Speciale: ecco gli hacker più famosi di tutti tempi

di Gialli.it 22 febbraio 2011

Qualcuno ha detto: ”Solo il computer spento è un computer sicuro.” Questa è l’unica verità che rimane ancora valida. Anche per un hacker.  Da Richard Matthew Staliman, il filosofo,  al misterioso Zyklon, Gialli.it vi presenta i più famosi pirati informatici di tutti i tempi.

di BRUNO MATTIA GALLO

Chi non ricorda l’incipit del film “Wargame”?
La storia di un ragazzo David Lightman che accidentalmente riesce a interfacciarsi con il supercomputer WORP  rischiando di far scoppiare la terza guerra mondiale. Nel 1983, il web è appena agli inizi. Il film ha il pregio di far conoscere al grande pubblico le potenzialità della rete e il termine Hacker. La rete delle reti, Internet, aveva da poco inventato un nuovo luogo dove giocare: il Cyberspazio, quella che alcuni chiamano la quinta dimensione.
Nel 1984 Steven Levy scrive il libro “Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica” e contemporaneamente la tecnologia dei microchip e della Local Area Network (LAN) iniziano a far presa nel mondo.
Sta nascendo una nuova età dell‘oro, quella del silicio, e migliaia di persone incominciano a corromperla.

Richard Matthew Staliman, il filosofo
Il primo hacker della storia è  Richard Matthew Staliman, laureato con lode ad Havard nel 1974. La sua  filosofia open source “Software libero” fu ostacolata dalle varie aziende che, attirate dalle possibilità di ingenti guadagni, cominciarono ad applicare copyright e diritti di licenze per limitarne la libertà di diffusione o la copia. Grazie alla sua grande abilità di programmatore violò tutte  protezioni poste a difesa dei programmi e rese pubbliche alcuni dei codici sorgenti. In seguito Staliman, si licenziò dal MIT  per dedicarsi al suo progetto di vita insieme al Linus Torvalds : Il Progetto GNU/LINUX ovvero la creazione del Software libero.  Entrambi rappresentano, ancora oggi, l’aspetto più nobile del fenomeno hacker.

Kevin Mitnick detto il Condor
L’hacker più famoso, e senz’altro anche il più bravo della storia, penetrò il server principale di una  compagnia telefonica nel 1981, alla tenera età di 17 anni, e reindirizzò le chiamate a suo piacere. Il suo primo grande successo fu quando riuscì ad entrare in un computer del Pentagono. Mitnick attaccò i computer più protetti dell’epoca e riuscì a copiare gran parte dei file del Dipartimento della Difesa negli Stati Uniti. L’intrusione, ad ogni modo, fu rilevata da un amministratore, che diede l’allarme. L’indagine dell’FBI portò, dopo molto tempo, all’arresto di  Kevin Mitnick, nel 1989 nel campus dell’università. E’ doveroso segnalare che Mitnick fu scoperto grazie all’aiuto di altri due famosi hacker Tsutomu Shimomura e Justin Tanner Petersen che si guadagnarono uno sconto sulla pena. Il Condor fu processato e condannato a cinque anni per accesso illegale a sistemi informatici. Oggi è un consulente di sicurezza e possiede una società propria: Mitnick Security.

Kevin Poulsen
L’attuale capo redattore opinionista di “Wired USA”, in passato era noto per attività d’altra natura. Nel 1983, a 17 anni, riuscì a penetrare in diverse reti, riuscendo a farsi una passeggiata anche  nel sistema informatico legale statunitense. Le sue vittime predilette erano le compagnie televisive e radiofoniche. Riusciva sempre ad essere il primo a rispondere e vincere i quiz telefonici a premi. E’ passata alla storia la sua impresa di vincere una Porsche 944 messa in palio da un emittente televisiva al 102° ascoltatore che avrebbe telefonato, inutile dire che Kevin alla 101° telefonata bloccò tutte  le linee e si aggiudicò il primo premio. Fu arrestato, nell’aprile del 1991, e condannato a quattro anni di prigione, la sentenza più pesante mai inflitta ad un hacker, fino a quel momento.

