"Ucciso in un bordello a Pigalle" La verità sulla morte di Miller

di Gialli.it 23 luglio 2009

Sarebbe stato torturato e ucciso dai nazisti uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi. La rivelazione arriva in un libro in questi giorni distribuito in America. L’autore è Hunton Downs, il testo si intitola The Glenn Miller Conspiracy è getta una luce inquietante sulle ultime ore di Glen Miller il papà di Moonlight Serenade.

di CIRO SABATINO

Se una di queste notti vi capiterà di beccare il film lo vedrete morire in volo. Per un errore del cavolo. Mentre su un piccolo aereo si sposta da Parigi a Londra.
Ha gli occhi teneri di James Stewart, l’eleganza un po’ triste di una vecchia star di Hollywood.
E’ il classico film da notti d’estate. Quello da guardarsi da soli, per far passare il tempo e accendersi l’ultima sigaretta.
Lui, quello che si muove sullo schermo col cappotto grigio che nasconde il frac e il papillon, è Glenn Miller. Professione trombonista. Ma soprattutto jazzista. Uno dei più grandi di tutti. Nel film muore da eroe sfortunato. Nella vita, quella vera, in un bordello di Parigi. Sfiancato dalle torture di una squadraccia nazista che avrebbe voluto costringerlo a farli arrivare fino ad Eisenhower. Per ucciderlo.

L’ultima verità sulla misteriosa morte di uno dei grandi del jazz della fine degli anni ’30 è scritta in un libro che in questi giorni è su tutti gli scaffali delle librerie americane.  “The Glenn Miller Conspiracy” è firmato da Hunton Downs, l’uomo che ha passato una vita intera a tentare di capire cosa realmente accadde il 15 dicembre 1944. Cosa realmente accadde sul Noorduyn ‘Norseman’ C-64 che sorvolava la Manica in direzione Parigi.

Cinquant’anni per avere una risposta. Un conferma ad un dubbio che covava da sempre. Quella notte, su quel piccolo veicolo col muso diretto verso la Francia, Glenn Miller non c’era.  Per un motivo molto semplice. Perché il 15 dicembre 1944 nessun aereo si alzò in volo. Nessun aereo scomparve sull’Atlantico.
Il viaggio e l’incidente fatale se lo inventarono quelli del Sicherheitsdienst. Il Servizio segreto delle SS. Per giustificare la scomparsa dell’uomo che era stato incaricato dal governo americano  di trattare una tregua con i tedeschi. Per far finire la guerra.

Sweet Glenn. La strana morte di un eroe del jazz
Per chi non lo conoscesse, o per quelli che sono troppo giovani per ricordare, Alton Glenn Miller fu uno dei più amaticompositori e maestri d’orchestra degli anni d’oro dello swing. I suoi detrattori dicevano che era il padre dello “sweet”. Lo swing un po’ sdolcinato e commerciale che però riempiva i teatri e la sale da ballo. Quando arrangiò “In the mood”, o la splendida “Moonlight Serenade” ci fu poco da “detrarre”. Quei pezzi divennero la colonna sonora di un’epoca.
Nel ’42 fu il primo jazzista a portarsi a casa un disco d’oro per l’incisione di “Chattanooga Choo Choo”. Il brano vendette un milione di copie in meno di tre mesi.  E da quel giorno il Disco d’Oro è il premio più ambito di tutti i musicisti del mondo.
Qualche mese dopo si arruolò nell’aviazione militare americana. Due anni dopo morì in circostanze mai chiarite fino in fondo. Forse mentre volava tra Londra e Parigi.
Il mistero della sua morte è legato al fatto che il suo corpo e i resti dell’aereo (un Noorduyn ‘Norseman’ C64, di produzione canadese) su cui probabilmente viaggiava, non sono mai stati ritrovati.

Fu allora che cominciarono a circolare strane storie su una sua presunta missione segreta al servizio di Dwight David “Ike” Eisenhower. L’uomo che diventerà il trentaquattresimo presidente degli Stati Unita d’America.

Operazione Eclisse
“Era idolatrato dagli alleati, ma anche dai soldati tedeschi, mentre Himmler temeva che i suoi appelli potessero minare il morale delle truppe”. Downs non ha dubbi. “Era l’uomo giusto per l’Operazione Eclisse”.
Secondo lo scrittore, che in questi giorni ha presentato “The Glenn Miller Conspiracy”, il trombonista fu scelto dal governo americano per contattare, nel dicembre 1944, il comandante della Wehrmacht al quale doveva sottoporre una proposta di armistizio da parte degli Alleati. L’operazione venne chiamata OperationEclipse. Ed era stata studiata nei minimi particolari.
Miller doveva infiltrarsi nelle linee nemiche ed entrare in contatto con il comandante in capo dei nazisti per il settore ovest, Karl Rudolf Gerd von Rundstedt. Obiettivo: riuscire a concordare una tregua. Tentare di far finire la guerra con largo anticipo.

Cosa sia accaduto di preciso in quei giorni forse rimarrà per sempre un mistero, ma è probabile che quelli della Sicherheitsdienst, avuto sentore della missione, abbiano messo in atto un piano per bloccarla.
Il compito di fermare l’Operazione Eclisse fu affidato all’austriaco Otto Skorzeny, famoso per aver liberato Benito Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, il 12 settembre 1943, con l’Operazione Quercia. Nella sua biografia Downs scrive che Skorzeny guidò il rapimento del musicista e che lo torturò per giorni in un bordello di Pigalle. “I tedeschi  – dice Downs – torturano Miller ed alla fine lo gettarono in strada davanti al bordello quando era già morto o ancora in coma”.
L’ultimo atto di Skorzeny fu spargere la voce che il musicista aveva avuto un infarto mentre era in compagnia di una prostituta.

Si chiude così l’ennesimo capitolo sulla strana morte di uno dei padri dello swing. A noi non resta che far partire Moonlight Serenade. Così. Tanto per accenderci l’ultima sigaretta di una qualsiasi notte d’estate.

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2 pensieri su “"Ucciso in un bordello a Pigalle" La verità sulla morte di Miller”

  1. Ma come sarebbe? Prima i nazisti spargono la voce che Miller è annegato in mare e poi lo fanno trovare morto a Pigalle?

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