risultati.
Qualcuno però un suggerimento lo aveva dato. Vittorio Ambrosini, capitano degli Arditi, militare con conoscenze da una parte e dall’altra e soprattutto amico di Pino Rauti, il capo del gruppo neofascista Ordine Nuovo, fu il primo a indicare come possibili autori della strage, esponenti di estrema destra, facenti parte del gruppo di Rauti.
Solo nel 1971 vennero però arrestati i neofascisti Freda e Ventura, che saranno poi riconosciuti dalla legge come gli esecutori materiali della strage. In quello stesso anno Ambrosini morì suicida.

Pino Rauti, invece, sarà arrestato il 3 marzo 1972 e scarcerato poco dopo, giusto in tempo per essere eletto a maggio deputato, nelle liste del Movimento Sociale Italiano. Intanto la vicenda giudiziaria, una tra le più accidentate e amare della storia italiana, prosegue. Si profila l’inquietante scenario di una cooperazione tra i servizi segreti italiani (l’allora SDI) e le forze di estrema destra. Nella fattispecie, viene incriminato l’agente Guido Giannettini, successivamente scappato a Parigi, il tutto sempre a spese del SDI. Il processo, anzi i processi  continuano.

Alla faccia della brevità, infatti, si terranno ben sette processi, e tra spostamenti, rinvii e imputati in fuga si arriverà al 2005.
In questo framezzo, nel ’77 per essere precisi, il re del mistero in persona, allora presidente del consiglio, fu la guest star di una vicenda giudiziaria che non si è fatta mancare davvero niente.
Giulio Andreotti fu infatti chiamato in tribunale, per chiarire il motivo per cui ai magistrati, che indagavano su Giannettini, fu opposto il segreto politico-militare. Il presidente si limitò a rispondere “non ricordo” per circa 33 volte.

La sentenza
Nel 2005 l’epopea giudiziaria della strage di piazza Fontana giunge a un termine. Piazza Fontana è definitivamente una strage senza colpevoli. Anarchici, neofascisti, agenti dei servizi segreti vengono tutti assolti.
Freda e Ventura sono gli esecutori materiali della strage, ma la loro posizione giuridica, essendo entrambi già stati assolti in un precedente processo, non può essere modificata. A pagare qui sono soltanto le vittime. E non soltanto in senso figurato.
L’ultima sentenza della Cassazione li obbligava, infatti, al pagamento delle spese processuali.
Fortuna che lo Stato “paterno” si sia reso fulmineamente conto che forse era un po’ troppo.
Questa è, quarant’anni dopo, la storia di una strage che tutti noi continuiamo a dire misteriosa, ma che è soltanto uno dei tanti segreti di Pulcinella del paese del papello.

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