Il mistero del Super Santos

A volte capita di indagare misteri che non sembrano misteri. Ma lo sono molto di più.
Nessun delitto, nessun fantasma o alieno. Solo una sfera arancione, che tutti conoscono, ma nessuno sa veramente come è nata.
Oggi vi raccontiamo il ‘mistero del Super Santos’. Un enigma fitto di domande senza risposta, da fare invidia a Dan Brown. Mettetevi comodi. C’è un incredibile giallo nella storia del pallone più famoso d’Italia.
Ecco la cronaca semi-seria del mistero del Super Santos.
di Ciro Sabatino

I bambini col pallone
Io non sono bravo, in matematica. Ma mi sono fatto un calcolo veloce. E alla fine penso di non essere troppo lontano dalla verità.
Facciamo questo ragionamento.
Lui è nato nel 1962. Dicono. E oggi siamo nel 2014. Quindi sono trascorsi 52 anni dalla Sua prima apparizione. E fin qui, tutto facile. Ora viene il complicato.
Se non mi sbaglio un anno è composto da circa 52 settimane. Ok? Ok.
Facciamo una cosa facile facile. Consideriamo che un bambino gioca a pallone, in media, 3 volte alla settimana. Quindi, diciamo, che in un anno gioca a pallone 156 volte. Più o meno.
Bene. Ora moltiplichiamo le 156 partitelle annue di un ‘bambino col pallone’ per i 52 anni che ‘quel’ pallone esiste. Su excel esce che dal 1962 ad oggi, in Italia, un bambino di sessant’anni circa, ha giocato, per strada, nei cortili, nelle piazze, nei vicarielli e nei prati più o meno 8112 partitelle. Perfetto.
Ora siamo al salto mortale.
Facciamo che dal ’62 ad oggi l’Italia ha avuto una media di 8092 comuni. Senza contare le frazioni. E convinciamoci, che tra una metropoli come Milano e un pugno di case come Pollica nel salernitano, non esageriamo se diciamo che ogni giorno, per 156 volte l’anno, nell’arco di 52 anni, circa 24 bambini hanno organizzato una partitella. Cinque contro cinque, tre contro quattro, e anche, a culo, undici contro undici.
Sapete cosa significa? Significa che dal 1962 ad oggi un miliardo e cinquecentosettantacinque milioni di bambini (la cifra ‘precisa’ è 1.575.415.296) hanno almeno una volta nella loro vita dato un calcio ad un Super Santos.

Basterebbe questo per avere la dimensione del successo stratosferico di questa sfera di gomma che pesa 280 grammi e, a differenza del Super Tele, se gli dai un calcio non se ne vola.
Si tratta, senza tema di esagerare, di uno dei ‘giocattoli’ più famosi della Storia. Un oggetto di culto che nessuno, ma proprio nessuno, può dire di non conoscere. Roba che neanche un iPhone può vantare. Considerando che mia madre, ad esempio, non sa neanche cos’è un iPhone, mentre mi ha bucato almeno un centinaio di Super Santos, e quel pallone arancione, con le bande nere e la scritta gialla, se lo ricorda. Altroché se se lo ricorda.

Il mistero del Super Santos
Ora, parlando di un oggetto del genere, uno si immagina che l’azienda che lo produce, e anche la città dove è nata questa azienda, abbia intitolato una strada, una piazza, un monumento, a quel magnifico pallone arancione compagno di ogni nostro pomeriggio. E invece no. Voi non ci crederete, ma il Super Santos è un vero e proprio mistero,
Ma andiamo per ordine. Come scrivono quelli che non sanno scrivere.

La storia ufficiale dice che il Super Santos sarebbe nato nel 1962, grazie all’intuizione di un operaio della ditta Mondo. Il nostro si chiama Stefano Seno, e pare si sia inventato il pallone più amato dagli italiani, dopo la vittoria del Brasile ai mondiali del ’62.
Questo dicono tutti. E questo sta scritto su Wikipedia, al secondo rigo del capitoletto intitolato ‘Caratteristiche’.
Nessun mistero dunque. Ma andiamoci piano. Non è esattamente così. Per una serie di motivi che proviamo ad elencare.

Intanto, già nell’attuale nota dedicata al Super Santos da Wiki, non c’è scritto preciso preciso “il Super Santos nasce nel 1962”, ma viene usata una strana formula. Questa: “La nascita del Super Santos risale al 1962”. Che non è proprio la stessa cosa di ‘nasce’. Ma questo è un dettaglio. Il mistero comincia a diventare inquietante quando si prova a fare una ricerca su Google.
Voi scrivete la parola Super Santos, e scoprirete che ci sono alcune pagine che riportano una scheda di Wikipedia dove si legge a chiare lettere che l’origine del Super Santos è sconosciuta. E non si fa riferimento a nessun Stefano Seno. E meno che mai ad un qualsivoglia ‘inventore’ del pallone più noto dello Stivale.
Quella pagina è stata sostituita da qualche anno. Ci può stare. Si tratta di un aggiornamento con delle notizie più approfondite. Ma ammetterete che è strano che la Mondo abbia scoperto solo ora il vero inventore del suo prodotto più venduto.

