Noi non perdoniamo, non dimentichiamo Aspettaci, sempre. Noi siamo Anonymous!

di Gialli.it 22 febbraio 2011

Noi siamo anonimi/ Noi siamo legioni/ Noi non perdoniamo/ Noi non dimentichiamo/ Aspettaci – sempre.

“Un’idea senza padrone”. Questo è Anonymous. Un’idea. Troppo facile chiamarla gruppo o organizzazione. Troppo facile credere di smascherare i volti di chi si cela dietro di lei. Perché Anonymous è qualcosa che si muove con intelligenza e provocazione grazie ad operazioni organizzate da esperti di computer. Da hacker. Ma non solo.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Aveva dato la sua parola Aaron Barr. Nel corso di un’intervista con il Financial Times. Aveva detto che avevano le ore contate quei criminali. Che li aveva in pugno. Che avrebbe smascherato pubblicamente i loro leader e che avrebbe consegnato tutti i dati raccolti sulle loro illegali azioni telematiche all’FBI.
Ne sa qualcosa di crimini in rete Aaron Barr, che di mestiere fa l’amministratore delegato della HBGary Federal, una grande azienda americana che si occupa di sicurezza informatica. Ma Aaron Barr non sa con chi ha a che fare. Aaron Barr sa solo che il collettivo di hacker autodefinitosi Anonymous sta diventando agli occhi di tutti una seria minaccia di cui doversi liberare. Perché, di questo passo, c’è il rischio che scoppi una vera e propria cyber-war senza esclusione di colpi.

Per il Guardian on-line, Anonymous è diventato una categoria del settore tecnologia. I suoi nemici hanno predisposto una serie di contromisure per prevenirne le azioni. Microsoft ha inserito LOIC, il software utilizzato da migliaia di utenti per effettuare gli attacchi,  nella sua lista di virus; l’FBI ha stilato 40 mandati di perquisizione per identificare i senza-volto e le polizie europee sono riuscite a fermare qualche sedicenne appassionato di computer spacciandolo per la mente dell’organizzazione.

Ma di quale crimine si sarà mai macchiato questo gruppo di persone autonome? Dopo aver intrapreso una chiara azione di boicottaggio nei confronti di società come Visa, Paypal e Mastercard (colpevoli di aver bloccato i bonifici dei sostenitori di Wikileaks), Anonymous è riuscito addirittura a creare una rete formidabile di solidarietà ed attivismo internazionale durante le insurrezioni tunisine ed egiziane. Questo grazie alla messa a disposizione per tutti i cittadini di informazioni nascoste e di tecniche di comunicazione digitali alternative, cioè difficilmente individuabili dal regime.

Ma non è tutto. Rendere inattivo da un momento all’altro il sito del Presidente Mubarak e quello del governo dello Yemen è stato, per lui, un gioco da ragazzi.
E quando il sistema della posta elettronica governativa tunisina è letteralmente caduta nel caos?
L’intero establishment di Ben Ali è stato messo ko per dieci lunghissimi minuti.

Il nostro Paese non è rimasto certo immune dalla campagna di diffamazione governativa via web.
E’ infatti dal mese di febbraio che è attiva la cosiddetta “Operazione Italia” che ha già colpito il sito ufficiale del governo, quello della camera dei deputati e quello del senato, rendendoli tutti letteralmente “morti” per qualche ora. Anche il sito di Mediaset è stato oscurato dagli attivisti, ed è di qualche ora fa l’accusa sollevata dal portale de ilGiornale.it che ha denunciato un tentativo di blocco da parte della pirateria informatica legata ad Anonymous sventato nella giornata di martedì. “ Il Governo italiano ha tra le sue priorità quelle di censurare il web, di corrompere e manipolare l’informazione per fini personali. No, un governo così non sarà mai un governo appoggiato dai cittadini, dagli Anonymous”.

La modalità di attacco è sempre la stessa: Anonymous individua un obiettivo particolarmente significativo. Dopo aver trovato una falla nel suo sistema, lo inonda di dati fino a farlo andare in tilt, fino a disattivarlo momentaneamente. In gergo si chiama attacco DoS, un metodo abbastanza semplice e poco originale dal punto di vista tecnico. Ma ottiene il risultato desiderato: saturare la capacità di banda del server per renderlo inaccessibile anche per delle ore. Di danneggiare seriamente il sito non se ne parla. Un vero hacker ha un’etica ed il suo scopo non è distruttivo. Mettere in ginocchio anche solo per un attimo le istituzioni, può e deve essere un reale gesto di dissenso. Anche senza scendere in piazza. Perché è lo Stato il primo a contribuire alla violenta crisi che colpisce i nostri paesi. E’ da chi lavora per suo conto che vengono continuamente determinate censure nell’informazione e nella libertà di espressione. Ma agli anonimi non sfugge niente. Sembra che non esistano, ma stanno a guardare, ad osservare l’operato del Potere per renderlo trasparente. Si prendono gioco di tutto e di tutti. Nascondono i loro volti dietro icone riconducibili a famosi fumetti. Hanno un logo che ricorda quello delle Nazioni Unite, con in più il corpo di un uomo senza testa ed un grosso punto interrogativo a sostituirgli i connotati. Il che, certamente gli conferisce ufficialità, ma soprattutto lo rende un simbolo riconoscibile, un punto di riferimento. Perché tutti possono far parte di Anonymous, tutti possono contribuire alla battaglia. E poi ci sono i manifesti. Quelli valgono più di mille volti. Anonymous ne rilascia uno ogni volta che compie una delle sue azioni. Lo fa per spiegare all’opinione pubblica contro chi e perché si è agito.

