Hitler? E’ morto in Brasile nel 1984

di Gialli.it 26 gennaio 2014

Ritornano gli spettri del nazismo e rispunta l’Operazione Odessa. Il grande piano di fuga per i gerarchi del Reich sopravvissuti alla guerra e messo a punto da Himmler con il presunto accordo del Vaticano.
Questa volta al centro dei sospetti c’è addirittura lui: Adolf Hitler. Il Führer della Germania non sarebbe morto suicida  il 30 aprile 1945 nel bunker situato circa 8 metri sotto il giardino della Reichskanzlei, a Berlino, ma in Brasile. Quarant’anni dopo.
di Ciro Sabatino

A volte ritornano. C’è poco da fare. E se si parla di Lui poi, la storia ci ha insegnato che possiamo aspettarci di tutto. Lo spettro di Adolf Hitler continuerà ad apparire e scomparire su questa terra con la stessa insistenza del fantasma di Marley, nel Canto di Natale di Dickens.
Lo hanno visto dovunque. Il numero di segnalazioni del Führer vivo e vegeto nonostante una morte raccontata da tutti i libri di storia è secondo solo a quelle del buon Elvis Presley. Che potrebbe essere anche il nostro vicino di casa e nessuno si stupirebbe più di tanto.
Questa volta l’ultima verità sul ‘Cancelliere del Reich’ arriva dal Brasile.  Porta la firma di Simoni Renee Guerreiro Dias. Una giornalista sudamericana (che insegna Educazione artistica), che da qualche giorno sta facendo impazzire il web con un libro che reca, in calce, una foto di Adolf Hitler, abbracciato con una ragazza di colore, e datata 1980!
Poco importa se in quel periodo il Führer avesse quasi novant’anni. La Guerreiro Dias non ha dubbi. Hitler finse il suicidio e si rifugiò nello stato brasiliano del Mato Grosso, in una piccola località al confine con la Bolivia.

Operazione Odessa
Il libro è apparso in Italia qualche giorno fa. E si è guadagnato subito l’attenzione dei media. Ma c’era da aspettarselo. Perché la tesi sostenuta dall’autrice non è affatto nuova. Anzi.
Sono anni che si favoleggia di un presunto piano di fuga di tutti i dirigenti nazisti proprio in direzione america latina.
L’Operazione venne chiamata ‘Odessa’ e venne messa a punto da Heinrich Luitpold Himmler, quando si rese conto che ormai era tutto perduto.
L’idea era semplice. Sfruttare la complicità del Vaticano, e permettere ai gerarchi fascisti e ai capi delle SS sopravvissuti alla guerra, di raggiungere mete sicure passando di monastero in monastero.
Nacque così la leggenda della Via dei Monasteri (conosciuta come ‘ratline’ o “via dei ratti”) e a farne le spese fu anche monsignor Giovan Battista Montini. L’uomo che di lì a poco sarebbe diventato Paolo VI. Accusato di aver coperto la fuga, su incarico di papa Pio XII, di Luigi Federzoni, ministro delle Colonie e dell’Interno e per dieci anni presidente del Senato.
Nel caso del Führer, la faccenda è ancora più semplice. Perché, come si sa, il suo corpo, e quello della sua compagna Eva Braun, non è mai stato identificato con certezza. E sulle ultime ore nel bunker di Berlino si è molto favoleggiato.
E’ facile, quindi, ipotizzare un falso suicidio e una fuga rocamblesca verso località sicure e impenetrabili.
E’ solo di qualche mese fa un libro che racconta di un Hitler in Argentina, sposato con la Braun, e padre di una ragazza nata agli inizi degli anni ’60.

Sulla lapide solo: Adolf Leipzig
Questa volta Hitler è riapparso in Brasile, e pare abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita con donna di nome Cutinga, evidentemente non di razza ariana.
Simoni Renee Guerreiro Dias fornisce ai suoi lettori anche una fotografia. E spiega che il Führer non solo visse per anni a Nossa Senhora do Livramento, una cittadina di 11 mila abitanti, nel cuore del Mato Grosso, ma che da quelle parti lo conoscevano tutti. E tutti lo chiamavano “alemao velho”, (il vecchio tedesco).
Ora il corpo di Hitler sarebbe sepolto in questa cittadina. E sulla lapide c’è il nome di tal Adolf LeipzigLa Guerreiro Dias: chiude il suo scoop con una provocazione “Esistono ancora dei parenti del Führer. Facciamogli il Dna e confrontiamolo con i resti di Hitler conservati in quel cimitero. Capirete che ho ragione io”.
Una cosa del genere non avverrà mai. Una sola cosa è certa che il librino “Hitler in Brasile, la sua vita e la sua morte”, sta scalando tutte le classifiche.
Naturalmente.

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2 pensieri su “Hitler? E’ morto in Brasile nel 1984”

  1. Pingback: Anonimo
  2. Tutte cazzate, Hitler si è sparato una bella pallottola in quella testaccia assassina nel 1945, il resto è solo fantasia per vendere libri e far quattrini! !

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