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Gruppi   Il Progetto Real Life Super Hero

I Supereroi esistono davvero

Uomini mascherati che proteggono le nostre città

di Serena Laudadio 11 settembre 2015

I Supereroi esistono davvero. Magari non volano e non hanno superpoteri. Ma, mascherati di tutto punto, sorvegliano le città, proteggono i senzatetto, e si occupano di persone scomparse.
Ecco il viaggio di Gialli.it in un mondo sommerso e poco conosciuto, fatto di uomini con maschera e costume, ma in carne e ossa: i Real Life Super Heroes.

Il fenomeno è già esploso negli Stati Uniti qualche anno fa. Ma che potesse arrivare in Italia, ed espandersi a macchia d’olio era veramente impensabile. Gente normale, impegnata nel mondo del lavoro, magari anche con una famiglia alle spalle, che decide di crearsi un costume, una maschera e un’identità fantastica per muoversi nelle metropoli, e vegliare le notti delle nostre maggiori città.
Si fanno chiamare Italian Heroes. E ce ne sono a Roma, a Chieti, a Firenze, a Torino e anche a Bergamo, Crotone e Siracusa. E stiamo parlando di quelli che hanno deciso di aderire ad un ‘progetto’ comune e quindi di farsi conoscere. Ma molti altri uomini mascherati, girano per le nostre città come Batman a Gotham City. Costume, maschera, ‘nome di battaglia’ e decine di interventi in situazioni a rischio.

Gruppi  II

L’idea è tutta americana. Lì hanno fatto le cose per bene. Un sito, un marchio comune,  “Real Life Super Heroes Project”, e una scheda che spiega i ‘poteri’ di ognuno. Saranno una trentina. Tra New York e le maggior capitali Usa. Si va da Mr. Xtreme a Thanatos, da Phantom Zero a Z. Passando per Samaritan e Death’s Head Moth. Nomi inquivocabili. Suggestione da fumettone Marvel. La gente non li ama eccessivamente. A volte ne ha anche paura. Ma loro ‘proteggono’ le città. Nascondendosi nel buio e intervenendo in casi di aggressione, o segnalando rapine e furti alla polizia locale.

dark hood

In Italia si cominciò a parlare di questi curiosi supereroi quando a Torino, durante la visita del Papa, Dark Hood, un uomo incappucciato ormai noto in città, fu fermato perché si pensò potesse avere una bomba nascosta sotto al mantello. Dark Hood aveva un pacco di cibo che stava portando ai barboni, nei pressi di alcune chiese.
Fu l’occasione per scoprire un fenomeno di cui si sapeva molto poco. “Non siamo pochi – disse il ragazzo che di giorno fa l’informatico – e facciamo del bene. Ci occupiamo delle persone che dormono per strada, ma anche di persone scomparse”.
Dark Hood ha un sito e spesso distribuisce volantini per aiutare le famiglie che cercano loro cari spariti nel nulla. Perché lo faccia con una maschera non è chiarissimo. Ma tant’è. Lui ce la mette tutta. E tenta di dare il suo contributo.
E’ lui che svela quanti ‘supereroi’ ci sono in Italia e dove operano. Sono tredici. Tutti in costume e maschera e dei nomi fantasiosi. Chiedono solo di essere contattati per qualsiasi tipo di aiuto.
Anche in Italia chi li ha visti muoversi di notte ha cambiato strada. Ma loro vanno avanti nella loro missione. Perché? “Per dare un aiuto alla società. E perché utilizzando una maschera è più facile ottenere informazioni e capire cosa accade veramente nelle notti cittadine. E anche perché, in fondo, la gente vuole sognare”.
Sarà. Ma per ora c’è molta perplessità su questo inevitabile fenomeno da overdose di film e fumetti dedicati agli uomini dai superpoteri.

 

 

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