Klaus Fuchs, tecniche di spionaggio

In dei file segreti la verità sull'uomo che regalò all'Urss la bomba atomica

di Serena Laudadio 21 agosto 2015

Quando morì, nel gennaio del 1988, il mondo intero pensò che si sarebbe portato nella tomba tutti i suoi misteri. E le sue ‘trovate’ da spia doppio giochista. Ora, invece, la storia dell’uomo che passò all’Unione Sovietica i segreti nucleari Usa, è finalmente un libro aperto. Svelate le tecniche di spionaggio di Klaus Fuchs: palline da tennis e riviste porno per mettere in ginocchio l’America.

Capita sempre così. Una vita avvolta nel mistero, e poi, in un’attimo, una verità che un po’ fa anche ridere.
Klaus Fuchs era una spia al soldo dei russi. Quando lo arrestarono disse: “Sono fiero di aver impedito la guerra nucleare e di aver dato all’Urss la possibilità di opporsi con la stessa efficacia ad eventuali attacchi della bomba H”. Ma gli americano storsero la bocca. Non erano esattamente d’accordo. Erano convinti della loro supremazia. E sapevano che la bomba atomica gli avrebbe permesso di sentirsi l’uniga grande superpotenza al mondo. Quando capirono che Fuchs li stava tradendo, capiranno anche che le loro certezze erano carta straccia, ormai.
Fu processato e arrestato. Rimase in carcere nove anni dei 14 a cui era stato condannato. Poi venne rilasciato. E in Germania dell’Est il presidente Herich Honecker ha sempre parlato di lui come di un eroe del socialismo, una fede che non ha perso sino all’ ultimo, rimanendo un convinto marxista.
Vabbè. Sono cose controverse. E’ la Guerra. E la guerra non si è mai capita fino in fondo.
C’è una cosa, però, che era sempre rimasta nell’aria, sospesa. I segreti di Fuchs. Il ‘come’ fosse riuscito, un tranquillo fisoco figlio di un pasore luterano, a spostare, traferire, tante informazioni. E tutte di un’importanza epocale.
Semplice. Con delle palle da tennis e delle riviste porno.
Già. Sembra uno scherzo. Ma in queste ore in cui il mondo intero racconta le tecniche della spia che venne dal… caldo, quello che più salta all’occhio è che negli anni della guerra fredda lo spionaggio era un gioco costruito sulla quotidianità dei gesti e delle azioni. Bastavano due palline da tennis per segnalare la posizione di Klaus, o delle riviste per soli adulti gettate in un giardino per avvertire qualcuno che c’era bisogno di incontrarsi, e che bisognava consegnare documenti importanti.
Segni, piccole cose, gesti che capiva solo chi doveva capire. E allora anche una bomba atomica diventa una cosa piccola piccola. Ed è difficile definire il confine tra l’enormità e i dettagli.
Nei file segretissimi che sono spuntati sulle attività di Fuchs c’è il pub dove incontrava i russi (a Wood Green, nei sobborghi londinesi), o il ‘gessetto’ che serviva per disegnare righe che avrebbe annunciato “incontro troppo pericoloso, evitare”, e si racconta che una serie di informazioni riservate venivano pubblicate tra le righe di riviste per soli uomini. La Storia tra le piccole cose. Ma furono proprio queste tecniche che permisero a Fuchs di vincere la sua guerra, e rovinare la festa agli americani.

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