Già, la Mondo. Gloriosa azienda piemontese fondata da Edmondo Stoppiana. Questa è gente che ha pavimentato tutti gli stadi del globo, che ha fornito servizi e prodotti a tutte le più importanti manifestazioni sportive del secolo. A partire dai Mondiali e finire alle Olimpiadi. Tanto per intenderci.
Ecco. Loro sono i produttori del Super Santos. E ne sarebbero anche gli inventori. Eppure, se voi vi fate un giro sul loro sito del Super Santos non c’è traccia. Solo una notarella nella History della società.
Vi sembra normale? Qua stiamo parlando del Super Santos. E se i calcoli che avete letto sopra sono vicini alla realtà, non sarebbe folle dire che di quel pallone di gomma si sono venduti miliardi di esemplari. Fatturati da copogiro. Roba che i proprietari della Mondo dovrebbe chiamare i proprio figli SuperSantos e SuperSantina. E invece… Niente. Zero. Il pallone cult è citato nel sito manco fosse una qualsiasi cucina di Peppa Pig. Non è possibile. Siamo nel cuore del mistero. Del giallo. Che Gialli.it non poteva non aggredire col piglio che da sempre ci caratterizza. Investigatori dell’impossibile. Detective di tutte le anomalie di questo universo. Noi volevamo sapere di più e non ci siamo fermati ad internet. Il ‘mistero del Super Santos’ andava svelato.

Una strana telefonata
La telefonata l’ho fatta io. In persona.
In un pomeriggio freddo d’inverno, mentre per strada nessuno osava giocare a pallone, e mentre ascoltavo la splendida Super Santos del grande Tony Tammaro, ho chiamato la Mondo Spa. E gliel’ho detto. Sono un giornalista investigativo. Vorrei parlare con un responsabile.
“Di che si tratta?”, mi ha risposto una voce delicata. “Del Super Santos”. Ho risposto senza indugi.
Silenzio. Poi la signorina al telefono sfodera un classico delle situazioni imbarazzanti. “Mi scusi – ha detto – in azienda è in corso una riunione molto delicata e nessuno può risponderle”. Non ho detto nulla. Ho aspettato. Fermo. Deciso. Determinato. Dopo qualche secondo Lei ha aggiunto “Faccià così, mi mandi una mail e mi spieghi con chi vuol parlare e perché. Le risponderemo prestissimo”.
Ho ringraziato, pigiato ‘fine conversazione’ sul mio iPhone 5 e basta, e ho scritto la mia mail.
Beh… era un pomeriggio d’inverno. Nessuno giocava a pallone per le strade di un Vomero freddo e piovoso.

Oggi mancano poco più di venti giorni alla primavera. Frotte di bambini usciranno dalle case col loro pallone arancione sotto il braccio. I cancelli si trasformeranno in porte. I nonni in arbitri. I portieri dei palazzi in mostri a tre teste. Ogni vetro dei piani rialzati della mia Napoli proverà un sottile brivido di terrore. Ma a me la risposta della Mondo Spa non mi è mai più arrivata.
Il Super Santos, la sua vera origine, e il suo inventore rimane un mistero lungo come la partita più bella della nostra vita. Quella che abbiamo cominciato a sei anni, e che non smetteremo mai di giocare. Sempre e per sempre.

 

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Come si diventa Ghost Hunters

Sono in nove. Fanno i mestieri più disparati, e hanno un’unica passione comune: il paranormale.
Forse ne avete sentito parlare nelle scorse settimane. Questi signori intervennero nella birreria di Lonato, in provincia di Brescia, che a quanto pare era piena di fantasmi.
Giall.it dedicò a quella vicenda un articolo. E ora che i fantasmi non ci sono più, abbiamo deciso di andare a cercare i protagonisti di quella ‘caccia’.
Ecco i ‘ragazzi’ del G.I.A.P. Gruppo Investigativo Attività Paranormali.  Ci raccontano la loro storia. Ma ad un patto: non chiamateli ‘ghostbusters’.

Dunque… ghostbusters di professione! Ma come si decide di fare un mestiere così?
Ci sono almeno due inesattezze in questa frase Innanzi tutto non siamo i “ghostbusters” di cinematografica memoria. Non abbiamo zaini protonici, tanto meno trappole per fantasmi che, detto tra noi, oltre che scomodi sono anche costosi . Ci definiamo piuttosto dei “Ghost Hunters”, sebbene non saprei quale delle due definizioni sia più errata. Diciamo che quest’ultima è probabilmente la più calzante nella misura in cui andiamo alla ricerca (quindi, se vogliamo, a “caccia”) di anomalie rapportabili a quelli che la tradizione definisce “fantasmi”. Per nostra sfortuna/fortuna (dipende dai punti di vista, nda), quella del Ghost Hunting non è una professione né un mestiere. Nonostante la nostra grande passione e l’impegno che profondiamo in questa attività, essa rappresenta un’attività extralavorativa. Ognuno di noi svolge un lavoro durante la settimana (io ad esempio sono grafico, web designer e marketing specialist) e decide di sacrificare parte del proprio tempo per dedicarlo alla ricerca. Per quanto riguarda la scelta, beh, direi che ognuno di noi ha seguito – e sta ancora seguendo – il proprio percorso alla ricerca dell’ignoto. Ogni componente del team infatti ha un proprio vissuto e una propria personalissima esperienza nel campo del paranormale e ha voluto approfondirla a modo proprio. Di sicuro c’è un intento che ci accomuna: ricercare, documentare scientificamente e condividere i nostri risultati con tutti gli appassionati e, perché no, anche e soprattutto con gli scettici.

