Gelb, Delitti all’ombra del Vesuvio

di Gialli.it 25 novembre 2009

Alla riscoperta di Nathan Gelb, lo scrittore americano amato da Evangelisti e col pallino per Napoli e il suo Principe di Sansevero. Due i libri pubblicati fino ad oggi con lo stesso protagonista. Il “Quadro dei Delitti”, e “Delitti sotto la Cenere”, entrambi editi da Sperling & Kupfer.

di LAURA CIOTOLA

Il posto è Clisson in Bretagna. L’anno è il 1753. Una serie di raccapriccianti delitti inquietano papa Benedetto XIV a tal punto che inizia a sospettare addirittura del diavolo.
Il Papa non ha dubbi, per una questione del genere c’è bisogno di un detective d’eccezione. Ed eccolo nella figura dell’alchimista Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero.
In gran segreto, papa Benedetto decide di affidare le indagini a lui, superando la polizia e l’Inquisizione e nominandolo “Detector Pontificio”.
Il principe si troverà nel bel mezzo di una macabra storia, fatta di demoni, templari, alchimia e antichi misteri, come quello legato a un famoso quadro di Bosch e alla sua misteriosa morte. E ancora maledizioni, antiche passioni ed enigmatiche reliquie a completare la tavola d’indagine del Principe di Sansevero. Ma lui, il Principe partenopeo che dell’alchimia ha fatto un arte e che, come si sa, qualcosa di diabolico lo ha sempre avuto, non si tira indietro, arrivando a mostrare anche, a dispetto della sua stessa fama, un lato molto umano.
Scritto da Nathan Gelb, “Il quadro dei delitti” (Sperling & Kupfer, 2006), è primo noir dello scrittore statunitense col pallino del Principe di Sansevero.
Pubblicato in Italia nel 2006 ha fruttato a Gelb una fama che lo ha poi spinto a ritornare nella Napoli settecentesca sempre al fianco del suo ormai amato protagonista, Raimondo de Sangro.

Questa volta, però, Gelb punta ad una storia ancora più nota e affascinante. Nel suo “Delitti sotto la Cenere” (Sperling & Kupfer, 2008) il Principe di Sansevero si troverà di fronte nientemeno che lo strano caso dei due amanti maledetti di san Domenico maggiore: Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, uccisi, come si sa, dal marito di lei, Carlo Gesualdo.
Un susseguirsi di colpi di scena, e terrificanti scenari, sembrano inghiottire il lettore nelle trame del romanzo, fino a porlo di fronte a un’inaspettata verità.

Insomma, tutto da seguire questo scrittore di origine ebraica che scrive perfettamente in italiano, ama Napoli, e si è laureato con una tesi, guarda un po’, proprio sui Templari. C’era da giurarci.

Il Quadro dei Delitti Delitti sotto la Cenere sono editi da Sperling & Kupfer.

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10 pensieri su “Gelb, Delitti all’ombra del Vesuvio”

  1. Ho letto ambedue i libri, che presentano un meccanismo thriller perfetto, un italiano altrettanto. Pathos, colpi di scena, sorprese, inquietanti scenari e delitti degni di un grande che, come afferma Evangelisti, possiede “una fantasia spietata”. Laurra

  2. Uno scrittore degno della più illustre tradizione del genere thriller, con in più un uso formidabile della lingua italiana che da parte di un autore statunitense è un vero unicum nel panorama letterario internazionale. Intrecci avvincenti, personaggi affascinanti, suspence ad alta tensione, ricostruzioni storiche accuratissime: Dan Brown al confronto è un nano.

  3. Sono una fan di Gelb, ma non per questo non oggettiva. Premetto che sono italoamericna e che ho letto sia la produzione di Nathan Gelb, sia quella di Brown. Mi piacerebbe scrivere come Gelb, non come Brown tradotto. Ritengo che i paragoni non sussistano. Sia per la lingua, sia per il contenuto da cassetta di Dan, sia per l’argomento MASSONERIA. Mentre In Delitti sotto la Cenere, (che ha ricevuto un merviglioso trailer book da Mrs Simbiosi 77) svela dialoghi, simboli e segreti massonici, Brown se lo scorda cammin facendo. Gelb in “delitti sotto lacenere” crea un notevole pathos, con un investigatore coi fiocchi realmente esistito, il Principe di San Severo, brillante, dotato di senso dell’umorismo affiancato nell’inchiesta dalla sua amante Mariangiola, Brown rende Langdon scialbo, monotono. I finali di Gelb ti fanno saltare dalla sedia, quelli di Brown sono scontati e pure ridicoli. Perciò io concludo: w NATHAN GELB.

  4. Gelb è americano e oltre a scrivere nella nostra lingua, sceglie come raggio d’azione proprio l’Italia. Ora, chi ha letto <> sa perfettamente che esso è uscito nel 2008, quindi l’autore deve averlo scritto come minimo un anno prima; che il thriller si snoda nell’ambiente massonico; che, come ha detto Cenatany, vengono svelati i rituali e molti simboli muratori; che sino alla fine il lettore appunta la sua attenzione ora su di uno ora su di un’altro personaggio, per individuare l’assassino; che Gelb pur seminando indizi, “stritola” la mente del lettore in rompicapi e interessanti giochi numerici, per abituarlo a ragionare con la sua mente e quindi con quella del criminale e del detective San Severo. E allora? è uscito da noi l’ultimo parto dello strombazzato Dan Brown, dove, oramai lo conosciamo bene, troviamo Langdon a sbattersi di qua e di là, per giungere all’omicida, in modo talmente puerile, che il lettore azzecca subito l’assassino e si sente bravo. In poche parole, preso per i fondelli! Ora io chiedo: è meglio imparare qualcosa da Gelb o seguire, come tanti asini scemi, la moda di un Dan Brown, che non conosce neppure la sua lingua e scrive tante stupidate geografiche e storiche?

  5. Scusatemi, ma non perchè è saltato il titolo del libro. Vi chiedo di accogliere la mia aggiunta: chi ha letto DELITTI SOTTO LA CENERE, ecc..
    GRAZIE Leo

  6. Se nel primo romanzo, Gelb ci porta in uno spicchio di Francia, In Delitti sotto la cenere, ci troviamo fi fronte a un affresco di Napoli dove colore e folclore raffinati vengono macchiati dal sangue di vari delitti. Qui la Massoneria ci fa la sua figura sia nel bene che nel male. Ma non posso dire di più, perché vado a crepare il finale, che è davvero uno schianto. Ho imparato tanti segreti dei massoni, e tanti rompicapi linguistici. Un gran libro.

  7. Condivido l’opinione di Sara. Il trailer book, ripsecchia i momenti salienti ed incisivi del romanzo “delitti sotto la cenere”. La chiave è nel granchio e nella massoneria, trattata da Nathan Gelb in modo elegante, sciogliendo per i profani molti enigmi. Avvincente la trama del Thriller che si snoda in un crescendo di colpi di scena. Meravgliosa l’atmosfera napoletana ricreata da Gelb, dove non c’è alcuna offesa, ma la realtà rispecchiata di una Città settecentesca. Ma quanto dissimile dall’attuale?

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