Dudù, professione truffatore

di Gialli.it 12 settembre 2009

“Operazione San Gennaro” (anno 1966) è di fatto la storia tutta napoletana di Armanduccio Girasole (lo interpreta un Nino Manfredi spettacolare), noto nei vicoli del Quartiere Sanità come Dudù, ladro, truffatore, contrabbandiere, sciupafemmine, alle prese col colpo più grosso della sua vita.

di LUCA FALCONE

Eh, già, perché un giorno il vicolo risuona di voci. “Patane americane per Du-du-duicient lire ‘o chil! Patane speciali!” gridano gli amici. Ed infatti sulla sua terrazza Dudù vede arrivare davvero qualcosa di speciale: una californiana di nome Maggie, bellissima, che lo invita a cimentarsi nel furto del secolo: trenta miliardi di lire in oro e gioielli. Gelosamente custoditi in cattedrale, nella Cappella di San Gennaro, ed utilizzati per ornare la statua del santo durante la processione. Il famoso tesoro del patrono, insomma.

Dudù trasecola, ringrazia e declina: per qualunque Napoletano si tratta di un vero e proprio sacrilegio, un atto blasfemo che per chiunque l’abbia posto in essere non può restare privo di conseguenze terribili. Poi però un po’ il fascino di Maggie (Senta Berger è da infarto!), ma più che altro quello di un’immensa fortuna tale da renderlo una vera celebrità e da risollevare le sorti della povera gente del suo quartiere, che lui già sogna trasferita in blocco al Vomero, portano Dudù a chiedere consiglio a chi considera un vero e proprio padre: don Vincenzo “il Fenomeno” (è Totò, un fenomeno davvero!), il re di Poggioreale. Il quale gli consiglia di rivolgersi allo stesso santo e di chiedergli il  permesso.

E così entra in gioco l’altro protagonista del film: San Gennaro stesso! Mirabile il dialogo/monologo con la statua, durante il quale Dudù promette mari e monti e rinfocola addirittura la rivalità con santi che danno il nome ad intere città: San Marino, San Francisco, San Tropez! Ed infine, dopo quello che sembra il colloquio con un vecchio amico di sempre, interpreta il primo raggio di sole dopo la pioggia come un assenso. Il gioco è fatto, ora non c’è che da rubare il tesoro. E’ più facile a dirsi che a farsi, però! Le vicissitudini sono molte: uomini di Dudù arrestati, soci di Maggie morti per indigestione di cozze, ed infine, quando tutto riesce, Maggie stessa che, fregando tutti, scappa via con trenta miliardi di lire in borsa. Per Dudù è davvero troppo: tanto lavoro fatto ed in mano un pugno di mosche, e la sua mamma Assunta, che pure  lo ha allevato, che invoca contro di lui l’ira del santo.

Non può finire così! Ed infatti, grazie a don Vincenzo, Dudù blocca addirittura un aeroplano a Capodichino e cala sulla fuggitiva come un falco. L’ultimo fregatura però gliela assesta l’improvvisa e imprevista comparsa del cardinale Aloisio in persona, l’arcivescovo di Napoli: il tesoro torna al suo posto e Dudù si consola con l’abbraccio corale della sua stessa gente, quella a cui lui voleva far fare la bella vita, ma che lo porta in trionfo perché invece lo considera l’eroe che ha salvato il tesoro dai ladri.

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