Robert Tappan Morris
Gli hacker non amano solo  entrare nelle reti per rubare dati, ma alcuni creano ed immettono dei  programmi per infettare la maggior parte dei computer allo scopo di dimostrarne la scarsa sicurezza e la velocità di propagazione del danno. Il programmino in questione si chiama Worm (verme).  Il concetto è un po’ diverso da quello dell’attacco classico, ma usa agli stessi principi: invece di penetrare personalmente in una rete, si manda un piccolo programma a farlo che scrive parti di codici nei computer infetti.
Sulla base di questo semplice concetto, Robert Tappan Morris, oggi professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology), scrisse il primo worm di Internet nel 1985. Lo scopo principale del programma era la curiosità, cioè stimare le dimensioni della rete, in termini di computer collegati. Ma Morris sottovalutò l’esperimento e in poche ore, il worm si diffuse senza limiti, infettando migliaia di macchine. Si mobilitarono diverse squadre di programmatori, che impiegarono diversi giorni per risolvere il problema. La stima fu di 6000 computer infetti e un danno di circa 90 milioni di dollari.
Morris fu la prima persona condannata per violazione del Computer Fraud and Abuse Act, una legge approvata appena due anni prima, La pena? Tre anni con la condizionale, 400 ore di servizi socialmente utili e 10.050 dollari di multa.

Vladimir Levin
Certe volte l’hacker non è mosso solo dalla curiosità o gusto della sfida, ma anche dal denaro.  Riuscire a entrare nel sistema informatico di una banca del circuito CITIBANK per ottenere un illecito guadagno è il caso di Vladimir Levin, che rubò diversi milioni di dollari, in circostanze ancora poco chiare. Pare che tramite una semplice connessione analogica abbia avuto la possibilità di trasferire 10 milioni di dollari su altri conti in Europa e Israele con l’aiuto di tre complici che dovevano semplicemente ritirare il malloppo. Furono arrestati quando si recarono in banca per prelevare i fondi rubati. Gli interrogatori condussero a Levin, che lavorava come programmatore a San Pietroburgo, in Russia. Fu arrestato nel marzo del 1995, nell’area passeggeri dell’aeroporto di Heathrow, a Londra, mentre tentava la fuga. Il processo finì nel febbraio del 1998, con una condanna a tre anni di prigione. Rimane ancora oggi il sospetto che Levin sia stato solo una pedina manovrata da altri hacker russi come il misterioso Arkanoid.

Zyklon  (Sconosciuto)
Nel 1999 alcuni dei più importanti siti statunitensi, come quelli della casa bianca e l’esercito, furono  sotto il bersaglio di attacchi vandalici. La prova della riuscita intrusione era data dai numerosi scarabocchi o messaggi scritti nelle pagine web.  Il più famoso, opera di un certo Zyklon, recitava : “Crystal, ti amo sul sito della CIA, firmato “Zyklon”. Impressionante.

Michael Calce  detto  Mafiaboy
E’ l’uomo che è entrato nei siti di Ebay, Yahoo, Buy, ma anche quelli di alcune università (Berkeley e MIT). Al tempo della sua massima attività come cracker aveva circa 15 anni. Dopo la sua carriera è stata tua in discesa. E’ lui l’utore di una serie di attacchi informatici del tipo DoS (Denial of Service) nei confronti di Amazon Dell, CNN ed AOL. Questo tipo di attacco criminale consiste nel paralizzare le attività del server colpito, in modo da non renderlo più capace di erogare alcun tipo di servizio.  Altri siti violati sono stati rintracciati negli USA, nel Regno Unito, in Danimarca, Corea ed il suo paese natale, Canada.
Mafiaboy braccato, si è dichiarato colpevole e pentito dopo l’arresto avvenuto nel 2000. I danni causati alle società furono stimati in circa 1.8 miliardi di dollari.

Torricelli detto Rolex
Tra i bersagli preferiti dagli Hacker, spicca la NASA. Probabilmente sostituire alcune pagine del sito ufficiale con materiale pornografico è stata una tentazione troppo grande per Torricelli. Specializzato nel violare circa 800 siti di e-commerce, rubò nel 2001, i numeri delle carte di credito con relativi codici di sicurezza. Quando fu arrestato, fu trovata nella sua abitazione merce acquistata illegalmente per un valore di circa 100.000 dollari.

L’elenco dei crimini informatici è in continuo aumento e data l’incidenza del computer nella vita di ogni individuo bisogna solo sperare che le autorità siano capaci di reggere il passo.
Nel 1997,durante la conferenza internazionale sui Cybercrime, il direttore dell’ FBI Louis J. Freeman, cercò di spiegare il pericolo incombente con questo discorso : “Oggi, quando i nuovi agenti dell’Fbi si diplomano presso la nostra accademia di addestramento in Virginia, escono dalla scuola con le armi e il distintivo ma anche con un computer portatile. Alla ricerca delle prove, cercheranno e sequestreranno hard disk e dischetti invece delle montagne di scatole di documenti e carte che i loro predecessori, incluso il sottoscritto, erano soliti sequestrare come supporto per le loro indagini”.

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