"I Templari morirono per nascondere la Sindone"

di Gialli.it 5 agosto 2009

La notizia è clamorosa, ma suona anche un po’ come una beffa. I Templari, torturati e uccisi con l’accusa di eresia e idolatria, non adoravano un idolo pagano, ma la Sindone. Furono loro a tenerla nascosta per secoli e portarla in Europa.
La verità emerge dopo sette secoli dagli archivi segreti vaticani.

di LAURA SAVINI

Li arsero vivi. Gli vomitarono in faccia le vergogne della sodomia, l’infamia dell’eresia, la calunnia dell’idolatria. Li torturarono. Li annientarono. Poi li lasciarono bruciare davanti alla cattedrale di Notre Dame. Per una notte intera. La notte del 18 marzo 1314.
Loro rimasero statue di pietra. Eroici monoliti. Roccia che non si scalfisce. Urlarono dolore, e non abbassarono la testa. Morirono tra le fiamme e rigettarono tutte le accuse.
Con loro bruciò il mistero di tutti i tempi. Il più grande enigma della storia. Chi era quella divinità misteriosa che adoravano in gran segreto? Chi era in realtà Bafometto?

Sono trascorsi quasi settecento anni e la domanda delle domande non ha ancora una risposta. Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay se la sono portati nella tomba. L’hanno seppellita nello scrigno dei loro mille segreti. Sotto secoli di storia e di speculazioni. Di bugie e leggende. Sulla lapide del loro silenzio, oggi, c’è solo una croce e una scritta: Cavalieri del Tempio.

Chissà cosa avrebbero pensato tutti coloro che in qualche modo furono complici di quel complesso di accuse e cospirazioni che segnò la fine dell’Ordine se si fossero trovati di fronte alla verità che in questi giorni emerge proprio dagli archivi vaticani. Chissà quale sarebbe state la reazione del papa, di Filippo il Bello, di fronte ad una verità impossibile e sorprendente. L’idolo barbuto, la divinità “pagana” che i Cavalieri del Tempio avevano adorato e nascosto, altro non era che “il telo di lino”. Quello che noi, oggi, chiamiamo Sindone.

Un “idolo” chiamato Sindone
E’ questa l’ultima sconvolgente ipotesi sulla incredibile e triste storia di uno dei più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani e medievali.
I Templari adorarono un “idolo barbuto”. Ma non era Bafometto, come volevano gli inquisitori che li processarono. L’oggetto della loro venerazione era il lenzuolo funebre nel quale fu avvolto Gesù nel sepolcro.
Dopo la resurrezione il telo scomparve misteriosamente. Qualcuno dice che fu nascosto a causa delle persecuzioni e delle credenze giudaiche che ritenevano impuri gli oggetti venuti a contatto con un cadavere.
Riapparve solo a metà del XIV secolo. Nelle mani del cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy. Non si è mai saputo come i due ne fossero venuti in possesso.

Oggi due studiosi sono in grado di rispondere a quell’enigma.
La prima è una ricercatrice dell’Archivio segreto vaticano che da anni studia e scrive dei Templari. Si chiama Barbara Frale e sul mistero del Bafometto ci ha scritto un libro, “I templari e la sindone di Cristo”, che ha convinto molti.
Il secondo è un giornalista, Massimo Centini, che dalle colonne di “Storia in Rete” ha ricostruito tutto il percorso che ha portato il “sacro lenzuolo” in Europa.
I loro studi e le loro ricerche si intrecciano, si intersecano, si incastrano perfettamente. Grazie a loro, il mosaico di una storia antica, prende forma. Tutti i tasselli sembrano, finalmente, andare al loro posto.

Il “viaggio” del sacro lenzuolo
Come si è detto, dopo secoli di silenzio, la Sindone riappare in Francia  intorno alla metà del 1300. E’ di proprietà della famiglia francese de Charny. Sarà un membro di questa casata che la cederà ai Savoia che poi la portarono definitivamente a Torino.
Prima di questo passaggio la reliquia viene “avvistata” in diverse località tra loro prive di legami apparenti. Fino a che un cavaliere crociato, Robert de Clary, presente alla presa di Costantinopoli, nel 1204, scrive nelle sue memorie di aver visto la Sindone nella chiesa di Santa Maria di Blacherne. Dopo il sacco di Costantinopoli non si avrà più alcuna notizia della telo di lino in quella città.
Oggi Centini sostiene che a portare la Sindone in Europa furono proprio i Cavalieri del Tempio. Geoffrey de Charnay, l’uomo che morì sul rogo insieme a Jacques de Molay, fu forse un antenato della famiglia di Lirey che possedeva la Sindone.
“I Templari – aggiunge la Frale – si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie”.
Chiusa in una teca speciale fatta apposta per lasciar vedere solo l’immagine del volto, e venerata in assoluto segreto in quanto la sua stessa esistenza all’interno dell’ordine era un fatto molto compromettente, il lenzuolo funebre fu rubato nel pieno del saccheggio di Costantinopoli che si consumò durante la quarta crociata. Nel 1204.
Poi cominciò il mistero. Il “gran segreto” per il quale i Cavalieri del Tempio morirono sul rogo. Una verità semplice e terribile che getta una nuova luce sull’Ordine più discusso e amato di tutti i tempi.

