Le misteriose statuine dei ‘gemelli morti’

Benin. Fotografo francese scopre uno sconosciuto rito vudù

di Serena Laudadio 30 agosto 2015

Eric Lafforgue, il noto fotografo francese bandito dalla Corea del Nord per aver raccontato con immagini ‘proibite’ lo Stato socialista, è riuscito a fotografare un culto segreto di una tribù africana. Quello delle statuine voodoo dei ‘gemelli morti’. Le immagini fanno il giro del mondo.

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Il Benin è una Repubblica dell’Africa Occidentale che si affaccia sul Golfo di Guinea.
Nello Stato ci sono quaranta gruppi etnici, legati da una sola religione: il Vodun. Un culto vicino all’animismo con molteplici divinità e un intreccio magico tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile.

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Si esprime attraverso una sorta di estasi collettiva, ed è ovviamente una derivazione di una delle religioni più antiche del mondo, presente in Africa fin dai primordi della civiltà umana: il voodoo
Il gruppo etnico più radicato e forte è quello del Fon che afferma che ogni essere umano è in relazione permanente con i morti.
E’ all’interno di questa tribù che Eric Lafforgue ha deciso di realizzare l’ultimo suo reportage. E ha fatto una scoperta incredibile. I Fon creano delle effigi dei gemelli morti, e le curano, come se fossero vive, per il resto dei loro giorni.

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La storia è semplice. In questa tribù c’è uno dei tassi più alti di parti gemellari del mondo. Nasc una coppia di gemelli ogni venti bambi. Circa. E molti muoiono di malattie infantili o di malaria, ancora neonati.
I Fon sono così consapevoli di quella che loro considerano una maledizione inevitabile, che si sono creati una sorta di ‘universo parallelo’, nel quale i gemelli continuano a vivere attraverso della statuine voodoo.

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Ma quello che lascia senza fiato è il rapporto che i Fon mantengono con queste bambole di legno. Le curano, le lavano, le mettono a letto e le portano finanche a scuola, insieme ai loro fratellini rimasti vivi.
Secondo la leggenda del Benin le bambole possiedono lo spirito dei gemelli morti e a seconda di come vengono ‘accudite’ possono portare fortuna o sfortuna alla famiglia che ha perso i bambini.

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Vengono realizzate dopo tre mesi dalla morte e da quel momento non vengono mai abbandonate. I membri della tribù, uomini e donne, li tengono tra i vestiti, in maniera che la parte superiore della bambola fuoriesca e sia ben visibile. Un po’ come si tengono i bambini nel marsupio.
Ogni settimana, poi, le statuine vengono immerse in un lago per lasciare che gli spiriti maligni si liberino nell’acqua. Quindi vengono lavate con una spugna che poi vine bruciata.

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Le bamboline vengono anche ‘alimentate’ con dello zucchero  e delle noci. Ed è vietato giocarci. Perché non vanno considerate dei giocattoli.

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Inutile dire che queste effigi, intarsiate nel legno in maniera meravigliosa, non sono in vendita.
“E pensare – dice Lafforgue – che basterebbe venderne una per guadagnare quello che un membro della comunità guadagna in un anno”.

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