BRIAN JONES E’ STATO UCCISO

in un’intervista inedita la sconvolgente verità

di Felicia Cortese 28 Luglio 2019

Lo trovarono su fondo di una piscina. Nella sua villa, a Cotchford Farm, nel Sussex. Il 3 luglio del 1969. Era il fondatore dei Rolling Stones, eppure ci misero poche ore per redigere il referto: “Morte per annegamento”. Cause: “Assunzione di alcool e droghe”. Capitolo chiuso. Il destino di Lewis Brian Hopkin Jones, era scritto da troppo tempo.
La pietra rotolante aveva ormai superato quel limite sottile tra il bene e il male, la voglia di vivere e quella di farla finita. Tutto sopra le righe, tutto al ‘massimo’. La scena di uomo sul fondo di una piscina è l’epilogo più prevedibile, per gente così.

E allora provarono a chiudere il caso a tempo di record. Ma non avevano fatto i conti con un mondo che lo amava alla follia, e che non avrebbe accettato  che la morte di quel ragazzo, che suonava decine di strumenti, sarebbe stata archiviata così.
Cinquant’anni dopo, grazie ad una video intervista a Tom Keylock, l’autista di Mick Jagger che per anni aveva negato di essere stato a Cotchford Farm la notte del 2 luglio, la verità torna a galla.
Sarebbe vera la ricostruzione e le accuse dell’allora fidanzata di Brian, Anna Wohlin. La ragazza, nel 2000, aveva dichiarato che Brian fu assassinato da un costruttore che si trovava con loro in casa per rinnovarla. Frank Thorogood. In quella occasione Keylock aveva confermato la tesi di Anna, aggiungendo che in punto di morte Thorogood aveva ammesso la cosa.

Ora, su Netflix a breve, tutti i particolari di quella notte folle saranno ricostruiti. “Non so se Frank intendesse uccidere Brian – racconta Keylock – forse stavano giocando in piscina e qualcosa è andato storto. Ma so da sempre che Brian non morì di morte naturale. Ne sono ancora sicuro”. Lui c’era. Brian avrà finalmente giustizia.

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