Svelato il segreto di Alessandro I

Non morì a 47 anni lo zar che sconfisse Napoleone

di Elena Andria 14 agosto 2015

Alessandro I di Russia, l’uomo che sconfisse Napoleone non morì a 47 anni come raccontato nei libri di storia. Inscenò la sua morte e visse molti anni ancora sotto le mentite spoglie di Fedor Kuzmich. Un misterioso monaco che si guadagnò la fama come santone e guaritore. La leggenda, circolata per anni, ora diventa realtà: alcuni esperti di grafologia hanno scoperto che le scritture del monaco Fedor di Tomsk e dello zar di Russia sono identiche.

Non è una scoperta da poco. Per chi ama i misteri, ma anche per chi ha studiato le vicende della ‘campagna di Russia’ dei primi anni del 1800.
Aleksandr Pavlovič Romanov, detto il Beato, nipote di Caterina la Grande e nemico giurato di Napoleone Bonaparte, conferma l’alone di mistero che per anni ha avvolto la sua figura.
Autocrate e giacobino, uomo di mondo e mistico, per i suoi contemporanei fu una una figura enigmatica, e per Metternich, il celebre cancelliere austriaco, un ‘pazzo che andava assecondato’.
La sua fama raggiunse il picco più alto con la definitiva sconfitta di Napoleone. Che non mancò di ‘accusarlo’ di essere un ‘pericoloso omosessuale’.
Lui, lo Zar di Russia fecce spallucce e dopo aver costretto Napoleone ad abdicare, prigioniero di un matrimoni infelice voluto dalla caparbia nonna Caterina, si ritirò lentamente dalla vita pubblica.
Ma il vero mistero rimane la sua morte.

Nell’autunno del 1825 Alessandro I si ritira a Taganrog, una piccola città portuale nella Russia meridionale. Con la moglie, la principessa di Baden, prende una modesta casetta sul porto e comincia a comportarsi in maniera strana. Il primo dicembre muore. Di tifo. E da questo momento comincia la leggenda. Raccontata, per la prima volta al mondo, niente di meno che da Lev Tolstoj. E’ lo scrittore a svelare il cambio di identità dello zar e a parlare di questo misterioso monaco che si aggirava in Siberia tirandosi dietro una scia di segreti e di misteri.

Si chiamava Fedor Kuzmich. Nel 1836 fi arrestato per vagabondaggio e trasferito in una colonia penale. Dopo aver scontato la pena si era dato alla vita monastica. Ma la gente aveva paura di quel monaco enorme, colto, distaccato. E delle sue doti di ‘ipnotizzatore’.
Guariva la gente con le mani e con gli occhi. Dicevano in Siberia. E la storiellina andò avanti per anni. Fino a quando uno dei servi di Alessandro I lo riconobbe e raccontò la storia poi riportata da Tolstoj.
Per decenni, studiosi e storici hanno tentato di capirci qualcosa. Poi la svolta. Arrivata grazie all’analisi grafologica dei manoscritti dello zar e di sua moglie. Comparati con quelli del monaco siberiano e di una donna che viveva con lui. Quindi la sorpresa. Alessandro I e Luisa Maria di Baden, sua consorte, sarebbero Fedor e Vera Molchalnica, i ‘guaritori’ di Tomsk. Morti, entrami quasi quarant’anni dopo la morte ‘ufficiale’ dello Zar di Russia.

 

 

 

 

 

 

 

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