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Jimi Hendrix e il Club della J27

A 45 anni dalla morte del leggendario chitarrista un'antica maledizione

di Sonia T. Carobi 19 settembre 2015

45 anni fa,  il 18 settembre 1970, moriva Jimi Hendrix. Aveva solo 27 anni quando fu trovato senza vita nella sua stanza al Samarkand Hotel di Londra.
Ieri il mondo ha omaggiato il leggendario chitarrista.
Noi di Gialli.it, oggi, vogliamo ricordare il Club al quale era stato iscritto dal Destino. Il Club della J27. La leggenda nera del rock.

Ci sono morti che sembrano fatte apposta. Che sembrano scritte solo per assicurare un finale giusto a chi se l’è meritate. A chi le ha cercate. Disperatamente.
Non poteva essere diversamente trattandosi di “quei” quattro. Trattandosi delle loro, di vite. Estreme, folli, infinite. Come un soffio di vento.
Brian Jones, Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix. Quattro destini incrociati da una beffarda J che qualcuno ha deciso dovesse essere scritta sulla loro patente. Quella per l’eternità. Partiamo da qui. Cominciamola così la nostra caccia ad una storia impossibile. Il nostro viaggio nel cuore nero del rock. Nei meandri di una favola che puzza di maledizione. La patente di quattro musicisti dannati. Quattro teste di cavolo che ora passano la vita a suonare in paradiso. O all’inferno. Cambia poco.
La loro storia è una leggenda scritta nelle pagine della grande musica, nei faldoni polverosi della mitologia anni ’70.

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Brian fonda un “gruppetto”. I Rolling Stones. Mai sentiti? Jim si lascia i Doors alle spalle e si tira dietro centinaia di miglia di fan verso un viaggio mistico alla ricerca di chissà cosa. Janis (o meglio, le sue ceneri) se ne vola sull’Oceano Pacifico dopo che Leonard Choen le ha dedicato una delle canzoni più belle di tutti i tempi. Chelsea Hotel #2. Jimi brucia la sua chitarra al Monterey Pop Festival (roba tipo 1967) nel momento esatto in cui centomila persone capiscono, contemporaneamente, che quella è è la Fender Stratocaster di gesù cristo in persona.
Insomma quattro giganti, accomunati dalla musica e da una maledizione. Sono morti tutti a 27 anni. In circostanze misteriose. Ovviamente.

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Il primo della lista è il fondatore delle pietre rotolanti. Brian Jones, classe ’42, bianco, chitarrista. Lo trovano in una piscina, faccia in giù, la mattina del 3 luglio 1969. La sera prima aveva fatto bisbocce. Esagerato. Litigato, forse, con un tizio che faceva il fesso con la sua donna. Sul referto c’è scritto “overdose”. E va bene così.
Il secondo è Hendrix. Un anno dopo. 18 settembre 1970. Dice Wiki. Causa della morte “Soffocamento da vomito, in seguito ad un cocktail di alcool e tranquillanti”. Lo trovano in un appartamento del Samarkand Hotel, al 22 di Lansdowne Crescent. Ma nessuno sa se è già morto o se morirà durante la corsa in ospedale.

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La terza è la Joplin. Qualche settimana dopo. il 4 ottobre 1970. Anche per lei overdose. Forse. La scia di sangue e misteri si chiude con il Re Lucertola. E il 3 luglio 1971. Lui è in una camera al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere de Le Marais. A Parigi. Il corpo non lo fanno vedere neanche alla sua donna. Qualche anno dopo la morte un giornalista gli offre da bere in un caffè della capitale francese.

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Ah… anche una cerca Amy Winehouse, morta a 27 anni, aveva una J graffiata sulla patente. Quella di ‘Jade’. Il suo secondo nome.
Brividi sulla pelle. Soffia un’antica maledizione.
La maledizione della J27.

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