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Il giallo del ‘Giuditta e Oloferne’

Dubbi sull'attribuzione a Caravaggio

di Ciro Sabatino 13 aprile 2016

Una nuova versione di Giuditta e Oleferne, a firma di Michelangelo Merisi da Caravaggio, è stata ritrovata in una vecchia casa di Tolosa grazie ad una perdita d’acqua della soffitta.
Era lì da 150 anni, dicono. E ora varrebbe 120 milioni di euro. Cifra da capogiro ma che non spaventa il Louvre pronto all’acquisto. Dicono.
Ma quel quadro è veramente di Caravaggio? Dopo il clamore di ieri molti esperti, soprattutto italiani, cominciano ad avere qualche dubbio. E sulla tela attribuita al pittore maledetto cala un’ombra lunga con venature di giallo. Vediamo cosa sta accadendo e quali sono le ipotesi che si rincorrono in queste ore.

Intanto la notizia
La tela, 144 x 173,5 centimetri sarebbe stato ritrovato due anni fa in una vecchia casa di Tolosa. Nel sud della Francia.
La scoperta avvenuta per caso. Una perdita d’acqua da una soffitta, un intervento per riparare al danno, e spunta il capolavoro. Giuditta e Oloferne. Un’opera che Caravaggio aveva già dipinto nel 1599, su commissione del banchiere Ottavio Costa. E attualmente esposta a Palazzo Barberini. A Roma.
Una seconda versione, dunque. Databile intorno al decennio 1600/1610. Forse proprio nel 1607. Quando il pittore era a Napoli ospite della marchesa Costanza Colonna.
Secondo gli esperti francesi quel quadro, nel quale Giuditta è vestita di nero (in quello esposto a Roma ha invece il corpetto bianco), sarebbe attribuibile a Michelangelo Merisi. Ed è in uno ‘stato di conservazione eccezionale”. Tanto che il governo francese avrebbe bloccato l’opera dichiarandola ‘tesoro nazionale’ e vietandone l’esportazione per trenta mesi. Il tempo di permettere al Louvre di trovare i soldi per acquistarla. Cifra pattuita, se il quadro si dovesse confermare un Caravaggio, 120 milioni di euro.
La notizia è stata data ieri in una conferenza stampa da una società d’expertise parigina. Ed il compito di spiegare ai giornalista di mezzo mondo che quel dipinto è di Caravaggio è stato assegnato ad Eric Turquin. Uno dei massimi esperti del pittore.
Fino a ieri sera gli hanno creduto in molti. In queste ore, però, il mondo accademico e quello degli esperti d’arte comincia a sollevare qualche dubbio.
Oltre ad una serie di caratteristiche del quadro, che anche ad un occhio non esperto, rimanda poco al Caravaggio cui siamo abituati, c’è il problema della ‘storia’ di quel dipinto.
Ed è su questo aspetto che comincia il giallo.

Intanto diciamo una cosa
Di una seconda copia di Giuditta e Oloferne si è sempre favoleggiato.
Anzi. Alcuni testi danno per scontata la sua esistenza. La seconda versione dell’opera realizzata nel 1599, fu realmente dipinta da Caravaggio mentre era a Napoli. Solo che il quadro scomparve all’improvviso e se n’era persa ogni traccia.
Secondo Turquin il quadro raggiunse Tolosa nel XIX secolo. Perché gli attuali proprietari sono dei discendenti di un ufficiale dell’esercito napoleonico che come si sa saccheggiò molte opere italiane, per portarsele in Francia.
L’opera sarebbe rimasta nascosta in soffitta proprio per evitare che Napoleone se ne impossessasse.
Fin qui tutto plausibile. Ma la controversia è un’altra. Dov’era la seconda versione di Giuditta e Oloferne ai tempi di Napoleone? A Napoli? A Roma? Questo è il mistero.
Quel quadro scomparve già ai tempi di Costanza Colonna. E qualcuno sostiene che non fu mai dipinto. O che quella fu proprio la tela che Caravaggio portò con sé, durante la sua ultima fuga, per tentare di ottenere la grazia papale e sfuggire alla condanna a morte per il delitto di Ranuccio Tommasoni.
Se questa ipotesi fosse confermata quel quadro varrebbe veramente un patrimonio. Altrimenti i francesi hanno preso l’ennesimo granchio. E va bene così.
Vi terremo aggiornati.

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