La nuova scuola del giallo napoletano

Da De Giovanni a Piedimonte ecco il noir partenopeo

di Ciro Sabatino 1 agosto 2015

Non si toglierebbe niente a nessuno se si scrivesse che Napoli è un po’ la capitale del giallo italiano. Eppure era dai tempi di Attilio Veraldi che all’ombra del Vesuvio non si viveva tanto fermento nel mondo dei delitti di carta.
Ecco chi sono i protagonisti della nuova scuola ‘gialla’ partenopea.

L’inizio è datato 1853. Così. Per mettere un cappello sulla poltrona.
L’autore è Francesco Mastriani. Il libro ‘start’ è  Il Mio Cadavere. Un romanzo nero, un giallo psicologico, senza investigatore, ma con tanto di cadavere.
Siamo tra Edgar Allan Poe e Wilkie Collins, ma soprattutto siamo sei lustri prima di un certo sir Arthur Ignatius Conan Doyle. Se non è una paternità questa, poi ne parliamo con calma.
Napoli è a tutti gli effetti la capitale del giallo italiano. Ma il primato lo perde in breve tempo. La parentesi novecentesca di Matilde Serao e dei suoi Il delitto di via Chiatamone (1908),  e la Mano Tagliata (1912), preceduta da un passo nelle atmosfere macabre alla Poe di Salvatore Di Giacomo e della sua raccolta Pipa e Boccale (1893), e poi il nulla. Bisognerà aspettare il grande Attilio Veraldi per risentire il dialetto napoletano in una serie di gialli mozzafiato. La Mazzetta, Naso di Cane, Scicco, a metà degli anni Settanta. Poi ancora il nulla. Fino a quando non arrivò un ‘certo’ Maurizio De Giovanni. E tutto cambiò.
Ma andiamo per ordine. Come dicono quelli che non sanno scrivere.

Maurizio De Giovanni
Lavorava in banca e giocava a pallanuoto il papà del Commissario Ricciardi. Lui è uno che al successo ci è arrivato ‘da grande’. E per caso. Quasi per gioco. Come ricorda sempre. Forse per non dimenticarsene mai.
Maurizio De Giovanni, classe 58, è il capofila della nuova scuola di giallisti napoletani. Ma lui, fino al 2005, faceva altro. Lavorava in banca e giocava a pallanuoto nel Posillipo e nella Nazionale. Poi il successo. Arrivato grazie ad un concorso per scrittori esordienti. Da allora non si è fermato più. Decine di romanzi, centinaia di migliaia di copie vendute, libri tradotti in decine di paesi, grazie a lui Napoli si è ripresa il primato di Capitale del giallo.
Oggi è in libreria con Anime di Vetro. La decima avventura di Luigi Alfredo Ricciardi, commissario della Regia polizia di Napoli.

Piedimonte e Menna
Succede sempre così. Quando una cosa funziona ti vien voglia di scrivere. De Giovanni ha aperto la strada ed ecco che Napoli si è ritrovata con una serie di scrittori di razza che hanno ricominciato a parlare di delitti e misteri per raccontare una delle città più belle del mondo. Il primo è Stefano Piedimonte. Classe 1980. Penna ironica e tagliente. Lui Napoli non la nomina mai. I suoi personaggi li fa muovere in uno strano paesino dal nome che è tutto un programma: Fancuno. Ma di Napoli e della Campania ci sono le atmosfere e i colori, la rabbia e i ‘mali’.
Due romanzi per cominciare (Nel nome dello zio e Voglio solo ammazzarti), poi il successo de L’Assassino non sa scrivere. Lo pubblica Guanda. E l’investimento editoriale è una gran bella intuizione.
Oltre a Piedimonte c’è Antonio Menna. Originario di Potenza vive a Napoli da quando era bambino.
Al successo c’è arrivato pubblicando in rete un lungo ‘racconto’: Se Steve Job fosse nato a Napoli, una esilarante e dissacrante disamina sul mondo del lavoro a Napoli. Poi il grande salto. Nel giallo. Appunto.
Giornalista professionista, il suo ultimo romanzo, Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli, presenta il personaggio di Tony Perduto, stesso mestiere del suo autore, e costretto a indagare su un mistero che ha dell’incredibile: un orso ucciso nei quartieri spagnoli di Napoli.
Il libro è magnifico. Da leggere in una notte. Scritto in punta di penna e capace di aprire le porte su una Napoli misteriosa e tutta da scoprire.

La regina italiana del thriller partenopeo
Dunque De Giovanni, Piedimonte e Menna. Basterebbero loro per parlare di ‘scuola napoletana’. Ma l’elenco dei giallisti partenopei è lungo. Dai noir erotici di Sara Bilotti al Nero di Letizia Vicidomini, il rischio è solo quello di dimenticarne qualcuno.
Per quello che ci riguarda chiudiamo il nostro piccolo viaggio nel mondo del giallo partenopeo con una vecchia conoscenza: Diana Lama. La regina del thriller partenopeo.
Lei non è nuova ai successi. Medico chirurgo, ma soprattutto grande lettrice, si affacciò alla scena nazionale con una ‘vittoria’. Quella del Premio Tedeschi dei Gialli Mondadori, con un romanzo scritto a quattro mani con Vincenzo De Falco. Si intitolava Rossi come lei ed era il 1995. Ora Diana ne ha fatta di strada ed è in liberia col suo ultimo thriller: 27 ossa (Newton Compton). Ambientato a Napoli. In un palazzo maledetto, un ex manicomio femminile che nasconde un terribile segreto.

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5 pensieri su “La nuova scuola del giallo napoletano”

  1. Forse aggiungerei una esordiente: Alessandra Pepino che ha fatto il suo ingresso tra i giallisti partenopei con il romanzo “Cattivi Presagi”.

  2. ciao, Maurizio ! (ci siamo conosciuti a Lecce, in occasione della presentazione di due tuoi libri presso le Officine Cantelmo con Anna Palmieri). Io pubblico già da tempo “gialli napoletani” con Robin Edizioni: Il commissario De Felice, Storie napoletane, I guai di Pasquale Vitiello, e il mio editore mi conferma che vanno molto bene. Se tramite una mail al mio difran.dedo@alice.it mi comunichi un tuo indirizzo di spedizione, te ne mando una copia. Grazie, ciao, Dedo.

  3. Ciao Maurizio chi ti scrive é fan sfegatato di Ricciardi più che dei bastardi di Pizzofalcone!
    Visto che si parla.di esordienti sottolineerei la corposa presenza di giallisti napoletani tra i finalisti del premio Alberto Tedeschi, dal vincitore Diego Lama a Emilio Daniele e, immodestamente, al sottoscritto

  4. Visto che si cita giustamente Diana Lama mi pare che andrebbe citato l’intero gruppo Napolinoir, di cui Lama è presidentessa, e in particolare Ugo Mazzotta e Luciana Scepi.

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