Gamecon, un "brand" chiamato Horror Analisi su un genere in continua espansione

di Gialli.it 23 settembre 2009

Tra le varie iniziative organizzate nell’ambito del Gamecon napoletano 2009, di particolare interesse si è rivelata la tavola rotonda “Ossessioni e Possessioni”: l’horror al cinema e nei videogiochi. Per effettuare un’attenta analisi di come un prodotto, l’horror, possa essere portato avanti con grande successo su varie piattaforme. Ce ne parla Luna Saracino una giovane esperta del genere.

di Adriana D’Agostino

Premessa fondamentale della conferenza, tenutasi domenica 20 settembre nella Sala Incontri di Castel Sant’ Elmo, è stata quella di affrontare un argomento di così grande attualità evitando qualsiasi tipo di impostazione accademica. I giovanissimi relatori sono infatti intervenuti in quanto studiosi di cinema, appassionati di videogiochi e perché spesso tecnici impegnati in entrambi i settori. Stefano Mancini è, ad esempio, un critico video- ludico ma anche un membro di Aiomi, Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive. Alessandro Giordani è, invece, montatore e regista esordiente della casa di produzione Digital Room. Infine, tra i presenti, il gruppo Pix Rev casa di produzione, stavolta, di videogiochi. Nel ruolo di moderatrice Luna Saracino, rappresentante del portale wingsofmagic.it e studentessa della facoltà di Arti e Scienza dello Spettacolo presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Proprio a Luna abbiamo rivolto alcune domande per saperne di più.

D. Come è nata l’idea di questa conferenza al Gamecon?
R. La conferenza è stata il risultato di una collaborazione con Marco Accordi, direttore culturale del Gamecon che ne ha favorito l’organizzazione.

D. Nell’organizzarla, che finalità vi eravate prefissati?
R. Quella prima di tutto di dimostrare come l’horror non sia da attribuire ad un genere di serie B. Oggi come oggi l’Horror è un fenomeno commerciale che attira e che deve svilupparsi. Quello che si dice un brand. Quando l’horror lo vediamo trattato in videogioco e poi in un film ne scopriamo il potere cross mediatico. Cioè non una semplice trasposizione, ma qualcosa che si evolve e che cresce.

D. Se non c’è un semplice processo di conversione che tipo di rapporto c’è tra film horror e videogioco horror?
R. Di contaminazione. Gli elementi tipici dei film dell’orrore si ritrovano in molti videogiochi. Si tratta soprattutto di luoghi significativi per l’essere umano che vengono turbati. La paura scatta quando una casa o la famiglia vengono attaccate dall’esterno e sconvolte nella loro sicurezza. Parlando di videogiochi Silent Hill è, ad esempio, piena di queste ambientazioni: ad essere attaccati sono orfanatrofi, scuole, ospedali, chiese.

D. Altri esempi di contaminazione?
R. Pensiamo solo a film come Rec e Cloverfield. In questi, l’inquadratura dominante, che facilita l’immedesimazione, è la semi-soggettiva tipica dei videogiochi. Così come nei videogiochi, mettendo di seguito le parti esclusivamente dedicate alla narrazione, ci accorgiamo che ne viene fuori un vero e proprio film o comunque una fiction: addirittura in Metal Gear Solid  il personaggio Snake invecchia  in ogni nuova edizione del videogioco di cui è protagonista. Una grandissima novità.

D. Durante la conferenza è stato toccata l’ annosa questione esistente tra l’horror psicologico e quello cosiddetto splatter: quale ha più impatto sul pubblico. Il videogioco, per la sua esperienza diretta è forse quello che garantisce il maggiore impatto con le scene splatter che molti ragazzi cercano?
R. Prima di tutto, dal mio punto di vista, sia l’horror in genere che lo splatter devono essere vissuti da subito come esperienza formativa di metafora della realtà. In più posso dire che anche il videogioco di zombie nasconde una psicologia che, forse, è ancora più di impatto. Gli zombie non sono altro che le paure dell’uomo che si materializzano. Lo dimostrava agli inizi degli anni ’80 Peter Jackson nei suoi primi film, si è visto in Italia con Cannibal Holocaust e poi, ovviamente, con Romero. Alla fine ci si chiede da dove nasca la vera crudeltà, se dal mondo dell’orrore o se dall’uomo stesso.

D. Ti stai per laureare con una tesi incentrata sul cinema horror. Qualche caposaldo da consigliare?
R. “Il Pozzo e il Pendolo” di Roger Corman, film del 1961 e “Rosemary’s baby” di Roman Polanski.

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