Discesa nella città sommersa

Più grande di Parigi, più antica di Alessandria e Roma. E’ riemersa un paio d’anni fa in Egitto, nella baia di Aboukir, e per molti non era altro che Atlantide, l’isola leggendaria raccontata da Platone.
In realtà si trattava di Heracleion, la città del dio greco Ercole, e che gli egizi chiamavano Thonis. Un immensa, meravigliosa, città sepolta culla di antiche leggende e tesori di inestimabile valore.

Nel 2017 la scoperta fece il giro del mondo, e anche Piero Angela, guardando quelle statue gigantesche di faraoni e dei, di eroi e regine scolpite nel granito rosso, pensò immediatamente ad Atlantide. Ma per due anni il mistero di quella città sotto le acque rimase inviolato.
Oggi Atlas Obscura, la rivista di riferimento per le meraviglie nascoste del mondo, ha svelato che da due mesi un team di archeologi subacquei ha ripreso a scendere nelle acque al largo del delta del Nilo, facendo scoperte incredibili.

Gioielli d’oro, monete e finanche un antico tempio del dio Amun-Gereb sono riaffiorati dal silenzio di secoli, costringendo il Ministero delle antichità egiziano a comunicare la notizia ai giornali di tutto il mondo. “In quell’area – dicono –  ci sono 64 navi, oltre 700 ancore, statue alte 16 piedi, uno scrigno di monete d’oro, e un enorme tempio con sarcofagi per gli animali che furono sacrificati al Dio”.
A questo punto è chiaro che le ricerche continueranno. Gli archeologi si avvarranno della tecnologia SSPIcon i più recenti dispositivi di scansione. Heracleion non può più avere segreti.

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Topalbano è meglio del Nobel

I ragazzi di Montalbano non deve morire (anzi, #montalbanonondevemorire) stamattina ci hanno lanciato un assist. “Topolino omaggia Andrea Camilleri e riporta in edicola Topalbano”. Lo cogliamo al volo e vi raccontiamo il commovente incontro tra lo scrittore siciliano e la redazione di Topolino.

L’idea nasce nel 2012. Quasi per caso. A raccontare i fatti è Valentina De Poli, l’allora direttore di Topolino. “Cari amici di Topolino, che poteri straordinari ci può regalare la passione. (…) È successo alla nostra Barbara, che a un certo punto della nostra storia lavorativa si è dichiarata: lei adora i romanzi di Andrea Camilleri. Vale dobbiamo fare una storia con lui!”, e le brillavano gli occhi.
Neanche il tempo di mettere a fuoco nei dettagli l’idea e quelli di Topolino sono davanti al Maestro. Poche settimane dopo il Corriere annuncia ufficialmente l’accordo: “Montalbano sarà a fumetti e si leggerà su Topolino. Mi ha contattato la Disney per chiedermi l’autorizzazione a realizzare una storia ispirata a Montalbano. È un’idea che mi ha divertito molto”. Topalbano si fa.

Passa qualche mese e la storia è pronta. Si intitola Topolino e la promessa del gatto di Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano. Verrà pubblicata su Topolino n. 2994 in edicola il 10 aprile 2013.
I ‘ragazzi’ sono al settimo cielo. Si torna da Camilleri per chiedergli se gli è piaciuta. “Mi sono emozionato tantissimo, è stato molto meglio del Nobel! Nella mia famiglia è piaciuta a tutti, le tavole sono passate di mano in mano tra figli e nipoti”. Il sogno si è realizzato. Salvo Topalbano diverte anche Luca Zingaretti.
Sei anni dopo, quando ormai il Maestro se n’è andato, Topolino riprende quell’avventura (cosa mai accaduta) e la pubblica oggi. Su Topolino 3323. C’è da piangerci un po’. Grazie a chi ci ha permesso di ricordare brevemente un incontro magico e struggente.

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Il Segreto dei Beckham

C’è un segreto nella vita di Victoria e David Beckham. Lo svela stamattina una nota emittente radiofonica francese. Un po’ di tempo fa i coniugi/influencer più amati dopo la Ferragni e Fedez, scapparono via da una casa che avevano appena acquistato in Provenza, perché l’edificio era pieno di fantasmi.
L’acquisto fu avviato per la passione di Victoria per quella regione francese.
La villa individuata era nel  villaggio di Bargemon, nel Var, a pochi chilometri da Draguignan. Costo dell’operazione immobiliare 1,7 milioni di euro. Per 80 ettari di terreno, 6 camere da letto, 4 bagni, una piscina e pure una cappella privata. Neanche il tempo di far partire i lavori di ristrutturazione e Victoria comincia a sentire presenze oscure nella villa. Si tratterebbe del fantasma di Leslie Duck , un diplomatico britannico morto suicida.
Pare che la gente del posto sapesse bene del ‘fantasma di Bargemon’, ma nessuno se la sarebbe sentita di avvertire i due famosi coniugi.
Risultato: la famiglia Beckham è scappata via dalla Francia e la casa è stata rimessa in vendita a 5 milioni di eruro. Nessuno l’ha ancora comprata.

