La tomba della strega bambina

Dentro i segreti di Albenga

di Antonio Aliberti 30 luglio 2015

Aveva tredici anni ed era alta poco meno di un metro e mezzo. L’hanno seppellita con la faccia all’ingiù. Come si fa con le persone ‘diverse’. Che fanno paura. Ora la sua tomba sarà visitabile. E tutti potranno vedere cosa hanno fatto settecento anni fa alla strega bambina.

Albenga. La portarono definitivamente alla luce nell’autunno dell’anno scorso, nell’area archeologica di San Calocero, alle pendici del monte San Martino, a pochi passi da Savona. Ma lo staff di archeologi diretti dal professor Philippe Pergola del Pontificio istituto di Archeologia cristiana e finanziato dalla Fondazione Nino Lamboglia, ci stava già lavorando da tempo.
Un sito archeologico, una strana tomba, e una scoperta clamorosa. Dentro, ad una profondità superiore alla media “perché non potesse mai e poi mai rivedere la luce” una ragazzina di appena tredici anni. Altezza stimata: un metro e 48. Caratteristica inedita e agghiacciante: la bambina era stata sepolta a faccia in giù. Come si faceva, un tempo, solo per le persone indegna. Inutile dire che neanche il tempo di annunciare la notizia ai giornali e già per tutti era la ‘strega bambina’. Uccisa, forse, in un periodo precedente al 1300 (saranno le indagini al carbonio 14 a stabilire l’esatta datazione di quella orribile morte) e sistemata in una fossa profondissima seguendo un rito che in quell’epoca era riservato solo alle streghe. Le donne destinate all’oblio eterno.
Ora quel sito sarà finalmente visitabile, ma lo staff di archeologi che ha lavorato allo scavo ha anche tentato di dare qualche chiarimento sulla misteriosa posizione della bambina.
“Abbiamo trovato – raccontano gli archeologi Stefano Roascio ed Elena Dellù – tracce di anemia nel cranio della piccola. Si deve essere trattato di una malnutrizione durante i primi anni di vita che le provocava continui svenimenti o crisi epilettiche.  Da qui a pensare che l’epilessia fosse la prova della possessione diabolica il passo deve essere stato veramente breve”. Ed ecco la reazione popolare. Feroce, inesorabile. La bambina potrebbe essere stata prima uccisa, poi sepolta con un rito che all’epoca veniva assegnato solo ai suicidi e agli assassini, ma anche agli assassinati, col timore che tornassero a vendicarsi.  O alle streghe, il cui spirito, nelle credenze popolari, fuoriusce dal sepolcro, dopo la morte, per partecipare ai sabba. La violenza e la dolorosa beffa, per un periodo che non potremo mai più camcellare dalla nostra storia.

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