Quando avete cominciato?
Il gruppo GIAP Roma (Gruppo Investigativo Attività Paranormali) nasce nel giugno del 2011 dall’iniziativa di Gian Paolo Peroni – fondatore del gruppo – e da altri suoi amici e colleghi. Inizialmente il gruppo si componeva di 4 persone; come in ogni gruppo tuttavia qualche componente si è trovato costretto o ha scelto di abbandonare quest’attività (per quanto affascinante, onerosa sotto molti profili). Attualmente il gruppo si compone di nove persone, ognuno con dei precisi compiti da svolgere prima, durante e dopo le indagini (gestione dell’attrezzatura, analisi dei file, sessioni evp, ecc.)

Che ‘strumenti’ utilizzate?
Parlare della strumentazione richiederebbe troppo tempo per esaurire l’argomento in questa sede. In sintesi possiamo dire che ci affidiamo principalmente a strumenti di misurazione di campi elettromagnetici (naturali e artificiali), misuratori di umidità e temperatura e infine telecamere a infrarossi e full spectrum, fondamentali per documentare le indagini e le eventuali manifestazioni. Questi sono gli strumenti fondamentali, tuttavia ve ne sono molti altri che ci aiutano nella nostra attività. Ognuno di essi viene utilizzato in base al contesto, agli spazi e alle necessità del momento.

Come vi arrivano le segnalazioni?
Le segnalazioni ci giungono per lo più tramite il nostro sito internet o direttamente tramite la nostra mail info@giaproma.it. Le richieste e le segnalazioni sono le più disparate: si va dalla richiesta di semplici “consulenze” a distanza riguardanti fenomeni a cui si è assistito piuttosto che foto, video o registrazioni audio anomale, per passare alle richieste di indagini vere e proprie. Nel primo caso il nostro team raccoglie le informazioni necessarie ad avere un’idea generale dell’anomalia segnalata. Successivamente, si cerca di rispondere alle domande degli interessati escludendo cause scientificamente spiegabili (cosa che avviene nella maggioranza dei casi). Nel secondo caso invece, il procedimento è ben diverso. La comunicazione (telefonica o e-mail) con l’interessato/gli interessati è più frequente per poter raccogliere più informazioni possibili sul background sociale, psicologico e storico all’interno del quale si svolgono tali anomalie. Successivamente si procede a un sopralluogo per poter approfondire il rapporto con coloro che ci hanno richiesto un intervento. In tale contesto si cerca di escludere ogni tipo di anomalia scientificamente spiegabile. Infine, se il gruppo lo ritiene strettamente necessario, procede all’indagine vera e propria.

In pratica: come si ‘acchiappa un fantasma’?
Riprendendo la prima domanda, non “acchiappiamo” nessun fantasma. La nostra finalità è quella di documentare eventuali anomalie all’interno di luoghi pubblici o privati su richiesta degli interessati. Non siamo intenzionati a disturbare o sollecitare alcuna entità che possa abitare – o in casi estremi – infestare un determinato luogo. Ci preme peraltro precisare che non effettuiamo alcun genere di rituale magico, invocazioni, evocazioni o quant’altro possa essere ricondotto alla sfera dell’esoterismo e dell’occultismo. Il nostro è un approccio puramente scientifico, sebbene molti medium e sensitivi si siano accostati spontaneamente alle nostre ricerche e ci abbiano dato il loro apporto nell’analisi di molti casi grazie alle loro spiccate capacità percettive.

Ci raccontate qualche episodio clamoroso? E la faccenda della Birreria nel Bresciano? Com’è andata realmente?
Come GIAP abbiamo ormai 22 indagini all’attivo. Di eventi particolarmente anomali o bizzarri ne sono avvenuti. Personalmente posso descrivervi la mia esperienza un’indagine svoltasi Ladispoli (Roma) in un’abitazione privata. Le persone che vivono all’interno dell’appartamento avevano notato in più di un’occasione strani rumori al piano superiore (in assenza totale di altre persone nel luogo), comportamenti insoliti da parte degli animali domestici e soprattutto episodi di cinesi del tutto anormali (cucchiaini e tazzine in levitazione, spostamento di mobili molto pesanti, ecc.). Siamo stati contattati per comprendere che cosa stesse accadendo e, dopo il sopralluogo, compresa la portata degli eventi e la preoccupazione degli inquilini, abbiamo deciso di effettuare un’indagine. Ho personalmente eseguito una sessione EVP nella stanza da letto di una delle persone della famiglia con risultati piuttosto interessanti: alle mie domande, il termometro ha iniziato ad indicare un abbassamento repentino di temperatura (che ho percepito anche fisicamente) e la luce della lampada a ultravioletti si affievoliva o si intensificava in risposta alle mie domande. In particolare, alla domanda “Vuoi che ci allontaniamo da questa casa”, la lampada si è spenta completamente per non riaccendersi più. Vorrei precisare che le batterie (come in ogni indagine che svolgiamo) erano state cambiate la sera stessa con delle nuove e che la torcia era perfettamente funzionante. L’”ostilità” manifestata da questa presunta entità ci è stata confermata anche da uno spiacevole evento di cui è stato protagonista Gian Paolo che si è sentito trattenere dalla maglietta mentre cercava di accedere alla stanza in questione. Anche l’indagine al Trappist Monk è stata caratterizzata da molte anomalie. Le emozioni e le sensazioni che abbiamo provato tutti all’interno del gruppo sono state molto forti, forse tra le più forti di molte altre indagini. Tuttavia il materiale d’indagine è ancora oggetto di analisi, dunque per il momento non possiamo svelarvi nulla .