Ma allora chi c’è dietro tutto questo? Barr deve esserselo chiesto tante volte. Senza trovare una vera risposta. Perché così come è probabile che esista un nucleo centrale, così è chiaro che un’operazione come quella di Anonymous richieda la collaborazione di persone che abbiano le più svariate competenze: grafici, moderatori di forum, ideologi, portavoce che gestiscano il rapporto con i media, amministratori di sistema, procacciatori di news. Persone lontane che comunicano grazie a Twitter ed a Facebook dei quali cambiano account alla velocità della luce per non essere rintracciati. Non si tratta, quindi di mera competenza tecnologica, ma di ricerca della perfezione, di curiosità e creatività.

Chissà se Aaron Barr aveva messo in conto di poter essere anche lui vittima dei “vigilanti della rete”. Lui. Che dei metodi di difesa contro gli attacchi hacker ne aveva fatto la sua bandiera. Di fronte al suo colletto bianco, Anonymous non si limita al danno ma anche alla beffa. Dopo essere penetrato nei sistemi di sicurezza dell’azienda HBGary ed aver sottratto e-mail, documenti riservati ed il codice sorgente di molti dei prodotti di sicurezza, Anonymous li ha pubblicati in rete. E per completare l’opera, dopo aver violato l’account twitter dello stesso Aaron, lo ha reso pubblico durante il Super Bowl. Circa 50mila mail della società, l’indirizzo, numero di telefono e numero di assistenza sanitaria di Aaron Barr sono stati divulgati sul web. Stiamo parlando di tutti i suoi dati personali, comprese le email e  i famosi dati da lui raccolti, tutti prelevati e distrutti. Game over HBGary Federal. E game over anche per il nemico Aaron Barr che subito dopo aver riavuto il suo account ha dichiarato: “Sto cercando di assicurarmi di non aver perso i miei soldi, e di altre cose simili…Ok, Anonymous mi ha giocato un brutto tiro. Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo per mettere insieme tutti i pezzi”.
Quale sarà la prossima mossa di questi moderni contestatori? Quale sarà il prossimo bersaglio?

Loro sono anonimi.
Loro sono legioni.
Loro non perdonano.
Loro non dimenticano.
Aspettateli – sempre.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

5 pensieri su “Noi non perdoniamo, non dimentichiamo Aspettaci, sempre. Noi siamo Anonymous!”

  1. Salve a tutti, sono un Anonymous italiano e volevo complimentarvi con voi per questo bellissimo articolo!

    Avete reso ben chiare l’idea di chi sono gli Anonymous. Noi non siamo come spesso ci definiscono dei “criminali informatici” siamo solamente dei militanti di Internet a sostegno di Wikileaks e contro tutto ciò che vìola la libertà su internet, perchè internet deve rimanere LIBERO !

    Complimenti quindi a tutto il sito e specialmente ad : ADRIANA D’AGOSTINO per l’articolo !

    Anonymous ringrazia per il sostegno 🙂

    1. ciao sono interessato ad aggregarmi a voi.ho scaricato tutto l’occorrente : free hide ip ed il programma usato da voi : loic
      cosa devo fare?
      ho un account apposito su facebook mi chiamo segreto anonimo
      aggiungimi cosi puoi spiegarmi
      un saluto

  2. Grazie per l’articolo, solo una precisazione:
    vi siete dimenticati di dire che Anonymous è molto attiva in quei paesi dove viene censurato il web. Siamo presenti soprattutto lì (ora in Libia, prima in Tunisia e Egitto) per dare dei collegamenti ad internet alternativi in modo che i cittadini possano inviare video e notizie inerenti quel che succede (oltre a coordinarsi tra di verse città).
    Senza Anonymous tutti i video che vengono ora lanciati dalle TV non sarebbero mai usciti. FBI e CIA vorranno ricercarci anche per questo?

    1. Grazie a voi di esserci. Aiutateci a far conoscere il nostro sito. Anche se facciamo “gialli” crediamo nella libertà di informazione e crediamo che la vostra battaglia sia l’unica strada.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *



Go Up