Gesù Nuovo. In Ungheria la chiave dell’enigma

di Gialli.it 17 gennaio 2011

Questa storia racconta di quanto Napoli possa essere viva di fascino e misteri. Questa è una storia che tocca Napoli, l’Italia e l’Ungheria. Questa è la storia di come lo studioso Vincenzo De Pasquale sia arrivato alla soluzione dell’enigma dei simboli sulla facciata della Chiesa del Gesù Nuovo capendo che si trattava delle sette note musicali. La scoperta di una melodia che da secoli aleggia sulle nostre strade in religioso silenzio.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Città di Eger. Nord Ungheria. Due uomini sono seduti in un ristorante. Uno dei due scrive con impeto e precisione. L’altro osserva il primo con l’espressione di chi non sta più nella pelle perché vuole e deve sapere. L’uomo che scrive, ha una gran fretta di fermare pensieri ed appunti. Infatti, come supporto, sta utilizzando il retro del menù. Sulla tavola, lasciati a metà, due piatti di gulasch e due bicchieri di tokai. L’uomo che aspetta impaziente, si chiama Vincenzo De Pasquale, italiano, 55 anni. E’ uno storico dell’arte, grande studioso di simbologia. Di fronte a lui è seduto il suo amico e collega di ricerche Lòrànt Réz, ungherese, musicologo, docente all’Università Eszerhàzy. Se quello che verrà fuori dai calcoli di Réz sarà positivo, Vincenzo De Pasquale avrà finalmente raggiunto la svolta. Per lui, napoletano, la meravigliosa chiesa barocca del Gesù Nuovo nel pieno centro storico partenopeo, rappresenta il fulcro di continue ricerche da circa sei anni. In particolare la sua misteriosa facciata di bugnato, sulle cui singolari pietre a rombo sono incisi degli strani simboli di circa dieci centimetri.

Quei simboli, stimolano da tempo l’interesse di addetti ai lavori e di appassionati, tanto da essere annoverati nei tanti misteri della Napoli esoterica. Allo stesso modo, Vincenzo De Pasquale comincia la sua personale ricerca nel 2005 con vari sopralluoghi insieme a Salvatore Onorato. La prima ipotesi formulata dallo studioso è che le pietre siano state contrassegnate per indicare le diverse cave di piperno dalle quali provenivano. Si arriva a pensare che i maestri pipernai avessero fatto una grande scoperta legata all’alchimia e che poi l’avessero tramandata solo oralmente. Forse la scoperta riguardava una commistione di simboli capace di attirare le energie positive. Ecco spiegato il motivo di quelle decorazioni su di un palazzo così importante. Una teoria affascinante. Ma allora perché la confusa ed inspiegabile collocazione e successione delle bugne? Che si sia trattato di una semplice imperizia degli operai costruttori ai quali era oscuro il piano degli alchimisti? A De Pasquale una bella leggenda non basta.
Lo studioso napoletano comincia  a seguire un’altra linea, questa volta con l’aiuto di un  padre gesuita ungherese: Csar Dors, della lontana Eger, esperto di aramaico. La coincidenza appare particolarmente interessante. Infatti la Chiesa, nata come edificio civile, dopo essere stata confiscata ai proprietari nel 1547 fu donata proprio ai padri gesuiti che decisero di non modificarne la struttura originaria.
Da questa nuova collaborazione, le ricerche di De Pasquale prendono una piega completamente diversa: se non si trattasse di simboli esoterici ma di lettere? Se fossero lettere dell’alfabeto aramaico? In questo caso, essendo solo sette i simboli ripetuti, si tratterebbe di solo sette lettere. Come, sette, sono le note musicali. Il ragionamento non fa una piega e De Pasquale non può crederci: possibile che sotto gli occhi di tutti, sulla facciata di una delle chiese più amate di Napoli sia stata incisa una melodia antica? Possibile che quell’enigmatico mistero possa essere finalmente risolto? Non è poi così assurdo. Infatti come ha dichiarato lo stesso De Pasquale «I Sanseverino,» dai quali fu commissionata la costruzione dell’edificio nel 1470 «fecero incidere dei simboli musicali anche nel loro palazzo a Lauro di Nola. In più un codice armonico misterioso è presente sulla facciata di palazzo Farnese a Roma».
Vincenzo De Pasquale organizza subito un viaggio in Ungheria. Solo Lòrànt Réz, grande esperto di musica rinascimentale, potrà dargli una risposta.

Città di Eger. Nord Ungheria. Due uomini sono seduti in un ristorante. Dalle mani del musicologo  Lòrànt Réz sta nascendo uno partitura. Ogni lettera dell’alfabeto aramaico viene fatta concordare con una nota. Si abbozza, sul retro di un menù, uno spartito risalente al 1500. Un concerto per strumenti a plettro. Solo per essere precisi.

Oggi un film e un concerto per il pubblico
Oggi, la scoperta legata alla Chiesa del Gesù potrebbe diventare un documentario. Se non addirittura un film. Lo ha annunciato il regista Sandro Dionisio che, pare, abbia insistito molto per incontrare Vincenzo De Pasquale e l’ungherese Réz. Il regista ha dichiarato, infatti, di essersi appassionato realmente a tutti i personaggi coinvolti in questo affascinante giallo storico. Nel frattempo, alla neoscoperta melodia è stato dato un nome: Enigma. Con la speranza che possa essere presto suonata al pubblico con strumenti moderni. In fondo quei suoni armoniosi sono stati lì in silenzio a guardare per più di 500 anni. E’ ora che qualcuno li ascolti.

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3 pensieri su “Gesù Nuovo. In Ungheria la chiave dell’enigma”

  1. Si rincorrono articoli su questo evento ma non si fa riferimento sul fatto che i disegni originali, la griglia di partenza e le prime informazioni siano partite dal sottoscritto. Mi chiedo da dove sono arrivate le informazioni… .

  2. E’ passato più di un anno e mezzo da questo articolo, è stata suonata la melodia? La si può ascoltare? La curiosità è veramente tanta….grazie.

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