Due ultime domande: Ma voi ci credete ai fantasmi?
Anche in questo caso rispondo per quello che riguarda la mia esperienza personale. Sono appassionato e studioso di paranormale sin da quando io ricordi. Sono sempre stato affascinato dalla tematica dell’ignoto e del paranormale, tanto da voler ricercare e informarmi su molti temi. Ho avuto molte esperienze nel corso della mia vita che mi hanno segnato e fatto riflettere sull’esistenza dell’aldilà, di dimensioni parallele alle nostre e, perché no, anche sull’esistenza dei celeberrimi “fantasmi”. Quindi direi che, sì, io credo fermamente nell’esistenza di qualcosa d’intangibile che aspetta solo di essere scoperto e documentato.

E che consiglio date a chi vuole intraprendere la vostra attività? Come si comincia?
Come ghost hunters, non possiamo dire ad altri come si comincia. Lo abbiamo imparato con la nostra esperienza e ci rendiamo conto ogni giorno di più che il ghost hunting è un percorso più che una scampagnata alla ricerca dell’insolito, magari sfoggiando attrezzature da migliaia di euro. A nostro modo di vedere, chi vuole iniziare dovrebbe “sentire” ed essere consapevole dell’importanza della propria ricerca e di doverla portare avanti qualunque cosa accada, oltre la sfiducia, gli scetticismi e le denigrazioni. Il tutto con grande umiltà, voglia di imparare e soprattutto capacità di dialogo con altre realtà che possono sempre donare nuovi spunti di riflessione e aiutare a raggiungere risultati impensabili. Le attrezzature sono una cosa importante ma secondaria

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Barack Obama e Beyoncé avrebbero una relazione

Soffia il vento del ‘complottismo’ sull’America di Barack Obama.
Dopo il Lewinskygate e le avventure sentimentali extraconiugali di JFK nel mirino dei media e forse di una serie di misteriosi poteri occulti, è finito anche il 44° e attuale Presidente degli Stati Uniti d’America.
La notizia circola da poche ore e ha fatto vorticosamente il giro del mondo. Lo scoop è firmato dal Washington Post e le prime indiscrezioni verranno pubblicato domani mattina sul più diffuso e antico quotidiano di Washington.
Barack Obama avrebbe una relazione con Giselle Knowles-Carter. Meglio conosciuta come Beyoncé.

Lo ha affermato, ai microfoni di radio Europe 1, il famoso paparazzo francese Pascal Rostaing.
Che ha anche aggiunto, in un intervento ai microfoni di Public.fr. “La storia tra Barack e Michelle, da diverse settimane, non è più quella di un tempo. Tra i due è gelo”.
Rostaing sostiene che il Washington Post lavora sul dossier da quasi un mese. E ci sono altre testate che stanno facendo le loro indagini in questo momento. “Quando tutti saranno sicuri al mille per mille la notizia invaderà il mondo. In America la legge non è come in Europa. Se si dice il falso si viene condannati”.
Barack Obama, premio Nobel per la Pace, e Presidente Usa dal 2008, si è sposato con Michelle LaVaughn Robinson nel 1992 presso la Trinity United Church of Christ di Chicago. Con lei ha due figlie, Malia, nata nel 1998, e Sasha, nel 2001.
Beyoncé, 34 anni, originaria di Houston, è invece sposata con il rapper Jay-Z. Con il quale ha una figlia, nata la notte di sabato 7 gennaio 2012.
Obama e Beyoncé si conoscono da tempo. Il presidente americano ha voluto la cantante tra gli ospiti della cerimonia inaugurale del doppio mandato presidenziale. Era il 2009. Poi l’anno scorso, Beyoncé è stata la voce ufficiale della cerimonia, con lo Star Spangled Banner, l’inno che simboleggia l’unità e la fratellanza dei cinquanta stati confederati.
Rostaing, 56 anni, tra i più noti paparazzi transalpini, è l’autore, nel 2005, delle prime foto della storia d’amore tra l’ex moglie di Sarkozy, Cecilia e il pubblicitario Richard Attias.
Il Washington Post ha appena smentito lo scoop. “Non ci occupiamo di queste notizie”, hanno detto laconicamente.
Staremo a vedere. Ma va ricordato che Barack Obama era già stato al centro di strane accuse proprio l’anno scorso. A seguito della morte di Loretta Fuddy, una funzionaria dello stato delle Hawaii, che aveva autenticato il suo certificato di nascita.
Secondo qualcuno la donna era stata uccisa per nascondere al mondo il fatto che Obama non fosse nato in America, ma in Kenya.

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Traub, la misteriosa moto che viene dal futuro

C’è una moto misteriosa. L’hanno trovata un po’ di anni fa a Chicago. E l’unica cosa certa è che è stata costruita quasi cento anni fa. Non si sa da chi e dove. Ecco l’incredibile mistero della Traub. La moto che viene dal futuro.
di Enrico Cotini

Le origini
Le origini della Traub sono misteriose, la moto è stata infatti ritrovata nel 1967, all’interno di un appartamento di Chicago situato in North Paulina Street nascosta dietro un muro, il ritrovamento fu opera di un idraulico che stava facendo dei lavori di ristrutturazione nel palazzo.
Le uniche informazioni che si riuscirono facilmente a ricavare è il nome scritto sul serbatoio “Traub” e l’anno di costruzione, 1917.
Dopo varie ricerche fu ritrovato il vecchio proprietario della casa, il quale ammise che la moto era stata rubata da suo figlio prima di partire per la seconda guerra mondiale senza mai fare ritorno, il padre quindi per non incorrere in problemi con la giustizia nascose il veicolo.
Di colui invece che ha costruito questa splendida motocicletta non si sa molto, ma recentemente è stato ritrovato in un vecchio numero del 1907 della rivista specializzata ”The Motorcycle Illustrated”, nella rubrica riservata alle domande dei lettori, una lettera a firma Richard Traut da Chicago (residente nella stessa strada del ritrovamento), in cui questo signore si presentava come “meccanico sperimentale” che stava costruendo una moto da solo nella sua officina, esponendo le caratteristiche ed allegando anche una foto.

La moto
La particolarità della Traub sta nel fatto che ha delle finezze tecnologiche molto avanzate e raffinate per l’epoca: il motore è bicilindrico da ottanta pollici cubici che equivalgono a circa 1300 cc, una cilindrata molto elevata per l’epoca, basta pensare che tuttora la moto raggiunge la velocità di circa 134 kmh.
Sempre parlando di aspetti tecnici sono notevoli i pistoni e le valvole laterali, lavorate a mano con la stessa modalità e fattura che la Harley Davidson avrebbe adottato circa vent’anni dopo.
Il cambio a tre marce e il freno posteriore a doppia azione sono assolutamente inediti per l’epoca, la trasmissione a tre velocità è quasi impensabile all’inizio del ventesimo secolo, in cui le moto non erano altro che delle biciclette pesanti con motore annesso, solo più in là i motori sono diventati più grandi e potenti nelle motociclette di serie, tali da necessitare un impianto di trasmissione più efficiente ed evoluto per portare la potenza dei cavalli alla ruota posteriore.
Anche il design è completamente unico con tantissime parti in alluminio sempre lavorate a mano, infatti delle oltre cento parti di cui è composta la Traub nessuna di esse è stata mai ritrovata in un’altra moto della sua o anche successiva epoca.

Un pezzo da museo
Dopo il suo ritrovamento la moto fu acquistata da Torillo Tacchi, un negoziante di motociclette di Chicago che ne rimase il proprietario per oltre dieci anni.
Dopo circa dieci anni la moto è passata nelle mani di Bud Ekins, attore e stuntman di Steve McQueen, che in una pausa delle riprese del film “The Blues Brothers”, acquistò la Traub da Tacchi.
Successivamente fece parte della collezione del restauratore Richard Morris ed infine dal 1990 fa parte del Wheels Through Time Museum, in North Carolina, dove è custodita dal curatore Dale Walksler diventando uno dei pezzi più pregiati del museo di motociclette vintage più grande degli Stati Uniti.
Anche se la Traub ha trovato una casa stabile, dove essere ammirata da tutti gli appassionati, non si fermano le ricerche per spiegare come sia stato possibile costruire una macchina con tali capacità tecnologiche in quell’epoca, senza dubbio tutti concordano che sia opera di un genio.

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Dangerous News, il terrore di Facebook

Da meno di un anno inondano la Rete di bufale, leggende metropolitane e notizie imbarazzanti. Scatenando la curiosità e i dubbi del popolo dei Social Network. Ogni loro post è letto, discusso e condiviso da decine di migliaia di utenti.
Ecco la storia del blog più pericoloso che c’è: Dangerous News. Dove la Leggenda diventa Notizia.

Partiamo dal fatto che ci stanno simpatici. Quindi nessuna guerra tra blogger. Anzi. Solidarietà agli ‘amici’ di Dangerous News. I più grandi creatori di ‘bufale’ degli ultimi anni.
Loro riempiono Fb di notizie impossibili, e la gente ci crede. A dimostrazione del fatto che oggi nessuno si fa più domande. E anche un ragno grande quanto una casa è una notizia ‘possibile’.  Per chi non ha neanche più la curiosità, il tempo, la voglia di tentare di capire. E allora ben venga chi con la superficialità ci gioca. E trasforma, con allegria, una leggenda metropolitana in notizia ‘clamorosa’

Dangerous News (Dove la Leggenda diventa Notizia) è un blog lanciato nell’estate scorsa. Con una “Mappa delle dimensioni del Pene in Italia”.  Un ‘reportage’ che fece impazzire il web. Il resto è stato tutta discesa. Dall’Isola emersa alle Eolie, al ragno gigantesco, appunto, passando per il lucertolone fotografato su Marte e l’Area 51 tra i rovi dell’Aspromonte.
Loro scrivevano, il popolo di Fb condivideva, discuteva, commentava, ipotizzava, si stupiva, e qualche volta diffidava.
Il risultato finale è 260 mila lettori unici in sei mesi e una miriade di condivisioni da fare impallidire anche Adam Kadmon.
A farsi un giro in rete si apprende che Dangerous News nasce sulla scia di giornali satirici burloni, come il Lercio, Ansiapress, FalceeMartello, il Corriere del Mattino. Giornali che “pubblicano bufale o notizie divertenti con lo scopo di gabbare gli utenti poco accorti o far ridere i più spiritosi”.

Il creatore di questo progetto, a patto che il nome sia vero, dovrebbe essere un certo Arturo Pascini. Di lui, naturalmente, non si trova uno straccio di notizia neanche pagando.
L’unico sito che ne parla è quello di Ciao.it dove si legge “Questo Blog adotta una tattica un po’ più subdola (dei giornali sopracitati) , alternando bufale palesi a riadattamenti di agenzie di stampa vere. Per questo motivo rischia di essere scambiato per una fonte autorevole, nonostante non si presenti come testata giornalistica”.
Il resto è mistero.
Anche sulla pagina di Fb nessuna notizia. Solo una foto cover con cinque giovanotti che si coprono il viso con le maschere di Guy Fawkes. Quello del film V per Vendetta. Tanto per intenderci. Che dietro tutto ci siano i ragazzi di Anonymous? Non lo sapremo mai.
In tutti i casi ‘Chapeau’ amici. Il vostro blog ci piace assai. Ma ai nostri redattori abbiamo consigliato, prima di proporci un pezzo, di controllare se la fonte non è Dangerous News!

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Ritrovato lo Stradivari della Milwaukee Symphony Orchestra

E’ stato ritrovato lo Stradivari trafugato a Milwaukee, il 27 gennaio scorso. Vale tra i 5 e i 6 milioni di dollari. 

Lo avevano rubato una decina di giorni fa. Il 27 gennaio. Alla fine di un concerto.
Un raid. In piena regola. Pistole elettriche alla mano, cappucci, e un solo obiettivo: portarsi via “Lipinski”, uno splendido Stradivari dal valore di mercato di 6 milioni di dollari.
Si erano appostati all’esterno del teatro. E avevano atteso. Che Frank Almond, il primo violino della Milwaukee Symphony Orchestra, uscisse.
Poi l’azione. Come in un film. Le minacce, la pistola elettrica, la fuga.
In pochi secondi uno dei più incredibili esemplari creati del liutaio italiano, era sparito nel nulla.
Lo strumento era stato realizzato nel 1715. Faceva parte dei circa 600 violini conosciuti oggi. Si chiama “Lipinski Strad”, perché, nel diciottesimo secolo, era appartenuto al violinista e compositore polacco Karol Jozef Lipinski.
La polizia dei Milwaukee ci ha messo poco più di una settimana per risalire ai ladri e restituire il violino al musicista americano.

Antonio Stradivari è vissuto a cavallo tra il ‘600 e il ‘700. In poco più di cinquant’anni ha creato circa 1200 strumenti, tra violini, mandole, violoncelli e viole.
Oggi, nel mondo, si contano quasi 600 violino attribuiti al suo laboratorio di Cremona. Hanno quasi tutti un nome e un valore che arriva fino a 10 milioni di dollari. Il maggior numero di strumenti creati dall’artista italiano sono in Russia. Mentre a Stradivari, e alla sua arte è stato dedicato finanche un asteroide.
La ‘magia’ del suono, il motivo per il quale quegli strumenti sono considerati unici, sarebbe legata ad un mix di sostanze – fra cui borace (utilizzato come detergente o antisettico), fluoruro, cromo e sali di ferro – che avrebbe interagito con il legno e gli avrebbe conferito il suono ineguagliabile.

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Il gioco per chi ama ‘acchiappar spettri’

 Il 2014 è l’anno dei fantasmi e non poteva mancare un gioco a tema. La Clementoni propone Caccia al Fantasma un gioco da tavolo da 5 a 99 anni!

Se dedicate il vostro tempo libero alla lettura di gialli, horror e fantasy. Se vi immergete nella lettura di ogni notizia dedicata ad alieni, misteri e fantasmi. Se avete letto tutti gli articoli di Gialli.it, Caccia al fantasma è per voi. Dietro ogni porta si nasconde un fantasma. Dovete solo trovarlo!
Creato da Francesco Berardi e disegnato da Pietro Albani, edito da Clementoni, si può giocare minimo in 2 e massimo in 4.
Bisogna essere degli acuti osservatori e dei veri indagatori dell’incubo per scovare prima degli altri i fantasmi nascosti in ogni angolo del campo di gioco.
Il tavolo di gioco è tridimensionale. Al centro campeggia un vero e proprio castello composto da nove stanze all’interno delle quali si nascondono i fantasmi. Il kit di gioco prevede:  4 segnalini di cartone, quattro bicchieri colorati, 30 palline nere; un dado nero, il segnalino fantasma, venti carte fantasma e obiettivo e due lenti colorate.
Le carte rappresentano i fantasmi e vengono collocate nei muri del castello. I fantasmi sono difficili da trovare ad occhio nudo perché sono ricoperti da altri colori e sono tratteggiati e ogni giocatore con la carta obiettivo deve cercare di trovare proprio quel  fantasma, spostandosi nelle diverse stanze del castello e usando le lenti colorate.
Ogni fantasma individuato fa guadagnare tre palline fantasma. Ma non finisce qui perché le palline vanno inserite nei buchi sul pavimento della torre del castello cercando di farle entrare nel proprio bicchiere colorato.
Quando le carte obiettivo finiscono il gioco si ferma e chi ha più palline, vince.
Buon divertimento!

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Lui, lei, l’altro: che pasticcio mrs. Rowling

Quanti hanno sempre pensato che Hermione Granger ed Harry Potter avrebbero dovuto stare insieme, perché fatti l’uno per l’altra, adesso possono trovare una magra consolazione nella clamorosa confessione rilasciata in un’intervista di questi giorni da J.K. Rowling autrice della famosa saga.
di Laura Ciotola

Sono passati ormai sei anni dall’ultimo romanzo e J.K. Rowling e’ riuscita a costruire la distanza emotiva adeguata tra lei ed il personaggio che l’ha resa famosa. Harry Potter.  Ed e’ questa distanza oggi a consentirle, in una intervista rilasciata al Sunday Times, di sconvolgere i milioni di fans del maghetto.
Loro erano rimasti li, sul picco di una roccia, sul finale della saga quando Harry Potter la spunta finalmente su Voldemort, mette su famiglia con Ginny, sorella minore del suo migliore amico Ron Weasley che sposa Hermione Granger.
Lì su quella roccia si era consumata un’altra battaglia, quella nata in rete tra i sostenitori della coppia Hermione/Harry e quelli della coppia Hermione/Ron.
Le due fazioni si erano anche date un nome. I primi erano chiamati Aurors mentre secondi erano denominati Sidekickers.
Entrambi basavano la loro posizione su un’attenta lettura dei libri e delle interviste rilasciate dalla scrittrice.
Li su quella roccia i Sidekickers avevano clamorosamente vinto. Ma adesso la confessione della Rowling riapre la guerra e rimescola le carte.

A più di due anni dall’uscita dell’ultimo film della saga nelle sale cinematografiche la scrittrice britannica confessa ai microfoni di una improvvisata intervistatrice, proprio quella Emma Watson interprete di Hermione, che è stato un errore. Harry ed Hermione erano fatti l’uno per l’altra, lo sapevo ma non ho potuto fare altrimenti. Più o meno sono state queste le parole della scrittrice. “Lo so, mi dispiace, mi rendo conto che i fan adesso potrebbero essere furiosi. Ma sono del tutto onesta, la distanza mi ha dato prospettiva. E’ stata una scelta dettata da questioni personali e non di credibilità. Sto spezzando i cuori con questa rivelazione? Spero di no”.
Non meno destabilizzante per l’esercito dei potteriani la dichiarazione della stessa Emma Watson, che alle parole della Rowling ribatte “Credo che in fondo molti fan lo avessero sempre saputo e si fossero chiesti, prima di oggi, se Ron avrebbe potuto davvero rendere felice Hermione”.
La Rowling cala un velo di silenzio su quali siano stati questi motivi personali lasciando tutti in trepidante attesa di un seguito.
Le sue parole in questi giorni sono volate nella rete e su tutte le pagine dei principali quotidiani on line. In tanti si chiedono se questo “mea culpa” possa essere la scintilla che mancava per rimettere mano alla penna, ops! alla bacchetta, e tornare ad Hogwarts per cambiare le carte in tavola.

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Ritorno al Futuro diventa Musical

Il cult movie Ritorno al Futuro tornerà nel 2015 e intanto compie trent’anni. 

Festa grande in casa di “Ritorno al futuro”, il film diretto da Robert Zemeckis, e reso celebre dall’ottima interpretazione di Michael J. Fox, nei panni del diciassettenne Marty McFly e da Christopher Lloyd, nei panni del dottor Emmett Brown, meglio conosciuto come Doc. Il film che uscì nelle sale cinematografiche nel 1985 si appresta a ritornare nel 2015 per festeggiare i suoi primi trent’anni. Nel primo episodio di quella che in solo cinque anni divenne una trilogia, in risposta al grande successo di pubblico che la accolse, Marty e Doc, a bordo di una vecchia DeLorean, riadattata dall’eccenttrico scienziato a macchina del tempo facevano ritorno insieme al 1955 per risolvere vecchie beghe familiari di Marty. Superato lo sbigottimento iniziale dato dalla scoperta che l’infernale marchigegno messo a punto da Doc aveva funzionato, i due strambi amici, devono presto fare buon viso a cattivo gioco e sbrigarsi a concludere i loro affari del 1955 per poter far ritorno al presente in una disperata corsa contro il tempo, pena la mancata nascita di Marty. Per fortuna l’esperimento funziona anche all’incontrario e i protagonisti indiscussi della fortunata trilogia tornano pressochè illesi al 1985, ma saranno solo di passaggio perchè, nel 1989, in occasione del sequel “Ritorno al futuro – Parte II”, Doc, senza battere ciglio, pronuncerà l’ormai celebre battuta: “Marty devi tornare indietro con me.” – “Ma…indietro dove?” – “Indietro nel futuro !”. Questa volta una collaudata DeLorean li porterà, senza colpo ferire, nel 2015, dove Marty verrà in aiuto di suo figlio, intanto concepito. Ma non è previsto un lieto fine e il giovane Mcfly, finito quel che doveva nel futuro, si trova a dover fare una nuova puntatina nel 1955, dove lo ritroviamo nell’utimo episodio della trilogia, “Ritorno al futuro – Parte III”, girato in contemporanea con il secondo episodio, e uscito nelle sale nel 1990. L’ultimo film vede Marty in partenza per il western del 1885, per salvare questa volta, proprio l’amico Doc, minacciato dal pistolero Buford “Cane Pazzo” Tannen, bisnonno di Biff Tannen, antagonista della trilogia di Ritorno al futuro e interpretato da Thomas Francis Wilson, per un debito di 80 dollari. Ma tornando ai giorni nostri, o poco più, questa volta Marty e Doc, per festeggiare i trent’anni dalla loro prima avventura insieme, faranno un viaggio particolare che li porterà dal grande schermo al teatro, dove il cult movie degli anni ’80 diventerà un musical, il cui adattamento teatrale sarà curato dagli stessi regista e sceneggiatore dell’originale, Robert Zemeckis e Bob Gale. Il musical ispirato al film debutterà nel West End di Londra e le nuove composizioni musicali, saranno affidate ad Alan Silvestri, già veterano dei film e collaboratore storico del regista di “Forrest Gump” e Glen Ballard, coautore della versione musical di “Ghost”. Gli innumerevoli fans si preparino a ritornare al futuro e a noi di gialli.it non resta che dire “Grande Giove!” (LC)

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Mai accettare palloncini dai pagliacci sconosciuti…

Un terrificante pagliaccio spaventa i cittadini di Melbourne minacciandoli con una pistola.  E’ caccia al clown.
di Graziana Corcione

Un clown dall’aria poco rassicurante si aggira armato di pistola per le strade della città, minacciando i passanti e seminando il panico in un’atmosfera di apparente e irreale normalità. Sembra la trama di un film, ma non lo è. E’ ciò che è realmente accaduto pochi giorni fa nella periferia nord-ovest di Melbourne, in Australia.
Sono le 5.30 del mattino del 31 Gennaio e la città australiana si sta svegliando quando, come il più  terribile degli incubi che ci riportano all’infanzia, un uomo mascherato da clown a bordo di una berlina chiara inizia a spaventare i passanti agitando un’arma, tra St Albans e Sydenham, la zona multietnica di Melbourne.
Una mezz’ora di pura follia quella testimoniata dai passanti coinvolti nello strano incidente in un raggio di circa 15 chilometri  l’uno dall’altro.
Una donna afferma di essere stata avvicinata da un’auto che procedeva lentamente e dalla quale si sporgeva, dal lato passeggero, un uomo nascosto dietro la classica maschera bianca, con tanto di capelli, labbra e naso rosso, mentre percorreva la Overton Lea Boulevard a Sydenham. L’auto, che trasportava altre 4 persone, si sarebbe allontanata vedendo arrivare un altro veicolo nella sua direzione. Lo stesso racconto è quello riportato da un 25enne che si recava a lavoro a pochi chilometri di distanza nei pressi di Adelaide, St Albans e da un altro passante, un 31enne impegnato a fare jogging sulla Collins street, St.Albans, mentre il pagliaccio si divertiva a seminare il panico in città.
Impossibile non collegare questo bizzarro ed inquietante episodio con il celebre “IT”, demonio mutaforma che assume le sembianze del pagliaccio Pennywise, nato dalla penna di Stephen King nel 1986 e protagonista dell’omonima miniserie tv del 1990. L’inquietante clown dai denti aguzzi terrorizzava ed uccideva gli ingenui ragazzini di un solitario paesino del Maine, ed ha contribuito a far associare ad un’intera generazione di appassionati del genere horror un’angosciante sensazione di paura all’immagine giocosa del pagliaccio.
Fortunatamente la vicenda non ha avuto, per adesso, alcun risvolto drammatico ma il misterioso pagliaccio non è stato ancora catturato e gli abitanti di Melbourne continuano a vivere nel terrore di incontrare un terrificante clown che gli offra un palloncino…

 

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