Jenny of Oldstones

E’ in una ninna nanna celtica tutta la magia del secondo episodio dell’ultima stagione di Game of Thrones.
Comincia a cantarla Podrick Payne, in una notte vicino al fuoco, ad aspettare la battaglia finale, poi esplode sui titoli di coda trascinata dalla struggente voce di Florence Welch, la cantautrice britannica icona dell’Indie Pop. Un mezzo soprano che ricorda Kate Bush, e riesce a dare all’epilogo della puntata, andata in onda stanotte, una grandezza che sembra quasi una citazione: GoT come il Signore degli Anelli, Podrick come Peregrino Tuc, nella indimenticabile Canzone di Pipino. “La Casa è alle spalle, il mondo avanti, le strade da seguire tante, nell’ombra il mio viaggio va finché luce nel cielo sarà…”. Un canzone dell’addio, esattamente come la superba Jenny of Oldstones, che stanotte avrà fatto piangere in molti. “Su nei corridoi dei re che se ne sono andati, Jenny ballerà con i suoi fantasmi. Quelli che ha perso, quelli che ha trovato e quelli che ha amato di più…”.
Gran bella puntata quella del 22 aprile. Intensa, raffinata, delicata. Game of Thrones sembra voler liberarsi della patina da feuilletton che in questi anni aveva un po’ ridimensionato la sua indiscutibile bellezza, puntando ad un finale coraggioso, impegnativo, che avvicina la Saga di Martin ai grandi capolavori del fantasy. Il Signore degli Anelli e la Spada di Shannara, tanto per fare qualche nome noto.
Non è la prima volta che la voce della Welch entra nella colonna sonora de Il Trono di Spade: già “Seven Devils” venne scelta come trailer della seconda stagione.
L’artista sarà in Italia la prossima estate per un live a Rho, poco fuori Milano, nell’ambito della rassegna Milano Rocks. Il brano Jenny of Oldstones è stato scritto da Benioff e Weiss con Ramin Djwadi e lo stesso George R.R. Martin.

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Il Mistero del Principe

Mancano ancora due anni ad una data evento per Napoli, ma già esplode la Sansevero-mania. Stiamo parlando delle celebrazioni per i 250 anni della morte del Principe dei Negromanti, Raimondo de Sangro. E stiamo per raccontarvi una storia incredibile, che non molti conoscono. Il Principe scienziato, inventore, alchimista, morto il 22 marzo del 1771, e sepolto 24 ore dopo in una tomba-monumento, costruita dieci anni prima nella sua meravigliosa Cappella, è scomparso. Nel mausoleo visitato da milioni di turisti non c’è traccia dei resti di Raimondo de Sangro. Il Principe si è volatilizzato, e sono anni che, con discrezione, storici, ricercatori e appassionati del mistero lo cercano dovunque.
La storia diventa addirittura imbarazzante se si considera che della sparizione sanno praticamente tutti. Già da due secoli e mezzo.
Fu la famiglia ad accorgersi che i resti mortali del Principe non erano stati collocati nella sua tomba.

In un documento spuntato qualche giorno fa, grazie ad una ricerca di Michele Di Iorio, si legge che “i de Sangro fecero ispezionare da cima a fondo la Cappella Sansevero, cercandone i resti in altre tombe, come quella vuota e simbolica di Cecco, e quella del figlio Vincenzo e della moglie Carlotta, e così della nuora Gaetana Mirelli di Teora”.
Le ricerche (svolte tra il 1771 e il 1792) si spinsero fino al castello di Torremaggiore in Puglia quindi si concentrarono nella chiesa di San Domenico Maggiore nel cuore di Napoli, ma di Raimondo nessuna traccia. Tanto che venne interrogata la servitù di palazzo e in particolare il maggiordomo monsieur Lambert e il cappellano privato.
Da allora qualsiasi tentativo di ritrovare i resti mortali dell’Alchimista napoletano risultarono vani, e l’unica soluzione considerata ‘valida’ fu di far finta di niente. C’è una tomba? Bene così, il Principe, per il mondo intero, riposa dentro quel sepolcro.
Peccato che nel 1975, spiega sempre Di Iorio, “un esame analitico evidenziò che la tomba ufficiale non aveva mai contenuto resti umani”. E per rendere ancora più misteriosa la vicenda venne fuori che anche le spoglie di Michele de Sangro, ultimo Principe di Sansevero, morto nel 1881 in Puglia, 120 anni dopo l’avo Raimondo, erano sparite dal cimitero di Torremaggiore.
Che fine hanno fatto i resti dei De Sangro?
Mancano due anni ad un anniversario importante. Qualcuno giura che il ‘caso del Principe scomparso’ esploderà proprio nel 2021, e forse in quell’anno si riaprirà la caccia al ‘fantasma’ di Raimondo.
Staremo a vedere.

