Inghilterra, un bambino chiama il 999: “Mi hanno rubato i Pokémon”

C’è un numero, in Gran Bretagna, per chiedere qualsiasi tipo di aiuto.
Basta comporre il 999 e una voce cortese si mette a disposizione per ogni emergenza. E se il caso è grave smista la telefonata alla Polizia, ai pompieri, o all’ospedale più vicino.
E’ un numero famoso. Che ha salvato migliaia di persone, ha risolto casi di violenza domestica, ha aiutato bambini disperati, e anziani in fin di vita.
Qualche giorno fa, alle 11,15 in punto il 999 del Gloucestershire, squilla all’impazzata. Risponde un’operatrice. Dall’altra parte del ‘filo’ un ragazzino. Sta piangendo. “Mi dica”. Dice cortese e preoccupata la donna. Qualche secondo di silenzio poi la richiesta di aiuto. Secca, senza giri di parole. Ma tra i singhiozzi. “Qualcuno ha rubato i miei Pokémon”. Silenzio. L’operatrice non si perde d’animo, ma cambia il tono della voce. “Perché ha chiamato il 999?”. “E’ molto brutto…”. Risponde il bambino tra le lacrime. “Si rende conto che ha interrotto questo numero di emergenza per i Pokémon?”. Il piccolo ascolta, poi chiude. Addolorato.
E’ l’ultima, incredibile, follia della Pokémon Go mania.
Arriva direttamente dall’Inghilterra e dà la misura di quanto il fenomeno dei mostriciattoli nati dalla fantasia di Satoshi Tajiri stia andando ben oltre il dovuto.
Ormai sono molti a considerare il gioco del momento come un vero e proprio pericolo.
C’è gente che ci gioca mentre è alla guida dell’auto, o in bici. E ci sono orde di ragazzini pronti a piombare in una chiesa o in un museo per assicurarsi un mostriciattolo raro e segnalo in una location impossibile.
Sulle autostrade di mezzo mondo campeggiano cartelli che invitano ad evitare Pokémon Go durante il percorso. E c’è anche chi, intorno al giochino dell’estate ci vede l’ombra lunga dei servizi segreti.
E’ il caso del ministro delle Comunicazioni russo Nikolay Nikiforov, che ha espresso il sospetto che “il gioco possa essere stato creato su spinta dei servizi segreti, intenzionati a raccogliere videoinformazioni in tutto il mondo”.
Insomma, la sensazione che Pokémon Go stia sfuggendo di mano ad un po’ di gente è forte. Non ci resta che fare il bollettino di guerra e sperare che un gioco non si trasformi in tragedia.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

La seconda vita di Ettore Majorana

Se n’era parlato già un anno fa. Nessun mistero sulla scomparsa di Ettore Majorana. Il fisico catanese si allontanò volontariamente dall’Italia decidendo di trascorrere il resto dei suoi giorni in America Latina.
Ora sulla ‘pista venezuelana’ arriva l’ultima conferma. A firma di tre giornalisti che da oltre un anno seguono la vicenda e sono determinati a mettere la parola fine su uno dei gialli più fitti della storia d’Italia.

Era il febbraio del 2015 quando la notizia cominciò a circolare.
Ettore Majorana, una delle menti più brillanti dei ‘ragazzi di via Panisperna’, non sarebbe scomparso nel nulla. Meno che mai si sarebbe suicidato.
Scappò via. Tutto qui. Senza mai voltarsi. Con un unico obiettivo, tenersi quanto più lontano possibile dall’Europa della guerra e delle bombe. Atomiche.
Da Napoli a Palermo, e dall’Italia al Nord dell’America Meridionale, il fisico catanese scelse il Venezuela come sua residenza definitiva.
Oggi, di quella strana storia, si hanno finalmente, un po’ più di chiarimenti. E qualche certezza. Almeno stando al lavoro di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini. Che al ‘caso Majorana’ hanno dedicato un interessante libro a breve in libreria: “La Seconda vita di Majorana”.
Secondo i tre giornalista, lo scienziato soggiornò per ben tre anni a Valencia, la terza città venezuelana, capitale dello stato di Carabobo.
In questa città lo conoscevano tutti. Amato, stimati, si faceva chiamare Bini. Era il 1955. 17 anni dopo la clamorosa scomparsa, o fuga, dall’Italia.
A svelare tutta la storia, anche ai nostri giornalisti Rai, fu un meccanico italiano che viveva in quella città. Francesco Fasani.
L’uomo raccontò di un Majorana schivo e poco avvezzo alle frequentazioni sociali, ma che tra il 55 e il 58 conviveva con una misteriosa donna a San Raphael, un paesino a metà strada tra Valencia e Maracai.
Borello, Giroffi e Sceresini in Venezuela ci sono andati e hanno racolto molto materiale che ora potrebbe veramente mettere la parola fine sul caso di sparizione più incredibile della storia italiana.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Tutti pazzi per Pokémon Go

Da Milano a Napoli, da Genova a Taranto, impazza la Pokémon Mania. 
Centinaia di ragazzini per strada, con la testa nel telefonino, a caccia dei mostriciattoli partoriti dalla fantasia di Satoshi Tajiri, l’informatico giapponesa che vent’anni fa inventò le creaturine, e da qualche qualche settimana ha invaso il mondo con l’App Pokémon Go.
Da ieri, il gioco sviluppato dalla Niantic è arrivato anche in Italia. E sta accadendo di tutto.

