Napoli. Ritorna la leggenda del Sebeto il "fiume fantasma"

di Gialli.it 13 ottobre 2009

Un fiume che è una leggenda. Un corso d’acqua fantasma che si muove nelle viscere di Napoli. Sono mille i misteri del Sebeto, un mito magico e inossidabile di Neapolis che ancora oggi fa parlare di sé. Nel cuore del city. Il Centro Direzionale.

di LAURA CIOTOLA

Non solo antiche mura di città esistite in altre epoche si nascondono nell’entroterra di Napoli. Non solo cadaveri di celebri personaggi del passato sono stati misteriosamente inghiottiti dal sottosuolo partenopeo. Nel XIV secolo c’era un fiume a Napoli, che scendeva dal Monte Somma per attraversare Casalnuovo, Volla e Ponticelli fino a Napoli dove si diradava in due direzioni, per sfociare l’una al Ponte della Maddalena, l’altra alla collina di Pizzofalcone. Questo fiume non c’è più. Sparito. Scomparso. E’ il caso di dirlo: inghiottito dalla stessa terra sulla quale, un tempo, faceva bella mostra Leucopetra_cdi sé. Viene il dubbio che il Sebeto sia esistito solo nelle leggende popolari che lo vedono in eterna lotta con il Vesevo, il fuoco, per ottenere il predominio del territorio. E forse basterebbe una leggenda a ricordarlo se non fosse che la stessa Napoli, che lo ha nascosto tra le sue tenebre, quasi a volerlo anche beffeggiare, porta ancora i segni della sua esistenza.
L’epigrafe in marmo di età imperiale, rinvenuta scavando nei pressi di Porta del Mercato ne è una prova. Tale epigrafe, infatti, rappresenta un tempietto in onore al Sebeto che porta la scritta “P. Mevius Eufychus aedicolam restituit Sebetho” a testimonianza del fatto che P. Mevio Eutico consacrò un secello al leggendario fiume.
Altra prova dell’esistenza del Sebeto si trova a Largo Sermoneta, dove una fontana che venne costruita nel 1635 dall’architetto Cosimo Fanzago per volere del Vicerè Fonseca, ancora oggi, ricorda il fiume scomparso.
E tuttavia, nonostante i segni che lo vogliono come realmente esistito, potremmo ancora continuare a considerare il Sebeto come frutto dell’immaginazione umana se non fosse per il fatto che penne troppo illustri hanno parlato del fiume scomparso.
L. Giunio Columella e Papinio Stazio furono forse i primi.
Virgilio, nel VII libro dell’Eneide lo chiamò “Sebthide Ninpha” e, nell’età umanistica, Boccaccio, Pontano e Sannazzaro battezzarono il fiume che in origine era chiamato Rubeolo, con il nome di “Sebeto”.
Se questo fantomatico fiume sia realmente esistito rimane un mistero, ma c’è chi giura che, negli anni ’70, nei pressi di Gianturco, ci fosse una specie di torrente che sarebbe potuto essere un affluente del Sebeto, e che, per via del colera, all’epoca incombente su Napoli, venne sotterrato.
Altre voci vogliono che il Sebeto ancora scorresse sulla terra dove oggi sorgono le “isole” del Centro Direzionale, per costruire il quale si decise di deviare sottoterra il corso del fiume. Ma l’acqua, come si sa, per passare non chiede il permesso e sembrerebbe essere proprio l’acqua del Sebeto quella sulla quale, da qualche anno, galleggia la Parrocchia Sacra Famiglia – Giuseppini del Murialdo.
Molti infatti raccontano che un improvviso allagamento di case che si trovano a ridosso dello stesso Centro Direzionale avvenne proprio per lo scoppio del Sebeto, che si è probabilmente ribellato al percorso sotterraneo a cui l’uomo ha tentato di costringerlo.
E probabilmente, il Sebeto ancora scorre nell’entroterra partenopeo reclamando la luce del giorno, in cerca di una crepa che gli permetta di riprendere il suo corso di vita misteriosamente interrotto. Chissà che quel giorno non riporti in superficie anche cadaveri e tesori scomparsi, facendo finalmente luce su altri misteri inabissati tra le tenebre della città del sole.

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3 pensieri su “Napoli. Ritorna la leggenda del Sebeto il "fiume fantasma"”

  1. xche non lasciare libero cio che la natura abbia creato visto oggi come oggi qst fiume potrebbe ritornare alle sue origine . e alla fine e sempre l’uomo che rovina tutto siamo sempre noi che cerchiamo la morte improvvisa ,facciamo solo danni invece di rimanere le coe come stanno spero che il fiume perdoni.

  2. Le ultime frasi sembrano appropriate a quanto accaduto in questi giorni alla Riviera di Chiaia angolo Arco Mirella. Un altro ramo del Sebeto?

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