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K2, quel giallo a 8611 metri sopra il cielo

Il 31 luglio del 1954 una spedizione italiana guidata da Ardito Desio, arrivò in vetta al K2. La Grande Montagna al confine tra il Pakistan e la Cina. Nella catena dell’Himalaya. A salire per primi furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, due alpinisti italiani leader della spedizione.
Il 3 agosto, quando fu ufficializzata la notizia, l’Italia intera festeggiò con orgoglio il successo. Eppure, a quella storica scalata, è legato un intricato giallo ‘alpino’ risolto solo da qualche anno, tra polemiche, revisionismi, e bugie.

I fatti sono abbastanza noti.
L’idea era venuta al geologo e scalatore Ardito Tesio. Dopo che, una quarantina d’anni prima, Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, aveva fallito l’impresa.
Nel 1953 il primo sopralluogo. Un anno dopo 13 uomini affrontano la vetta con 16 tonnellate di materiale a carico. La scalata vera e propria parte il 28 luglio dal campo base. A 7345 metri di altezza. Dei 13 eroi solo due alpinisti saranno scelti per l’assalto finale. Quattro giorni dopo, il trionfo raccontato da tutto il mondo.
Ma qualcosa non è andata come raccontano i giornali. Qualcuno, di quei 13, avrebbe tentato di anticipare ‘in solitaria’ Compagnoni e Lacedelli, e conquistare da solo la vetta.
La notizia bomba appare sulla Nuova Gazzetta del a firma di Nino Giglio. Il dito è puntato su Walter Bonatti. 24 anni, bergamasco, incaricato di portare tutto il necessario ai due scalatori che tenteranno l’ascesa del K2. Secondo Giglio, Bonatti avrebbe messo a repentaglio l’impresa per provarci da solo.
Si va al processo per diffamazione, e salta fuori un curioso colpo di scena. Bonatti che sale ad ottomila metri per portare le bombole ai due prescelti. Bonatti che dimostra di essere l’unico ad avere forza per continuare a salire. Bonatti che si ritrova al Campo dell’ultimo appuntamento con Compagnoni e Lacedelli che sono scappati via per paura che il ragazzo volesse affiancarli o addirittura sostituirli nel tratto finale.
Conclusione: due alpinisti che scappano verso gli 8611 m. e un ragazzo che chiede aiuto, li chiama, e rimane da solo al Campo base più alto, rischiando di morire.
Come andarono veramente le cose sarà impossibile saperlo. Oggi, a 54 anni da quella leggendaria impresa rimangono solo le parole di Lino Lacedelli: “Non era una guerra. Milioni di persone si fanno la guerra e poi si danno la mano. Spero di poter stringere la mano a Bonatti un giorno”.
Sono morti tutti e tre. Tra il 2009 e il 2011. Il ‘giallo’ del K2 rimarrà un cold case da raccontare nelle notti d’inverno

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Area 51, ora si tratta

Ieri, poco dopo le 14 ora italiana, l’evento Facebook Storm Area 51, ha toccato quota due milioni di ‘parteciperò’. Il giochino, cominciato a metà luglio come una trovata goliardica, è sfuggito di mano anche agli organizzatori, costringendo l’esercito americano ad una conferenza stampa durante la quale, senza mezzi termini, fu detto “non provateci, altrimenti spariamo”. Risultato: la creazione di un evento Facebook che è diventato una vera e propria bomba ad orologeria. Il 20 settembre prossimo due milioni di persone promettono di essere in Nevada per l’invasione pacifica. E la prova che non si tratta di uno scherzo è tutta nel sold out registrato dagli alberghi della zona.
Che si fa? Su due milioni di burloni ci sarà senz’altro chi quel giorno, a Groom Lake, nella base militare dei misteri, sarà realmente presente. E allora, proprio stamattina, il Daily and Sunday Express, ha pubblicato la notizia bomba: qualcuno che sta tentando di arginare il fenomeno intavolando una trattativa con il Governo americano. Un elenco di richieste da soddisfare in tempi rapidi e l’evento verrà cancellato. Dicono.
Sembra una soluzione di buon senso, ma le richieste, avanzate da Joe Macias, un signore a capo del gruppo di ““independent UFO research members” con sede in Illinois, sono un puntino impegnative.
Riconoscere l’esistenza degli UFO e degli alieni; rendere disponibili le informazioni segrete relative all’Area 51; stabilire una convivenza accettabile tra i terrestri, gli extraterrestri e il governo degli Stati Uniti.
Se gli Usa accettano Storm Area 51 scomparirà da Facebook. Con buona pace dei militari a guardia dell’area, e degli albergatori che attendono settembre con ansia.
Vi terremo aggiornati. Intanto seguite tutti gli aggiornamenti su questa storia qui.