 

L’inizio è databile al febbraio 1996. Ma in occidente la data chiave è il 30 settembre 1998.
Quel giorno arrivano In America, ma anche in Europa 151 mostriciattoli che cambieranno la vita di molti ragazzini.
Si chiamano Pokémon. E il termine è semplicemente la contrazione della parola inglese Poket Monster. Mostro tascabile.
Li ‘libera’ nel mondo virtuale un informatico giapponese originario di Machida, un cittadone alle porte di Tokyo.
E’ figlio di un rappresentante della Nissan. La madre fa la casalinga, e lui colleziona insetti. I compagni di scuola lo chiamano Mr. Bug. Dottor insetto. Tanto per intenderci. Ma lui si chiama Satoshi Tajiri.
Non è uno che ama andare a scuola. Preferisce i videogiochi. Ma non è neanche il tipo da starsene ipnotizzato davanti ad un display. Si dà da fare, Satoshi. E con un gruppo di amici fonda prima una rivista dedicata ai videogiochi, poi gli venne l’idea del secolo. Creare un giochino dove puoi ‘acchiappare insetti’ (tanto per non perdere l’abitudine ndr), curarli, farli crescere, allenarli, quindi trasformarli in dei ‘combattenti’ cattivissimi.
Nascono così i Pokémon. Creature immaginarie che vivono e muoiono in una scatolina della Nintendo.
Il successo è planetario. Vent’anni dopo Mr. Bug rilancia, e questa volta rischia veramente di cambiare la vita della gente.

Pokémon Go
Qualcuno dice che non è niente di eccezionale. Che in fondo è ripreso pari pari da un altro gioco che sfrutta la ‘realtà aumentata’ (Ingress ndr). Sarà. Ma un dato è certo. Sulle autostrade americane non scrivono più “Andate piano”, ma preferiscono consigliare di “guidare, invece di cercare Pokémon mentre siete al volante”.
Insomma, da qualche settimana Pokémon Go ha sconvolto il pianeta.
L’idea è semplice. Grazie ad un App che da ieri è acquistabile anche in Italia, le nostre città vengono trasformate in infinite mappe da gioco. E con il telefonino tra le mani e il supporto della ‘realtà aumentata’ (un sistema di grafica interattiva che permette di intervenire su un flusso di immagini video live, modificando la realtà con l’aggiunta, in tempo reale, di contenuti ed animazioni virtuali) si possono cacciare mostriciattoli dovunque. Come se le barriere tra realtà virtuale e vita reale fossero completamente abbattute.
Il gioco sta facendo impazzire centinaia di migliaia di ragazzini.
Sui social si condividono le catture, e ci si scambia informazioni sulla posizione di alcuni e imprendibili mostriciattoli.
Il risultato è che da alcune ore si possono guardare schiere di adolescenti che camminano con la testa nel telefonino come ipnotizzati.
E mentre impazza la Pokémon mania vengono anche segnalati decine di incidenti che stanno preoccupando non poco le famiglie. Ragazzini che finiscono nelle fontane, o attraversano la strada col rosso, e anche teenagers che si perdono in zone sperdute delle città.
Insomma mille pericoli, ma per ora è chiaro che nulla fermerà i Cacciatori di Mostri.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Gialli.it – Agenzia Investigativa

Vent’anni di Cene con Delitto. In tutta Italia.
Migliaia di serate, migliaia di location meravigliose, decine di storie e misteri da togliere il fiato.
Gialli.it – Agenzia Investigativa, è la Compagnia del Giallo di Ciro Sabatino. Fondatore de Il Pozzo e il Pendolo (dal quale è uscito nel 2013), e tra i primi a portare in Italia i Murder Party.

L’Agenzia Investigativa, è costituita da attori professionisti, e conta la collaborazione con scrittori e magistrati, che ci aiutano nella realizzazione delle storie.
Nell’estate del 2016 ha chiuso il Festival Internazionale del Giallo di Cattolica con una Cena con Delitto alla presenza dei maggiori scrittori di gialli italiani, e 350 ‘investigatori’ che hanno partecipato all’indagine.

Organizza, oltre alle Cene con Delitto, Murder Party, Aperitivi con Delitto, Urban Game, Cacce al Tesoro, Giochi di Ruolo e Role Playing per aziende.
Ogni gioco può essere personalizzato a seconda delle esigenze del committente.
Per info o per prenotare la vostra serata chiamateci al 334.5785712

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail