La verità sui mitici occhiali ai Raggi-X

E’ stato il sogno erotico di almeno tre o quattro generazioni. Con poco più di diecimila lire le mutande di tutte le compagne di classe non avevano più segreti.
E’ inutile negarlo, non esiste nessun maschio adulto, dall’età compresa tra i quaranta e i sessant’anni, che per almeno una notte, nella vita, non abbia desiderato comprarli. Stiamo parlando degli occhiali ai Raggi-X pubblicizzati sulle ultime pagine dei giornali più in voga degli anni Settanta e Ottanta. Dall’Intrepido al Monello.
Ecco. Proprio quelli lì, i mitici occhiali ‘per vedere sotto i vestiti’ nascondono un incredibile segreto. Anzi, più d’uno. Tanti. E Gialli.it ve li svela tutti.
di Ciro Sabatino

Intanto partiamo da una certezza. Esistevano. Erano una sola colossale, ma esistevano. Nel senso che uno li ordinava, e arrivavano. Fino a casa. Con tanto di scritta sulla scatola che uno si sputtanava col portiere in un nano secondo.
Che poi aprivi la scatola e venivano fuori degli occhiali con le ‘lenti’ di cartone e un buchino al centro che non è neanche il caso di stare a spiegare quale era la logica, è un’altra storia. Un dettaglio.
Quello che ci interessa è che gli occhiali ai Raggi X esistevano. Non vedevi una mutanda neanche pagato, ma erano reali. Concreti. Di cartone, ma concreti.

L’Inventore
Li aveva inventati un personaggio clamoroso. Incredibile. Si chiamava Harold Nathan Braunhut. Era nato a Memphis, nel Tennessee. Il 31 marzo del 1926. E non è esagerato dire che il cittadone che ha ospitato Elvis, in fondo di Re ne aveva due. Uno era il più grande interprete di rock an roll del globo, un altro era Lui. Harold Von Braunhut. Il più geniale truffatore che la storia ricordi. L’uomo che ha nel suo Cv l’invenzione degli occhi delle bambole (quelli che si chiudono, per intenderci), ma anche le famosissime ‘scimmiette di mare’ e i nostri mitici Occhiali ai Raggi X. Il nulla assoluto, insomma. Che però gli ha fruttato un impero.
L’idea era semplice, ma efficace.
Harold inventava robe impossibili e poi le vendeva per corrispondenza. In tutto il mondo. Pubblicizzava i suoi ‘prodotti’ sui giornalini più letti dagli adolescenti brufolosi. Giocava sul pruriginoso, prometteva esperienze indimenticabili, e poi… tirava la ‘sola’. Senza ritegno.
Non è esagerato dire che saranno milioni le vittime di questo genio del male. Eserciti di giovinetti dall’ormone impazzito, che sbavavano davanti alla possibilità di guardare attraverso i vestiti della compagna di classe più desiderata. E che, dopo le prime resistenze, finivano per ordinare gli Occhiali ai Raggi X, scoprendo che non servivano ad un tubo.
Ora voi vi chiederete quel è il mistero di questa storia.  Ce ne sono molti. E il primo riguarda proprio il nostro Harold.
Già, perché l’inventore dell’impossibile, notoriamente iscritto al Ku Klux Klan, morì in circostanze misteriose.
Il 28 novembre del 2003 i giornali di tutto il mondo trovarono il modo di dedicare un trafiletto alla sua scomparsa. In fondo, a suo modo, era diventato famoso. Ma qualche giorno dopo la moglie, nel raccontare la sua morte, si incartò. Prima disse che era morto per una caduta, poi disse che però era malato da tempo. Fatto sta che la sua dipartita appartiene ai ‘casi insoluti’ ed è un giallo a tutti gli effetti.

In Italia
Il secondo mistero, invece, riguarda l’Italia. E l’azienda che distribuiva i famoso occhiali ai Raggi X.
Si chiamava Same. Aveva sede a Milano. Sembrava anche un’azienda seria. Che tra l’altro faceva pubblicità anche su Topolino.
Ma noi di Gialli.it abbiamo fatto una scoperta clamorosa.
Intanto la Same aveva tre nomi diversi. Si chiamava, a seconda dei casi, Same, Same Govj e Govj Import. Ma soprattutto aveva un numero di ‘sedi legali’ da togliere il fiato. Noi ne abbiamo trovati cinque. Ma c’è chi sostiene che i fantomatici indirizzi della Same erano molti di più.
A Milano c’era una Same a via Fauché, a via Felice Casati, a via Algarotti, a via Monte Generoso e a via Monviso, 13. Questi indirizzi si trovavano nella parte bassa delle pagine pubblicitarie dell’Intrepido, del Monello e anche di Topolino. Ma da una ricerca fatta sul posto nessuno, proprio nessuno, si ricorda un appartamento, un garage, o un negozio che ospitasse un’azienda del genere.
Insomma, nobili eredi del loro grande fondatore, le ditte che distribuivano gli Occhiali ai Raggi X erano tutte ditte fantasma.

C’è una cosa da dire, però. Oggi, sul mercato del vintage gli Occhiali ai Raggi X sono una vera e propria rarità. Insomma, il buon Harold Von Braunhut ha vinto. Da morto è riuscito a diventare famoso. Tanto di cappello.

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