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Daredevil Selfie a Pompei

Daredevil Selfie dal campanile di Pompei. Una turista ucraina semina il terrore nella città degli Scavi e del Santuario. Salvata dai vigili urbani dopo una folle corsa lungo le scale di uno dei campanili più alti d’Italia.
E’ accaduto ieri pomeriggio, ad un passo dal Parco Archeologico più famoso del mondo.
Tre ragazzi, e una sfida folle per uno scatto da postare sui Social, che stava per finire in tragedia.
Salgono tranquilli, il Campanile è quello del noto Santuario di Pompei. 82 metri di altezza. Uno dei più alti d’Italia se si escludono i 15 che superano i 90 metri.
L’obiettivo è il famigerato Daredevil Selfie, la pericolosa moda che sta contagiando i giovani di mezzo mondo. Rischiare la vita per un autoscatto, e condividere la propria ‘impresa’ su Facebook, o su Instagram.
A salire sulla balaustra della torre inaugurata nel 1925 è la ragazzina. Gli altri due scatteranno le foto da postare.
La scena, per quanto lontana, viene notata dal comando di Polizia Municipale che è proprio sotto al campanile. I vigili corrono sopra ed evitano il peggio. “Non stavamo facendo nulla di male’, la laconica dichiarazione dei tre ragazzi.
Poco tempo fa un 15enne cadde dal tetto di un centro commerciale a Sesto San Giovanni (alle porte di Milano). Anche in quel caso si trattò di un Daredevil Selfie.
150 le vittime accertate ad oggi. E una sola certezza: l’idea è venuta per la prima volta al freeclimber russo Alexander Remnev, famoso per le sue immagini daigrattacieli più alti del mondo. Da allora, il giochino non si è fermato più.

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Avengers: Endgame

200 milioni di dollari. Eccolo l’ultimo record stracciato dalla Marvel per il film più atteso dell’anno.
Avengers: Endgame, arriverà in Italia mercoledì 24 aprile, e i numeri del kolossal prodotta dalla Disney assumono proporzioni sempre più epiche.
L’inizio del viaggio verso un trionfo inesorabile, prima di Natale scorso.
La Marvel rilascia il primo trailer, e in ventiquattro ore 289 milioni di persone visualizzano la clip.  Passano un po’ di mesi e Fandango, la piattaforma online leader della vendita di biglietti cinematografici in Nord America, lancia la prima prevendita. In un solo colpo 300 milioni di incassi. Cinque volte oltre Infinity War, ma soprattutto spazzato via il record di Star Wars, Il Risveglio della Forza, che sembrava imbattibile.
Ora la previsione per d’incasso per il primo week end di programmazione è da togliere il fiato: 840 milioni di dollari che supererebbero ampiamente il record di 640,4 milioni di dollari ottenuti sempre da Infinity War il 25 aprile 2018 in Italia e il 27 aprile negli USA.
Insomma, siamo di fronte ad un caso cinematografico mondiale, e non resta che aspettare il 24 aprile per capire quanto il film manterrà le incredibili attese.
I Vendicatori, come si sa, ci saranno tutti. Anche quelli scomparsi a seguito dello schiocco di dita di Thanos. E c’è curiosità ed emozione anche per l’ultimo cameo postumo di Stan Lee. Bisogna solo aspettare che passi Pasqua, e finalmente ci saremo.

Ricordiamo che in Italia sono previste numerose maratone già a partire dalla sera del 23 aprile. L’idea è quella di cominciare con Infinity War, e poi tuffarsi nelle tre ore di Endgame. E per non rovinare la festa a nessuno Anthony e Joe Russo, i due registi del film, hanno pubblicato sui social una lettera indirizzata ai fan “migliori fan al mondo”, chiedendo di non spoilerare il film e rispettare coloro che lo vedranno dopo. Hashtag #DontSpoilTheEndgame.

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l’Algoritmo della Morte

Un team di ricercatori del Politecnico di Monaco, guidato da Guy Yachdav ha sviluppato un algoritmo di machine learning per stabilire chi morirà nell’ultima stagione di Game of Thrones.
Si tratta di un calcolo matematico che incrocia dati relativi alle casate di appartenenza dei singoli personaggi principali, i loro titoli nobiliari, la popolarità, il numero di parenti, l’età, le alleanze, e il numero di apparizioni. La formula è stata ribattezzato come l’Algoritmo della Morte, e dà per spacciato (cioè in testa alla classifica dei protagonisti destinati a non sopravvivere alla Grande Battaglia) Bronn, il mercenario che salvò Tyrion dalla pena di morte, e poi divenne il suo più fidato servitore.
Nell’elenco dei predestinati all’aldilà anche Bran e Sansa. Mentre agli ultimi posti della inquietante ‘classifica’ troviamo Jaime Lannister (4,0% probabilità di morire), Samwell Tarly (3,3%), Varys (3,2%) e in coda Tyrion Lannister che, a quanto pare, sarà il personaggio che più probabilmente scamperà all’ormai inesorabile ecatombe.

Ovvio che l’obiettivo era quello di arrivare a stabilire ‘scientificamente’ che sarebbe salito al Trono dei Sette Regni.
Un paio di calcoli veloci e il nome è finalmente spuntato fuori. La Regina della Saga più vista del secolo sarà Daenerys Targaryen, Madre dei Draghi. E se lo dice pure la matematica, c’è poco da dubitare.

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Diabolik dei Manetti Bros.

Napoli. I Manetti Bros. scelgono il Comicon per le prime anticipazioni sul loro Diabolik.
Attesissimo appuntamento, dunque, quello di giovedì 25 aprile (alle due di pomeriggio) al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare. Tutto quello che c’è da sapere sull’adattamento cinematografico del leggendario personaggio a fumetti creato da Angela e Luciana Giussani nel 1962, verrà svelato nel primo giorno della kermesse napoletana giunta ormai alla sua XXI edizione.
Ospite d’onore il Direttore Generale di Astorina Mario Gomboli, e naturalmente Marco e Antonio Manetti, i registi romani, reduci dal successo di Ammore e Malavita.
E se non bastasse, per festeggiare l’esclusivo evento, Comicon, proprio in collaborazione con la casa editrice milanese, che da sempre pubblica gli albi del Re del Terrore, presenta una nuova edizione di Diabolik: colpo alla Rai, che nel 1999 fu edito per lanciare un audiofumetto che andò in onda su Radio2.
L’albo uscì in edizione limitata e mai più ristampato. Oggi rappresenta una vera e propria chicca per i collezionisti.

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Casa del Diavolo vendesi

Boleskine House, la dimora che ospitò Aleister Crowley, il satanista inglese che ispirò artisti e musicisti ‘maledetti’ di mezzo mondo, è in vendita.
La casa, sulle rive sud-orientali di Loch Ness, è ormai un rudere, ma il suo fascino demoniaco rimane intatto. Non foss’altro perché fu il luogo dove, si dice, i Led Zeppelin concepirono Stairway  to Heaven. La canzone più bella del Secolo.
Crowley ci visse tra una trentina d’anni, tra il 1899 e il 1933. E in quella lunga stagione di sesso ed esoterismo, la dimora divenne uno dei templi della Magia Nera di inizio Novecento.
Jimmi Page l’acquistò nel 1970, e la cedette ventidue anni dopo, quando si convinse che quella casa aveva portato troppa sfortuna ai Led Zeppelin.
Il 23 dicembre del 2015 Boleskine House fu quasi completamente distrutta da un misterioso incendio. Anni di onorata carriera nel mondo dell’occultismo, e ormai era diventata un B&B per cacciatori di emozioni facili facili. Turisti attratti dal fascino maledetto della casa e dal mistero che aleggiava nei 22 acri di bosco tutto intorno.
Ora l’ex residenza dell’uomo “più malvagio” della storia si vende a ‘pochi spiccioli’.  Mezzo milione di sterline, poco più di 577 mila euro, e il rudere di Demonio verrà inserito in qualche allegro Tour del Mistero. Per buona pace di uno degli ultimi Sacerdoti Neri del Regno Unito.

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Eravamo in Ottantaduemila

Quella notte eravamo in 82 mila. Come fosse stata una finale di Champions. Ottantaduemila spettatori allo Stadio di Grande Inverno. Per la Finale tra vivi e morti. A fare il tifo per il dream team di Daenerys Targaryen. A contare le ore perché arrivassero finalmente le 3, di una notte durata due anni.
Sky Atlantic pubblica finalmente i dati di ascolto di episodio 8×01. 925 mila spettatori spalmati sulle tre repliche del 15. Quelle sottotitolate in italiano. Quasi il doppio degli ascolti della premiere 7. Ma il dato più bello e affascinate è quello fermato tra le 03:00 e le 04:00 di mattina del 15 aprile 2019. Il numero dei fedelissimi. Gli irriducibili, i ‘fratelli’ di Game of Thrones. La vera grande famiglia di Jon Snow. 82 mila folli che non hanno voluto sentire ragioni. Sarebbero stati lì, davanti alla Tv, a qualsiasi costo.
Ora, dopo tre giorni d’attesa, sappiamo quanti erano. E se proprio la vogliamo fermare in una frase, quella notte indimenticabile, possiamo finalmente dire: “Io c’ero. Io sono uno degli 82 mila”. O, se volete: “Rammenta sempre chi sei. Gli altri lo faranno. Fanne la tua armatura e non potrà essere usata contro di te”.
Lunga vita a GoT.

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Notre-Dame, la profezia fake

Nel dramma che Parigi vive in queste ora spunta una nota tragicomica: la presunta profezia di Victor Hugo è una della più imbarazzanti gaffe di alcuni giornalisti frettolosi, e a caccia di ‘curiosità’ da dare in pasto ai lettori.

In Notre-Dame de Paris non si racconta di nessun incendio. Il fuoco che viene descritto sulla sommità della Cattedrale serve ad alimentare due ‘doccioni’ nei quali Quasimodo, per prendere tempo in attesa dell’arrivo dei soldati di Luigi XI, fonde piombo che viene poi riversato sugli accattoni che che di notte sono penetrati nella chiesa.
La scena è caotica, dal basso si vedono fiamme e fumo, ma nessuno capisce bene l’origine di quelle lingue di fuoco.
Victor Hugo racconta questa scena epocale nel 1831. Quasi due secoli dopo Notre-Dame brucerà sul serio, e nell’epoca delle letture veloci e dei riassuntini da web, quel capitolo del X Libro (intitolato ‘Un amico maldestro’) viene scambiato per una ‘inquietante profezia’.
Riportiamo di seguito i brani salienti che spiegano, meglio di ogni altro commento, la Fake News di queste ore.

In quel momento di angoscia notò, un po’ più basso della balaustra da cui schiacciava gli argotiers, due lunghi doccioni di pietra che sboccavano esattamente sopra il portale maggiore. L’orifizio interno di quei doccioni si apriva sul pavimento della piattaforma. Gli venne un’idea. Corse a cercare una fascina nel suo tugurio di campanaro, pose su questa fascina un gran numero di mazzi di listelli e numerosi rotoli di piombo, munizioni che non aveva ancora usato, e dopo aver ben disposto quel rogo davanti al buco dei due doccioni, vi dette fuoco con la sua lanterna.

(…) Ad un tratto, nel momento in cui si raggruppavano per un ultimo sforzo intorno all’ariete, ciascuno trattenendo il fiato e irrigidendo i muscoli al fine di dare tutta la sua forza al colpo decisivo, un urlo, ancora più terrificante di quello che era scoppiato e spento sotto la trave, si levò in mezzo a loro. Chi non gridava, chi era ancora in vita, guardò. Due getti di piombo fuso cadevano dall’alto dell’edificio sul più fitto della ressa. Quella marea di uomini si era accasciata sotto il metallo bollente che aveva fatto, nei due punti in cui cadeva, due buchi neri e fumanti nella folla, come farebbe l’acqua calda nella neve. Vi si vedevano agitare moribondi semicarbonizzati che mandavano muggiti di dolore. Attorno a quei due getti principali, c’erano gocce di quell’orribile pioggia che si sparpagliavano sugli assalitori ed affondavano nei loro crani come spirali di fiamma. Era un fuoco pesante che crivellava quei miserabili con una fitta grandinata.
Il clamore fu straziante. Fuggirono disordinatamente, gettando la trave sui cadaveri, i più coraggiosi come i più timidi, e il sagrato fu vuoto una seconda volta.

 Tutti gli occhi si erano alzati verso la cima della chiesa. Ciò che vedevano era straordinario. Sulla sommità della galleria più alta, ancora più su del rosone centrale, c’era una grande fiamma che saliva fra i due campanili con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa, di cui il vento ogni tanto si portava via un lembo nel fumo.
Al di sotto di questa fiamma, al di sotto della cupa balaustra a trifogli di brace, due doccioni come fauci di mostri vomitavano senza posa quella pioggia ardente che si stagliava con la sua colata argentea sulle tenebre della facciata inferiore.

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Game of Thrones, boom di ascolti

17,4 milioni di persone hanno visto Game of Thrones l’altra notte. Si tratta degli ascolti più alti di sempre. Mezzo milione sopra l’ultimo episodio della settima stagione, considerato la puntata dei record, e un milione e mezzo sopra il debutto della stagione scorsa. Secondo Hbo la puntata ‘più attiva’, in termini di streaming, della storia di Got. E come se non bastasse iI sito Down Detector ha riferito che HBO GO ha cominciato a dare problemi intorno alle 20:25, ora americana, proprio pochi minuti prima che cominciasse Winterfell, la puntata 8×01 de Il Trono di Spade. Troppi collegamenti e rischio down.
Grande successo, dunque, per la Final Season della Saga, ma a quelli di Hbo non basta, e proprio in queste ore stanno rilasciando nuovi video con curiose anticipazioni.
Attendiamo con ansia i dati di Sky, per sapere cosa è accaduto in Italia la notte tra il 14 e 15 aprile. E ricordiamo che dal 22 aprile andrà on air la versione doppiata in italiano. Disponibili on demand anche le 7 stagioni precedenti.

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