Oggi la Sindoneè conservata nel Duomo di Torino. E la sua può ammirare solo in anni particolari. Le esposizioni pubbliche sono chiamate “ostensioni”. Le ultime sono state nel 1978, nel 1998 e nel 2000. Nella primavera 2010 sarà nuovamente possibile vederla dal vivo.

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16 pensieri su “"I Templari morirono per nascondere la Sindone"”

  1. Non ho ancora letto il libro ma mi sembra si basi su una ipotesi abbastanza strampalata considerato che la Sindone, come risulterebbe dagli esami al radiocarbonio effettuati nel 1998, risale a non prima del 1260. Tra l’altro questa datazione avvalora una affascinante ipotesi (che mi sembra abbastanza verosimile) fatta propria da due ottimi ricercatori del mistero – Christopher Knight e Robert Lomas – che nel loro splendido libro “Il Secondo Messia” (Mondadori) affermano che l’immagine raffigurata nella Sindone è quella di Jacques de Molay: l’ultimo Capo dei Templari.
    E visto che ci siete, e considerato che il libro costa non più di 10 euro, compratevi anche l’altro affascinante libro di Knight e Lomas: “La Chiave di Hiram (Mondadori, 10 euro)
    Buone vacanze a tutti
    Francesco Santoianni

  2. Tutto il mondo è alla ricerca dei segreti custoditi dai templari e del loro fantomatico tesoro, sono secoli ormai che fanno discutere un’esercito di studiosi ognuno con la propria verità.
    Di segreti i templari ne avevano molti ma, quale cavalieri e soprattutto cavalieri monaci erano costretti a celarli.
    Che i templari si fossero fatti massacrare per proteggere la sindone potrebbe essere anche possibile.
    Se così fosse, al sudario di Cristo si conferiva il potere dell’invincibilità dei templari e il loro immenso potere.
    E’ da considerare, però, che il loro potere non derivava da questa santa reliquia
    in particolare, ma direttamente da Dio; essendo, i templari, gli eredi degli antichi custodi dell’Arca dell’Alleanza del vecchio Testamento.
    Filippo il Bello va’ quindi considerato come l’anti Cristo del xiii secolo e il Cristo
    a quel tempo era il martirio sui campi di battaglia di 70.000 TEMPLARI immolatisi
    per la sua gloria.
    Un’operazione di polizia perfetta, come quella che mise fuori uso l’ordine al completo in Francia lascia sbigottiti per la sua riuscita ed apre inquietanti interrogativi.
    in saluto fraterno
    Domine Marino

  3. La datazione al Carbonio è stata già superata e corretta a circa 2000 anni fa. Basta informarsi in ambito scientifico aggiornatoi.
    I poveri cavalieri di Cristo, negli ultimi tempi non erano più i rudi e sobri guerrieri, quanto dei vanitosi e raffinati cavalieri; il cui potere prevalente era quello finanziario. Furono aspramente criticati da S. Bernardo stesso, loro originaro fondatore. Erano pur sempre ancora monaci guerrieri e il segreto della Sindone è l’unico che si può loro accreditare. Che una loro infiltrata combriccola, giocasse a fare gli esoterici, diede l’esca ai loro giurati nemici : Filippo il Bello e gl’inglesi dietro l’Ordine di S.Giovanni di Gerusalemme, veri maghi esoterici, a cui andarono i beni immobili dell’ordine, mentre l’oro andò al re di Francia.

  4. E’ a dir poco avvilente, assistere impotenti a mille congetture, ogni giorno nuove ipotesi, nuove date; anche quella al C14 è messa in discussione a causa delle temperature degli incendi subiti, la manipolazione ecc., mentre i pollini e tutte le polveri in essa contenuti non hanno subito alcuna metamorfosi, sono lì a testimoniare l’esatta provenienza del telo. Ma non vi rendete conto quanto sia debole la linea di demarcazione tra il vero e il falso. La mente umana è in grado di far apparire il certo per l’incerto, il vero per il falso, il bianco per il nero, troppi innocenti nelle galere. Ora fare luce su un argomento tanto discusso è oltremodo pericoloso, troppi i pro, troppi i contro. Magari tirando fuori dal cilindro magico un documento, una attestazione che ribalti una verità, senza tenere conto del dubbio. Se vi dicessi che Leonardo da Vinci più di cinque secoli fa ha lasciato una documentazione artistica che testimoniasse quanto Lui sia coinvolto sul nuovo volto della Sindone di Torino? Una tempera all’uovo inedita, rimasta nascosta per più di cinque secoli, presso custodi che nel tempo avevano perso la conoscenza del suo valore. Guerre, persecuzioni, programmi di sterminio di intere razze…. come per la Sindone prima del 1353, si erano perse le tracce anche di questo dipinto di Leonardo, che per la sua franchezza diventa la chiave di volta sul mistero della Sindone di Torino e non di altre se ne dovessero esistere!
    Rodolfo

  5. Penso con tutta onestà, che qualcuno vorrebbe vedere per la prima volta questa sconcertante tempera all’uovo. Se vi interessa, basta inserire la vostra richiesta con la relativa e-mail sul presente sito, o meglio il sito potrebbe far da tramite e richiedere l’immagine via e-mail.
    Rodolfo

  6. Osservando il telo sindonico, la prima cosa che colpirà i nostri occhi saranno in sequenza, le bruciature del telo, il sangue causato dai chiodi sui polsi e sui piedi, il sangue delle spine e il sangue dei colpi della flagellazione, in ultimo con fatica scorgeremo il corpo. A meno che non sia una bufala, il corpo sulla Sindone è stato impresso al negativo. Se così fosse, perché le ferite profonde e il sangue delle spine, dei chiodi, della lancia e le piaghe della flagellazione, sono impressi al positivo, come le bruciature del telo?. Non occorre essere dei fotografi per capire ciò. Infatti se invertiamo l’immagine della sindone da negativo in positivo, le bruciature essendo state al positivo si presenteranno al negativo più chiare, ma vi è una anomalia di fondo, perché le ferite e il sangue della passione seguono la stessa sorte delle bruciature del telo, si manifestano più chiare al negativo, non dovevano essere già al negativo come tutto il corpo? Ora non si possono chiudere tutti e due gli occhi, e dire “ma sarà così, cosa ci dobbiamo fare?”
    Questo fatto spiegherebbe la certosina opera di qualcuno nel ricostruire manualmente tali segni, secondo quanto scritto sui vangeli durante la passione di Cristo.
    In ultima analisi, perché la trasfigurazione del corpo “martoriato” di Gesù doveva riservare alla storia due diversi sistemi impressivi, quello al negativo per il corpo, mentre le ferite e il relativo sangue al positivo? Non sono anche loro parte integrante del corpo? Sicuramente la verità da qualsiasi parte la si voglia vedere, fa acqua da tutte le parti. Dire che la Sindone sia autentica “ tutto da dimostrare, magari mostrando un bel certificato di autenticità, una pergamena di capra scritta in antico aramaico databile a quel tempo”, non escluderebbe comunque l’intervento manuale di qualcuno su tutto il telo e soprattutto sul volto, un tentativo per renderla più unica, e più leggibile. Cosa costa ammettere tutto ciò? In realtà a dimostrare tutto ciò, ci ha pensato più di cinque secoli fa l’artefice della beffa della storia, Leonardo da Vinci, dipingendo come era uso fare, la verità della Sindone di Torino, su una tela di seta, una tempera all’uovo di piccole dimensioni 33×43 cm., dai contorni a dir poco magici e misteriosi, rimasta da sempre nascosta a disposizione di pochi.
    Rodolfo

  7. Andando più avanti con il discorso sui misteri della Sindone, presso la Biblioteca Reale di Torino, se il destino vi aiuterà, vedrete un foglio di carta ingiallito dal tempo, con dei disegni e scritte, viene catalogato come un semplice studio sul volto e sull’occhio di Leonardo da Vinci. Questo disegno quasi insignificante, se non per la firma che porta, in realtà è la base, è il progetto numero uno, che assieme alla misteriosa tempera all’uovo diventano quella miscela esoterica di verità sul mistero del volto della Sindone di Torino. Scienziati di oltre oceano, giurano che il volto della Sindone sia il ritratto di Leonardo da Vinci. Altri assicurano che sia il ritratto di Molay, l’ultimo Gran Maestro del Tempio. Guardate bene come l’arcano aleggia nell’aria, che oltre al riferimento scontato che sia il volto di Gesù, sempre più spesso con insistenza vengono affermati questi due volti. Le chiromanti non centrano, vi è un detto che la verità viene sempre a galla. Io posso anticipare, quello che le due icone dell’arte di Leonardo “lo studio e la tempera all’uovo”, esprimono senza tema di smentita, che il volto della sindone è mezzo volto di Leonardo e mezzo volto di Molay. Come si può dirlo? Semplicemente posando uno specchio bifronte sulla ipotetica mezza ria dalla fronte al mento dividendo esattamente a metà la lunghezza del naso della mirabile tempera all’uovo del XV secolo, che Leonardo ci ha voluto lasciare quale unica testimonianza figurata a tale scopo, più in generale raffigura un volto di Gesù che tale non è. Sullo specchio, a sx apparirà il ritratto di Molay, simile ai ritratti esistenti, e a dx un autoritratto di Leonardo nei minimi particolari, più giovane di quello che normalmente siamo abituati a vedere, il vecchio uomo barbuto.
    Rodolfo

  8. Perché proprio Molay?
    Christopher Knight e Robert Lomas presero a spunto proprio l’arresto di Jacques de Molay per sostenere questa tesi, certamente originale, ma non da buttare. Proviamo a seguire questa tesi. Il Gran Maestro, incarcerato, sarebbe stato sottoposto ad una forma di tortura mirante a riprodurre sul suo corpo alcuni segni della Passione di Cristo. Fu inchiodato alla porta del carcere, fu picchiato a sangue e fustigato. Prima che il corpo fosse portato via, venne ordinato che venisse avvolto nello stesso telo requisito alla vittima, (un telo di lino sicuramente di gran storia), che da oggetto di scherno verso Cristo diventi il sudario della sua personale “passione”. Il corpo di de Molay in attesa della sua morte, veniva portato in una cella sotterranea, fredda ed umida, dove gli umori delle ferite, ovvero il sudore mescolato al sangue, il corpo febbricitante produceva un vapore che aveva impregnato il tessuto, “impressionando” l’immagine del Templare sul lenzuolo.”
    Quindi è questo il procedimento per imprimere un corpo sul lenzuolo funebre, un corpo vivo, febbricitante, ancora caldo, in certe condizioni particolari come l’atmosfera nei sotterranei delle prigioni fredde ed umide, poteva per reazione naturale imprimere sul lenzuolo una impronta simile a quella della Sindone, ciò che non avrebbe potuto fare un corpo freddo con del sangue coagulato e secco.
    Sarebbe questa la vera origine della Sacra Sindone?. L’immagine su quel tessuto, incredibilmente nitida, di un uomo di un metro e ottanta, dal lungo naso, i capelli lunghi, una folta barba, è dunque quella di Jacques de Molay? Leonardo da Vinci (1452-1519), per le sue vicissitudini e per le sue frequentazioni, era sicuramente venuto a conoscenza di questa originale storia. Mentre era stato autorizzato ad intervenire segretamente sul telo Sindonico quando il Ducato dei Savoia comprendeva ancora la Città di Chambéry sul suolo Francese, dove si trovava la Sindone , trasportata magari segretamente a Torino, inquanto il volto della sindone era poco appariscente e molto pasticciato, da far gridare al falso durante la maggior parte delle ostensioni. Leonardo aggiunse molte altre cose su quel volto come solo lui sapeva fare, probabilmente anche le monete sugli occhi. Per inciso, “Leonardo da Vinci in quel tempo aveva circa 40 anni, era presente a Milano presso la corte del Moro dal 1490”.
    Ma vi è un altro fatto, da non sottovalutare che collega il Molay alla Sindone di Torino, il vituperato C14, che in questo caso, se il telo funebre non fosse quello di Costantinopoli. confermerebbe una data tra il 1260 e il 1390, una datazione che comprende, senza ombra di dubbio il martirio del Molay e del suo compagno di sventura Geoffroy de Charny.
    Il Molay fu arso sul rogo nel 1314, assieme al suo amico d’arme Goffredo di Charny, guarda caso lo zio dell’omonimo Goffredo di Charny (nipote), proprietario documentato della Sindone di Torino dal 1350. Non ci è dato di sapere se quella Sindone fosse la stessa Sindone di Costantinopoli, o qualche cosa d’altro. Dopo trentasei anni dalla morte dello zio, il nipote omonimo, dichiara apertamente di essere in possesso della Sindone, morirà, senza mai spiegare come sia venuto in suo possesso. Della Sindone si erano perse le tracce da circa 150 anni. Se fosse stata la vera Sindone di Costantinopoli, era tutto interesse del nipote rendere chiara anche la sua provenienza come preda di guerra, ma questo non accadde, forse, sostenere delle bugie era più difficile che tacere. Ma questo nipote, non si era mai dimenticato dello zio (del quale portava il
    nome), arso sul rogo con il Molay ultimo Gran Maestro del Tempio. Infatti nello svelare l’esistenza di questo telo funebre, faceva coniare una targhetta commemorativa, in piombo e stagno a sbalzo, di (cm. 4,5×6,2) che riproduceva per la prima volta esattamente la Sindone di Torino, con gli stemmi nobiliari di Geoffroy de Charny e dei Vergy il casato di sua moglie. In mezzo ai quali è rappresentato un sepolcro vuoto, mentre il sepolcro vuoto per effetto di un finissimo intervento a sbalzo evidenzia una croce templare,“Idealmente doveva essere il sepolcro per contenere il corpo di Molay ultimo Gran Maestro dei Templari, bruciato sul rogo con lo zio di Gioffroy e non quello di (.)? ”. Non a caso questa targhetta-ricordo fu trovata nella Senna nel 1855 presso il Ponte di Change, proprio difronte al ponte di Neuf, il luogo dove Molay e lo Zio furono immolati sul rogo. Probabilmente gettata durante una cerimonia segreta per commemorare Loro, e tutti i Templari? Di questo medaglione considerato importantissimo anche per altri motivi, esiste solo questo esemplare, sicuramente non furono stampati molti pezzi, solo qualche esemplare ad uso e consumo di una stretta cerchia di Cavalieri del Tempio. Oggi l’unico medaglione si trova a Parigi, nel Museo Nazionale del Medioevo-Thermes de Cluny.
    Rodolfo

  9. Perché Leonardo da Vinci?
    Leonardo, come il padre era profondamente anticattolico, non tollerava il clero ed era attratto da una religione personale più vicina alla natura che alla storia di Gesù o dei Santi.
    Il geniale toscano, arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni al servizio di Ludovico il Moro, “mai una riga che svelasse dei contatti con i custodi della Sindone i Savoia”, mentre le cronache ci riferiscono di come si occupasse nei diversi campi delle scienze e delle arti, con prevalenza nell’arte pittorica, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali l’ultima cena che fu realizzata intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, mentre Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze, in questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia, alla quale non poté negare quel sorriso quasi complice per quello che aveva fatto.
    Leonardo come avrebbe potuto architettare questa gigantesca beffa della storia? In realtà Lui fu lo strumento, lavorò su commissione in gran segreto, per conto della Chiesa e Dei Savoia o per espresso ordine dei loro diretti fiduciari. Probabilmente il volto della Sindone necessitava di urgenti lavori di restauro, sin dalla sua apparizione nel lontano 1353, nel tempo, sempre più spesso, durante le ostensioni il telo veniva considerato come una grande bugia. Durante la sua permanenza al soldo di Ludovico il Moro, Leonardo, aveva continui contatti con esponenti del Priorato di Syon, e con artisti più o meno noti, iniziati alle scienze esoteriche. Anche se mai dichiarato apertamente, la Sindone di Torino fu da sempre in un certo senso, un protettorato dei Cavalieri del Tempio, non dimentichiamo chi la possedeva, quando riapparve nel 1353 a Lirey in Francia. Quali le sue segrete origini, e chi era in realtà impresso sul telo funebre, a detta di Leonardo “l’ultimo Gran Maestro dei Templari”. Quale migliore occasione, per architettare in gran segreto una simile beffa, nel dare un nome al soggetto dell’oggetto, e inserendo nel contempo la propria immagine accanto allo stesso soggetto, quasi una firma autografa. Per confermare ciò, trascrisse questo messaggio su una misteriosa tela di seta, rimasta segreta per più di cinque secoli, una tempera all’uovo del XV secolo, riscoperta verso la fine del XX secolo durante un rocambolesco recupero effettuato da alcuni fiduciari per conto del Terzo Reich durante lultimo conflitto mondiale. Questo recupero, non fu mai portato a termine, infatti prima di essere recapitato all’Ordine delle Tenebre, il dipinto venne intercettato da un ignaro Custode, che lo ospitò nella sua dimora fino al 1972.
    Possiamo concludere che Leonardo, sicuramente anche per le sue capacità tecniche, si è trovato “suo malgrado”, coinvolto in questo artificio solo per caso, che a causa della sua vena ispida e ironica, trasformò un segreto per pochi, in una beffa per molti.
    Rodolfo

  10. DOMANDE E RISPOSTE
    Sulla figura generale prodotta dal sangue al negativo, come avrebbero potuto apparire e distinguersi le ecchimosi e le macchie di sangue invece al positivo?
    Come si formò l’immagine della Sindone?
    Sicuramente l’immagine non è un fenomeno che abbia richiesto un intervento divino; La cosiddetta radiazione della resurrezione, come una esplosione di luce divina. Leonardo da Vinci, sotto la mirabile tempera all’uovo, la così detta chiave di volta dell’intero rebus, ci ha lasciato delle immagini ancora più misteriose e sconcertanti, eseguite semplicemente per contatto, nello specifico si può notare che manca veramente lo spessore del pigmento mentre l’immagine aleggia sulle fibre, pur manifestando con il gioco dei chiaroscuri la 3D, senza dimenticare che per leggere queste immagini, bisogna trasformarle in positivo.
    L’immagine si formò per miracolo? Il sangue e quello di nostro Signore?
    Che sia il sangue di nostro Signore, non lo si può affermare, ma che sia di un ceppo semita, è molto probabile. Raccogliere in ampolle del sangue del tipo AB, aggiungere dell’ acqua e del sale per interrompere l’azione coagualtiva, diluirlo a seconda delle necessità, è un gioco da ragazzi.
    E’ un dipinto. La Sindone è una pittura?
    Capire se è un miracolo, un dipinto, o una pittura o qualcosa d’altro, è una questione di conoscenza, in base alla conoscenza, anche i miracoli possono diventare una pratica comune.
    Secondo Leonardo, ci troviamo difronte ad una tecnica serigrafica al negativo, furono eseguiti più passaggi, guidati, seguendo scrupolosamente uno studio grafico che Leonardo aveva preparato in precedenza “uno dei progetti di questo studio mirato, è lo “studio sul volto e sull’occhio depositato presso la Biblioteca Reale di Torino”, in modo di agire su punti specifici del volto, sezionato geometricamente in zone di volume e in zone di sfumatura, alla fine fu prodotto un monocromo color sangue bruno tridimensionale. Tutta l’operazione era volta a produrre un’immagine colorata naturalmente senza spessore, il sangue diluito, veniva liberato sul telo funebre con il “racla” per contatto, attraverso una matrice in seta finissima, a leggere velature, quasi un naturale contatto del telo funebre con un corpo sanguinante, solo che l’impronta non era lasciata al caso ma guidata per avere un risultato, innanzitutto quello di una immagine al “negativo”, più velature creavano le zone più scure in modo da creare i volumi e quant’altro necessitava per completare l’opera. Tutta l’operazione, aveva bisogno di essere eseguita non in un solo momento, ma a intervalli tra una applicazione e l’altra, usando la luce e il calore, asciugando strato su strato, le fibre del tessuto sindonico venivano imbevute del liquido acquoso, liberandosi l’acqua per effetto del calore, le fibre rimanevano solo leggermente impregnate di un leggero colore di sangue marrone.
    E’ un’impronta ottenuta per contatto?
    La tecnica appena descritta è quella che ci dice Leonardo.
    Tale risultato, è dovuto alla particolare tecnica serigrafica usata, che dovette correre per linee geometriche verticali, per ingabbiare il volto, con piccoli interventi esterni al perimetro stabilito in fase di progettazione.
    Leonardo usò una miscela di sangue e di acqua e sale per rendere il liquido della densità voluta secondo l’uso che doveva fare. Con delle emulsioni come base, con la luce e il calore delle candele furono galvanizzate le impronte sul telo funebre. Mentre i segni della Passione, le ferite, le macchie di sangue, i lividi furono aggiunti in ultimo al positivo.
    Bisogna tenere presente che Leonardo non era uno sprovveduto, ma un genio, prima di architettare tutto l’inganno, aveva studiato a tavolino tutta l’operazione, risolvendo in anticipo tutti i possibili intoppi, interveniva con più passaggi circoscritti entro piccoli spazi di figure geometriche e volumetriche per creare una immagine tridimensionale, un lavoro certosino più audace e faticoso della semplice pittura, usando una tecnica sofisticata di serigrafia, che veniva usata nel 600 in cina, con telai in seta, per fissare immagini al negativo su ombrelli e chimono)
    LA SERIGRAFIA SECONDO LEONARDO
    O scrittura con la seta, per questo sistema di stampa veniva utilizzata una matrice di seta.
    La serigrafia è un procedimento di stampa che consiste nel far passare l’inchiostro (il sangue diluito), attraverso le maglie del tessuto della matrice con una pressione su di uno strumento chiamato racla che ha la forma di una spatola, formato da vari materiali più o meno rigidi con un manico in legno. Leonardo stravolse questo attrezzo lo avvolse completamente con delle bende, o garze cercando di mantenere la sua rigidità, ma nello stesso tempo renderlo morbido e assorbente, lo intingeva nel sangue molto diluito in acqua e sale e con una leggera pressione faceva passare il sangue diluito attraverso le maglie libere e strette del tessuto di seta usato come matrice, depositando le gocce sul supporto da stampare “il telo funebre”.
    La matrice è costituita normalmente da un telaio in legno, per piccoli formati, o fatto di un materiale più rigido e resistente per grandi formati, sul quale viene teso ed incollato il tessuto di seta facendo sì che le maglie, in tensione, risultassero ben aperte secondo la necessità, per facilitare il passaggio della miscela di sangue.
    Con un procedimento manuale si chiudono le maglie nelle zone che non si vogliono stampare e si lasciano aperte le maglie nelle zone da stampare, in questo caso la soluzione sanguigna che impregna il racla, viene quasi guidata dalle sapienti mani dell’ artista. Non era necessario fare una pressione forte perché la soluzione acquosa del sangue potesse oltrepassare gli spazi liberi della matrice, in modo che si depositasse per contatto sul supporto da stampare. In questa maniera, il lenzuolo funebre assorbiva quasi naturalmente la quantità di sangue acquoso voluta dall’artista, prendendo le forme e la volumetrie volute da Leonardo, seguiva ad ogni passaggio del liquido sanguigno, il riscaldamento con un gran numero di candele per asciugare la stesura.
    Rodolfo

  11. Un contributo estratto dal mio recente libro “Templari: il vero segreto” (a pag. 61)

    LA QUESTIONE “SINDONE”: TRUFFA O RELIQUIA?
    La datazione fatta da un gruppo di scienziati, in tempi recenti, con il metodo del carbonio 14 sulla Sindone di Torino, la fa risalire in epoca medioevale. Questo risultato ha creato comprensibili dubbi sulla convinzione che il lenzuolo fosse quello con il quale venne avvolto il corpo del Gesù di Nazareth.
    Le caratteristiche del telo usato per avvolgere il corpo di Guglielmo di Beaujeu e le ferite riportate dallo stesso, hanno fatto ipotizzare che la Sindone fosse il telo usato dai Templari per il corpo del loro Maestro. Si tratterebbe dell’immagine di Guglielmo e non di Gesù?
    Altre teorie sostengono che i Templari, possessori del telo sacro (quello attribuito a Gesù per intenderci) ne avessero fatto delle copie per scongiurare il rischio che l’originale andasse perduto o trafugato. Quello esaminato dagli scienziati e conservato a Torino non sarebbe l’originale.
    Ma, allora, dov’è la vera Sindone?
    Come sempre qualcuno ha tirato in ballo Leonardo da Vinci considerandolo l’unico capace, nella sua epoca, di realizzare un simile oggetto anticipando di secoli l’arte della fotografia. Leonardo avrebbe fotografato, dopo averlo decapitato, il cadavere di un uomo crocifisso realmente poi avrebbe aggiunto la fotografia del proprio volto. Una burla, un messaggio esoterico?
    Beh, Leonardo da Vinci ci ha abituato a entrambi.
    Leonardo da Vinci, però, è nato il 15 aprile 1452 e, quindi, se fosse lui l’autore della Sindone, cosa proteggevano i Templari due secoli e mezzo prima? Un’altra sindone? Quando il mistero si infittisce i “figli del dubbio” pongono quesiti e mantengono il pudore di non scimmiottare i troppi “figli delle certezze” che di questi tempi, si danno un gran daffare per contrapporre le loro teorie con l’unico risultato di intorbidire le acque della verità. Alcuni lo fanno per vanità, altri per un disegno preciso.
    L’ipotesi di Leonardo è formulata anche da Lynn Picknett e Clive Prince nel libro “La rivelazione dei Templari” (Sperling & Kupfer 1997).
    In un capitolo intitolato “Il codice segreto di Leonardo da Vinci” vi è un’ampia disquisizione sul quadro l’Ultima Cena che fin da una prima lettura dimostra come i due autori londinesi avevano preceduto, con le loro teorie, le affermazioni del successivo romanzo “Il codice da Vinci” di Dan Brown.
    Anche a questo ci si deve abituare quando in ballo ci sono gli “effetti speciali” realizzabili con la storia dei Templari.
    Ecco un passo dal libro dei due ricercatori inglesi che, di certo, non farà piacere a chi sembra intenzionato a instradare i fedeli verso la conferma che il telo sacro sia davvero quel lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù.
    “Crediamo che la Sindone sia stata la più oltraggiosa e riuscita truffa della storia. Ma essa è più di un inno discutibile all’arte dell’inganno. Siamo convinti che, realizzandola, Leonardo ottenne un duplice scopo: applicare una tecnica innovativa e codificare una convinzione eretica. In quell’epoca piena di contraddizioni e di superstizioni sarebbe stato estremamente pericoloso, come gli eventi dovevano mostrare, divulgare la tecnica primitiva della fotografia.” (12)
    Scomodiamo Friedrick Nietsche nel suo “Umano troppo umano” quando sostiene “La fede nella verità comincia con il dubbio di tutte le verità credute fino a quel momento” Questo è il metodo più onesto per fare storiografia! Tutto il resto, come già affermato, è vanagloria o squallida partigianeria.
    La verità sulla Sindone non sarà mai conosciuta ma questo non cambia le cose. Non cambia il valore del telo di Torino per chi ha fede e non cambia le convinzioni di chi dichiara, invece, che Gesù non è mai esistito.
    Nel nostro caso, quando ci si dichiara “figli del dubbio”, è naturale che si debba avere una po’ di “onesta malizia” e, quindi, certi avvenimenti moderni non possono passare inosservati soprattutto per le coincidenze in cui essi avvengono.
    Ci si riferisce al libro “I Templari e la Sindone di Cristo” di Barbara Frale (edizioni Il Mulino – giugno 2009) con il quale la giovane studiosa, dopo aver correttamente specificato che già nel 1978 lo storico di Oxford Ian Wilson aveva enunciato simile teoria, sostiene la tesi che il misterioso idolo bifronte, che sarebbe stato adorato dai Templari con il nome di Bafometto, altro non era se non la stessa Sindone.
    Pur non avendo l’opportunità di esaminare l’Archivio Segreto del Vaticano, di cui la dottoressa Frale è uno dei curatori, anche chi scrive ebbe, nel dicembre del 1997 in una conferenza alla Società Dante Alighieri, l’intuizione di identificare l’oggetto che aveva causato ai Cavalieri del Tempio l’accusa di idolatria, con il “sacro telo”.
    Secondo la studiosa del Vaticano viene dissipata definitivamente la confusione che il Bafometto fosse una rappresentazione di Maometto, sulla quale si erano basate molte accuse rivolte ai Templari, giungendo a ipotizzare un passaggio dei cavalieri cristiani all’altra fede ignorando, così, che la religione islamica non ammette l’iconografia.
    Convinti sull’onestà intellettuale della dottoressa Frale, ci lascia perplessi la coincidenza che il suo saggio sia stato pubblicato alla vigilia di una nuova esposizione al pubblico della Sindone, nel 2010, da parte delle autorità vaticane.
    Questa nostra perplessità cresce quando, a soli cinque mesi di distanza dal primo e ad altrettanti dalla ostensione della Sindone nel 2010, esce un nuovo saggio, sempre della Frale, intitolato “La Sindone di Gesù nazareno”. Con questo nuovo libro la studiosa afferma di essere riuscita a decifrare e a dare un senso alle scritte, invisibili a occhio nudo ma da anni scoperte, presenti attorno al volto della Sindone. Si tratterebbe della stampa, per impressione al negativo, di una specie di “certificato di sepoltura” di un uomo chiamato Yeshua Nazareni redatto da un funzionario mortuario dell’epoca impegnato a dare una identità a quel cadavere ricordando che avrebbe dovuto rimanere in isolamento per un anno prima di poter essere restituito ai congiunti.
    Nel corso di varie interviste successive alla pubblicazione di questo secondo libro la studiosa ha sempre specificato che il suo studio non rappresentava una conferma che il volto presente sul telo di Torino fosse quello di Gesù poiché simile affermazione di natura fideistica non spettava a lei. Benedetta signora, osserviamo noi, non poteva, allora, usare un titolo meno affermativo per il suo libro? La nostra simpatia verso la studiosa viterbese riceve un altro duro colpo quando leggiamo una sua dichiarazione sull’ipotesi di Leonardo da Vinci autore del falso. In un’intervista al quotidiano internet “il sussidiario.net” del 30 novembre 2009 la Frale afferma: “… nel Rinascimento non si aveva idea di quanto tempo il cadavere di un condannato a morte dovesse restare lontano dalle altre tombe. E via dicendo. Un falsificatore avrebbe usato parole di tutt’altro avviso. Mentre queste scritte sono paragonabili a nuovissime ricerche su questo terreno. Da dove diamine poteva trarre ispirazione il fantomatico anonimo medievale o Leonardo per inventarsele?“ Ma, osserviamo noi, se la Frale conosce queste cose perché non potevano essere a conoscenza anche di uno studioso cinque secoli prima di lei? Esistevano già allora gli amanuensi che, per fortuna della storia, tramandavano notizie ai posteri. No, queste argomentazioni sono troppo fragili per convincerci.

    CARATTERISTICHE E STORIA DELLA SINDONE. La Sindone è un telo di lino delle dimensioni di m. 4,41 x 1,13, contiene una duplice immagine avvicinata dal lato della testa del corpo di un uomo crocifisso. Il lenzuolo risulta rovinato gravemente dall’incendio avvenuto nel 1532 nella cappella di Chambéry nella circostanza venne intaccato dalle colate del metallo fuso del contenitore.
    Le prime testimonianze documentate della sua esistenza risalgono alla metà del XIV secolo e la vedono in custodia di Goffredo di Charney, omonimo e imparentato con il Precettore di Normandia che morì assieme al Maestro De Molay nel tragico rogo del 1314.
    Successivamente la Sindone passa alla casata dei Savoia che ne saranno proprietari fino al 18 marzo del 1983 data della morte di Umberto II che ne aveva disposto la donazione al Papa.
    Nel corso della Seconda Guerra mondiale la Sindone venne protetta nascondendola nel santuario di Montevergine ad Avellino.

    dal libro: “Templari il vero segreto” di Walter Grandis (ediz. WGE 2009/2010)

  12. Io sono propenso a sostenere la tesi che la sindone sia medievale, ricerche mi hanno portato a trovare testimonianze le quali raccontano che forma impressa sul telo sia quella di De Molay, crocifisso come Gesu´ per sbeffeggiarlo, fatto sopravivere alla tortura era stato avvolto nel discusso telo, ucciso in seguito sul rogo per non aver rivelato i segreti e l’ubicazione della maggior parte del tesoro dei Templari.

  13. Gesù non è mi esistito e i templari lo sapevano bene. Cristo è stato costruito sulla figura di San giovanni Battista da quel bandito di Costantino e la casta per detenere il potere temporale. http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosticismo/catari%20e%20i%20templari.htm

    Inoltre uno storico e ricercatore (ormai defunto) con dati alla mano ha esordito con queste attendibilissime conclusioni: http://www.mistic.it/laveritanegata/il%20grande%20inganno.htm

    Il potere dei templari era dato dal fatto che tenevano in pugno la chiesa con questo segreto e una volta diventati potenti erano scomodi e pericolosi , così essa complottò il loro sterminio con il re di francia che indebitato fino all’osso ottenne in cambio dalla chiesa una buona parte del tesoro templare. Anche Papa Luciani scoprì il documento segreto in vaticano e voleva divulgarlo, per questo fu ucciso.

  14. Cari Amici, sono un povero Cavaliere del Tempio. Mi pregio dire con profonda umiltà rispetto a tutti voi, che il più grande Tesoro custodito dai Templari è stato da loro trovato e vissuto per secoli. Esso non è arso con i Maestri semplicemente perchè lo avevano nascosto anche alle fiamme. Il Tesoro dei Templari è in realtà di tutti. E’ nascosto in luogo ove donne e uomini di oggi come di un tempo, difficilmente potranno trovare: nel profondo del Cuore. Li sono i segreti di Gesù. Così lontani ma così vicini. Filippo il Bello non è un Re. Dopo lo “Schiaffo di Anagni” non fu più neanche un Uomo. Così come il Processo ai Templari, sotto il dominio di un re che sottomise ad Anagni il Santo Padre, è disconosciuto da Uomini e Donne di Buova Volontà. Quel Processo è inesistente e i Templari di un tempo vivono nei nostri cuori ove arde l’ardore per la Vergine Madre e per Gesù, suo adorato Figlio, nostro Signore. Fabio Gallo

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