Auguri, Principe del Mistero

di Gialli.it 30 gennaio 2010

30 gennaio 2010. Un giorno particolare. Un compleanno da ricordare. A compiere gli anni, dovunque si trovino la sua anima e il suo corpo, è Raimondo de Sangro, il principe alchimista che, a distanza di 300 anni dalla sua nascita fa ancora parlare di sè, delle sue innumerevoli invenzioni e dei suoi segreti.
La figura del principe partenopeo è da sempre avvolta nel mistero e tante sono le leggende che ruotano attorno al personaggio. Come quella della sua morte avvenuta in circostanze mai chiarite quel lontano 22 marzo del 1771. Si racconta che Raimondo, sentendosi vicino alla fine, decise di attuare un esperimento sul quale aveva lavorato per anni e che gli avrebbe dato vita immortale. Farsi tagliare a pezzi da un fidato cameriere e farli riporre in una cassa era parte del piano; rinascere dai suoi stessi resti, per non morire mai più, era l’obiettivo. Ma i parenti del principe, all’oscuro di quanto accadeva, aprirono quella cassa. Troppo presto. Il corpo di Raimondo era ancora “in processo di saldatura” quando tentò di rialzarsi per ricadere subito dopo emettendo un urlo straziante e morire per sempre.
Ma a volte queste cose capitano. Capita che un uomo nasca sotto una cattiva stella e che, per quanto cerchi di ribellarsi a un destino già segnato, questo continui inesorabilmente a fare semplicemente il suo corso.
Rimasto orfano di madre (Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona) troppo presto e, allontanato dal padre, Antonio di Sangro, che fu costretto a lasciare l’Italia, Raimondo venne cresciuto dal nonno paterno, Paolo, che lo portò a vivere a Napoli. Fu sullo sfondo di questa sua nuova residenza, fissata nello stesso maledetto palazzo che, due secoli prima era stato triste scenario dell’amore e della morte di Fabrizio Carafa e Maria D’Avalos per mano di Carlo Gesualdo, che Raimondo cominciò a distinguersi per la sua genialità. Il nonno non tardò ad accorgersene e lo iscrisse al collegio dei Gesuiti a Roma, dove la preparazione del nostro Principe raggiunse livelli altissimi. Raimondo si vantava dei suoi saperi e la fama delle sue piccole-grandi scoperte presto valicò i confini del suo castello. Ma l’alchimista napoletano che, alla morte del nonno eredita titolo e patrimonio e che sposa sua cugina Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona, non mette in piazza tutte le sue attività, perchè di alcune cose, lui lo sa, è bene non parlare. Come del suo rapporto con la Massoneria, di cui la storia lo vuole addirittura Gran Maestro e a cui il principe scienziato “dedicò” la struttura stessa di quelle che oggi è una delle cappelle partenopee più visitate dai turisti.
Il motivo di tanto interesse per la Cappella di Sansevero va rinvenuta soprattutto in uno strepitoso Cristo di marmo avvolto da un velo talmente reale, che leggenda vuole sia stato il risultato di una delle innumerevoli magie di Raimondo.
E tuttavia, queste sue magie non servirono a restituirgli una vita che, per molti aspetti, si consumò all’ombra del dolore. Le sue magie non riuscirono a farlo vivere oltre la morte. Eppure lui, l’alchimista per eccellenza, una vittoria l’ha ottenuta. Se è vero, com’è vero, che dopo 300 anni ancora si parla di lui; se è vero che nonostante gli studi condotti sulla sua figura ancora restano bui molti aspetti legati alla sua esistenza; se è vero che i più grandi studiosi ancora si interrogano sulle sue stranezze, allora la verità è solo una: Raimondo Sansevero immortale lo è diventato per davvero.
Un segno di tale immortalità la si può rinvenire nelle tante manifestazioni in programma, in questi giorni, per celebrare il suo trecentesimo compleanno.
Il concerto Solve et coagula di Accordone Ensemble, che proprio stasera si terrà nella Cappella di Sansevero sarà la prima di tante altre rappresentazioni, anche teatrali, che riporteranno il principe in vita.
E a quanti credono nei fantasmi, si consiglia di non limitarsi a rivivere il principe solo attraverso gli attori che lo interpreteranno e le voci che lo celebreranno, ma di tentare di scorgere la sua ombra in qualche angolo della cappella per potergli sussurrare: buon compleanno Raimondo. (Laura Ciotola)

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