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L’Anello Misterioso

Ritrovato l’Anello del Popish Plot, il complotto papista teso, nel 1678, ad uccidere Carlo II d’Inghilterra. La congiura fu ordita, forse, proprio dalla moglie di Carlo, Caterina. E l’uomo che avrebbe dovuto uccidere lo Stuart aveva al dito proprio quel meraviglioso anello d’oro che ieri è stato ritrovato sulla costa di Duck Bay vicino a Balloch, nel Dunbartonshire occidentale, in Scozia.

A ritrovarlo una tranquilla coppia che passeggiava vicino al lago. Due chiacchiere, il silenzio di Duck Bay, e la signora Michelle si accorge che c’è un oggetto che luccica sulle rive dello specchio d’acqua. E’ l’anello di Edward Colman, l’uomo che doveva uccidere il re, e che fu giustiziato insieme ad altri 21 congiurati.
Le accuse partirono da Titus Oates (che la gente chiamava, tanto per capirci, Titus the Liar), un presbitero protestante inglese che si era inventato tutto per confermare l’ostilità già dilagante nel regno verso il cattolicesimo, che con questo episodio raggiunse il vertice della sua crudeltà.

L’anello potrebbe essere proprio quello dei congiurati. Nei prossimi giorni ne sapremo di più. Per ora si sa solo che può valere circa 10mila sterline, ma tutto dipenderà dal suo reale peso storico. Se quello ritrovato da Michelle Vall è realmente l’anello del Popish Plot, la donna è diventata ricca.

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Dimenticate Stranger Things

Amazon Studios. Tutto pronto per il lancio di “Tales from the Loop“, lo sci-fi che promette di replicare il successo di Stranger Things, e si avvale delle magnifiche visioni di Simon Stålenhag, il geniale artista e musicista svedese, vincitore dell’Ennie per per il miglior gioco e il miglior artwork.

La notizia è stata data poche ore fa dalla CNN, che ha anche annunciato che il progetto prevede otto puntate e sarà una delle produzioni di punta del prossimo inverno.
Ambientato in una campagna svedese alternativa e retro-futuristica nei primi anni ’90, Tales from the Loop, coinvolge un gruppo di bambini che crescono attorno a dei robot e a un’enorme struttura scientifica sotterranea che sta generando strani fenomeni. Molti i riferimenti a Stranger Things, ma la storia di Stålenhag è precedente alla serie ideata da Matt e Ross Duffer.

La produzione conta sulla collaborazione di Nathaniel Halpern (Legion), come showrunner, e la regia di Mark Romanek, che nel 2010 firmò Non Lasciarmi. Garante del progetto il capo divisione del colosso di Seattle Sharon Tal Yguado, quella dei successi planetari di Walking Dead e anche della futura produzione legata al Signore degli Anelli.
Bisognerà dunque aspettare ancora un po’, ma Tales from the Loop promette grandi cose. Nel 2017 il gioco di ruolo ispirato al lavoro Stålenhag ebbe un successo immediato, e divenne il primo roleplaying alternativo di fantascienza che fece il giro del mondo.

 

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“Quella casa è infestata”

Ghostbusters di tutto il mondo in festa. Oggi è un anniversario importante per gli acchiappafantasmi. Trent’anni fa, proprio nell’estate del 1989, la Corte d’Appello di New York, in una sentenza rimasta storica, dichiarò casa Ackley, a Nyack, infestata. Imponendo al venditore la restituzione di parte della caparra.
La storia, che sta facendo il giro del mondo in queste ore, cominciò proprio alla fine di luglio del 1989, quando Helen Ackley, proprietaria dell’edificio vittoriano appollaiato sul fiume Hudson a pochi passi da New York, mise in vendita la villa che molti anni prima prima si era guadagnata un ampio servizio sul Reader’s Digest: La nostra casa stregata sull’Hudson”. La notizia fu immediatamente ripresa dai quotidiani locali che ben ricordavano la vicenda, e sapevano anche che l’edificio faceva parte di una sorta di Ghost Tour molto ‘prenotato’ in America.
Capita, però, che non tutti seguano i giornali, e le notiziole dedicate ai fantasmi. Per cui, poche settimane dopo spuntò un compratore, convinto di star per fare l’affare del secolo.

Al compromesso, l’errore fatale. L’Agenzia immobiliare, e la stessa signora Ackley, omisero le storie che giravano intorno alla dimora di Nyach e incassarono la caparra.
Fu solo dopo che Jeffrey M. Stambovsky, l’ingenuo acquirente, apprese dei fantasmi e tutto il resto. E chiese la restituzione dei soldi versati. La Ackley si rifiutò dicendo che tutta New York sapeva, e la vicenda finì in tribunale.
Due anni dopo, nel 1991, la clamorosa sentenza. Quella casa è davvero infestata, ma la caparra va restituita in parte, perché la notizia è nota.
Il caso passò alla storia come Stambovsky v. Ackley, ma tutti lo ricorderanno come la Sentenza degli Acchiappafantasmi. Il primo verdetto con il quale si riconosce la presenza di spettri all’interno di un edificio infestato.
Oggi trenta candeline, per una storia buffa, da non dimenticare.

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Storm Area 51, due milioni di si

Due milioni. Come le donne che due anni fa marciarono contro Trump, e i parigini che nel 2015 scesero in piazza contro il terrorismo, e gli argentini che a marzo manifestarono per per il diritto alla vita. Due milioni, in Nevada, per conoscere gli Alieni. È la cifra che qualche minuto fa è stata toccata dalla Pagina Storm Area 51. L’evento Facebook dell’estate, l’invasione pacifica e un po’ folle della base militare di Groom Lake, culla di tutti i segreti extraterrestri. Siamo soli nell’Universo? Lo scopriremo il 20 settembre prossimo, scherzava Matty Roberts, qualche settimana fa. Poche ore dopo il suo ‘evento’ è diventato virale, e l’asticella dei ‘parteciperò’ oggi ha toccato i due milioni.
Panico negli States. Air Force sul piede di guerra, goliardi di tutto il mondo decisi ad andare fino in fondo. Alberghi pieni in Nevada, polizze assicurative per i rischi dell’evento, annunciata finanche una diretta streaming. Quindi un divertente spin off nel Triangolo delle Bermude. Storm Triangle. Dieci giorni dopo. E uno ancora più divertente in Scozia, a caccia del vecchio caro Nessie. Il mostro di Loch Ness.
Insomma, meglio (o peggio) non poteva andare. Sarà una estate di attese. Se Storm Area 51 supera le braciate estive, le notti con la chitarra, vicino al mare, e gli amori fatui di agosto, il finale di questa stagione torrida dovrebbe passare alla Storia. Il disco di Roswell, e i suoi misteriosi piloti, sono in pericolo. La verità è a un passo. Il ‘muro’ sta crollando. Un biglietto per il deserto del Nevada costa qualche dollaro in più di Woodstock, ma questi marziani verdi e con i testoni bisognerà pure conoscerli, un giorno.

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Quando Maigret faceva il medico

Il 27 luglio di novant’anni fa appare per la prima volta il nome di Maigret in un romanzo scritto da Simenon. Ma nessuno lo sa. Per il banalissimo motivo che lo scrittore belga aveva deciso di utilizzare uno pseudonimo: Georges-Martin Georges, rendendo la vita dei suoi collezionisti ancora più complicata.
Il librino apparve in Francia nell’estate del 1929. Era un ‘giallo’, e si intitolava Un’ombra nella notte (Une ombre dans la nuit). A pubblicarlo fu la casa editrice parigina  J. Ferenczi e Sons, nella collana “Le Petit Livre”. Con una copertina illustrata, a colori,  da Georges Vallée.

Non era la prima volta che Simenon sceglieva quello pseudonimo. Ma in quel romanzo breve, per la prima volta, manda in campo un ‘certo’ Maigret. Un medico di Saint-Macaire col pallino dei delitti.
In fondo la scelta è coerente. Nelle memorie di Maigret, scopriremo dopo, che il commissario, prima di entrare in Polizia aveva studiato medicina. E ne  Un’ombra nella notte il suo coinvolgimento nella storia è solo di carattere medico. Una consulenza, insomma. Niente di più.

Intanto Maigret è nato. E anche in Italia il volumetto arriverà puntuale nel 1930, diventando una vera e propria chicca per bibliofili.
Se vi va di cercarlo ricordate le Edizioni Sert (Società Edizioni Rotative Torino) e puntate alla collana “Raccolta Romantica”. Il librino, rarissimo, è il n. 25 di quella collana. Datato 1930.
Quest’anno che Italia e Francia ricorderanno i trent’anni della morte del grande scrittore (4 settembre 1989), di quel libro si riparlerà senz’altro. E un altro pezzettino dell’immensa bibliografia di Georges Simenon ritornerà al suo posto.Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail