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Quando la Regina disse: “Trovate Nessie”

Elisabetta II voleva finanziare ricerche sul mostro di Loch Ness

di Ciro Sabatino 5 settembre 2015

Elisabetta II voleva finanziare delle ricerche su Nessie, il mostro di Loch Ness.
In un documento, ritrovato nell’archivio dell’Università di Cambridge, la Regina d’Inghilterra, chiedeva a sir Peter Scott, il fondatore del WWF, di accelerare le sue ricerche per quella che considerava una scoperta fondamentale per il Regno Unito.

Che Elisabetta avesse un debole per Nessie, era una cosa di cui s’era già parlato.
La Regina passava molto tempo a Balmoral, una tenuta scozzese a 70 miglia dal lago di Loch Ness. E la storia di quella creatura leggendaria l’aveva sempre affascinata.
Il fatto, invece, che avesse scritto ad uno studioso che da anni tentava di ‘beccare’ il mostro, è una novità assoluta.
Lui si chiamava Peter Scott. E, nel 1960, ai tempi della nostra storia, era conosciuto soprattutto per essere il figlio del capitano Scott. Un ricercatore antartico, noto in tutto il Regno Unito.

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Peter era stato un ufficiale della Royal Navy. Poi, dopo la guerra, si era ritirato in Scozia dove svolgeva il suo primo lavoro. Era un naturalista, ed era anche molto stimato, tra gli zoologi. Non è un caso che nel 1961 sarà tra i fondatori del WWF proprio insieme a Filippo di Edimburgo, marito della Regina.
Prima di lanciarsi nel progetto di un’organizzazione internazionale di protezione ambientale come il WWF, sir Peter Scott aveva trascorso molti dei suo anni a scandagliare il lago di Loch Ness. Nell’assoluta convinzione che il mostro esistesse.

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Erano anni in cui Nessie teneva banco. In Scozia arrivavano decine di ricercatori da tutto il mondo. E non passava gorno che i giornali non pubblicassero qualche ‘clamorosa novità’.
Peter Scott era uno di quelli che si muoveva con discrezione. Senza clamori. E un po’ per il suo nome illustre, un po’ per l’amicizia con Filippo di Edimburgo, un bel giorno decise di scrivere alla Regina.
In realtà non scrisse direttamente ad Elisabetta II. Ma al suo segretario particolare, Martin Charteris. Che filtrava e smistava tutta la corrispondenza del sovrano.
Chissà. Forse non s’aspettava di avere neanche una risposta. E invece Elisabetta II rispose.

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I documenti rinvenuti dall’archivio di Scott a Cambridge e presentati da The Independent svelano una fitta corrispondenza tra Scott e la Regina. Con lei, la sovrana del Regno Unito, che non solo alimenta gli entusiasmi del ricercatore promettendo un ‘concreto intervento’ della Corona, ma scherza anche dicendo, più o meno: “Se troviamo il mostro, Nessie diventa il mio scecondo nome”. E poi concludendo: “Per l’Inghilterra sarebbe una grande conquista poter dimostrare che un animale finora sconosciuto esiste”.
Peter Scott c’ha creduto a lungo a quella promessa. Ma di soldi non ne sono mai arrivati.
Nel  1962 fondò un gruppo privato – il Loch Ness Phenomena Investigation Bureau (LNPIB) – con l’aiuto di un suo compagno di guerra e punto. Niente soldi, niente mostro.
Solo la beffa di aver creduto e ‘sponsorizzato’, molti anni dopo, la famosa foto di Robert Rines, dove si vede una ‘pinna’ di Nessie.
Quell’immagine era ritoccata. Ma sir Peter Scott era troppo vecchio per capirlo. Ormai.
Morirà nel 1989. E nessuno si ricorda se Elisabetta abbia mandato dei fiori. O no.

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