Forse ritrovata la reliquia col sangue di Wojtyla

Sarebbe stata ritrovata la reliquia col sangue di Karol Wojtyla, trafugata qualche giorno fa dalla Chiesa di San Pietro della Ienca, in provincia di L’Aquila.

A sottrarre la preziosa ampolla (una delle tre esistenti al mondo) tre malviventi già noti alle forze dell’ordine. Due sarebbero della zona, un altro sarebbe di origini sudamericane. Tutti e tre tossicodipendenti.
Il pm David Mancini, che stava seguendo il caso, li sta interrogando in queste ore. Pare, infatti, che la reliquia sia stata fatta a pezzi e che manchi proprio il pezzettino di stoffa col sangue di Giovanni Paolo II.
Furto su commissione? Pista satanica? Dalle prime indiscrezioni la vicenda è molto più semplice. I tre avrebbero agito solo ed esclusivamente per recuperare un po’ di soldi, magari proprio per comprare della droga. Secondo gli inquirenti, infatti, i tre non avrebbero neanche capito fino in fondo il valore della reliquia.
La caccia è stata serrata e veloce. In pochi giorni gli investigatori che stavano dando la caccia al piccolo pezzo di stoffa trafugato, si sono convinti che i ladri non dovevano essere andati troppo lontano. E si sono mossi a colpo sicuro.
Un primo pezzo della reliquia è stata trovato nei pressi del Sert di Collemaggio. A qual punto sono stati fermati due ragazzi della zona e nell’appartamento di uno dei due è saltato furi un secondo pezzo del prezioso sacrario. Una terza ‘parte’ della refurtiva, forse proprio la stoffa intrisa col sangue del papa, sarebbe invece stata trovata in un alloggio del progetto Case della frazione di Tempera. Ma la notizia non è ancora stata confermata.
Vi terremo aggiornati.

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Shining, tra curiosità e sequel

Era il 1980 quando l’immagine del piccolo Danny che pedalava per i corridoi dell’Overlook Hotel con il suo triciclo, è apparsa per la prima volta sul grande schermo, divenendo, poco dopo, un cult movie. Oggi, a distanza di più di trent’anni, gli amanti di Shining, il celebre horror diretto da Stanley Kubrick, e basato sul romanzo omonimo di Stephen King, sapranno finalmente che fine ha fatto quel bambino dall’inconfondibile caschetto biondo e con poteri di “luccicanza” e sarà proprio Stephen King a svelarlo con il sequel di “Shining”.
Da poco approdato nelle librerie di tutto il mondo ed edito da Sperling&Kupfer, “Doctor Sleep” ci presenta l’immagine di un Danny, ormai adulto, ma ancora perseguitato dai fantasmi del passato, di cui si porta dietro il potere di presagire le cose e il vizio dell’alcolismo che era stato del padre.
In attesa di leggere il libro, noi di Gialli.it abbiamo pensato al film e ci siamo chiesti che fine hanno fatto i tre ‘bambini’ dell’Overlook Hotel. Eccoli.

Ha compiuto 41 anni da meno di un mese. Ne aveva sei quando inquietò mezzo mondo. Ora vive una vita tranquilla e ha una sola determinazione: non parlare mai più di Shining.
Ve lo ricordate? Stiamo parlando proprio di lui: Danny Lloyd, il protagonista del film capolavoro di Stanley Kubrik, tratto dal celebre romanzo di Stephen King.
Danny appartiene al gruppone di ‘promesse in erba’ rimaste inevase. Per lui l’avventura nel mondo del cinema è finita il giorno in cui sono terminate le riprese di Shining. E da allora, tranne un breve apparizione in un film per la tv, e qualche veloce comparsata ad eventi e convegni sui film horror, il film che lo ha reso celebre è tabù. Non ama parlarne, ed evita finanche le interviste.
Ora insegna biologia in un college alla periferia di Louisville, nel Kentucky. L’Overlook Hotel è solo un ricordo, forse troppo ingombrante.

Setta sorte per le terrificanti gemelle Grady.
Lisa e Louise Burns non hanno mai più girato un film in vita loro. Ma sono riapparse l’altra notte durante le celebrazioni per i 50 anni della prima proiezione del Dottor Stranamore di Kubrick. Lisa ha una laurea in Letteratura e Linguaggio e Louise è una micro-biologa.
Nessuna delle due, dicono divertite, ha più voglia di dire: “Vieni a giocare con noi!”. (lc)

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The Following, al via la II stagione

Al via il prossimo 3 febbraio in Italia, sul canale Premium Crime di Mediaset Premium, in contemporanea con gli Stati Uniti, la seconda stagione di “The Following” la serie televisiva statunitense, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso tanti telespettatori, o meglio tanti follower.
di Laura Ciotola

La serie, da più parti criticata per le scene a volte troppo violente, ruota attorno a due personaggi principali, incarnazione del più classico duello tra bene e male. Joe Carroll, interpretato da James Purefoy, è un professore di letteratura inglese della Winslow University, alle prese con il suo primo romanzo ispirato ad Edgar Allan Poe. E’ proprio lo studio del tormentato scrittore statunitense a spingerlo ad una follia che dall’ambito letterale sfocia presto nella vita reale fino a trasformarlo in un feroce serial killer. Sui suoi efferati crimini, viene chiamato a indagare Ryan Hardy, agente dell’FBI, interpretato da Kevin Bacon, segnato a sua volta, dall’omicidio del padre, avvenuto, anni prima, davanti ai suoi occhi ancora troppo giovani e impotenti per intervenire. Hardy che vede nella vicenda di Carroll la possibilità di vendicarsi del padre e di scrollarsi di dosso i sensi di colpa dovuti alla tragica vicenda familiare riesce, infine a catturarlo, ma non prima di essere incorso nel tragico errore di non capire subito che era l’assassino e anzi di fidarsi di lui, al punto di chiedergli una consulenza per avere un quadro più completo del potenziale killer ispiratosi, come suggerivano le scene del crimine, proprio all’autore di cui Carroll era esperto, Poe. Questo accadeva nel 2003. Caroll finiva rinchiuso nel Virginia Central Penitentiary, lasciando dietro di sè una scia di giovani studentesse assassinate e Ryan Hardy restava invalido per essersi beccato una pugnalata al cuore dallo stesso Carroll. Ma la furia omicida del sadico assassino non è destinata a placarsi e da dietro le sbarre dà il meglio di sè costruendo, con i social media, una vera e propria setta, i cui componenti, scelti accuratamente tra personaggi psicologicamente deboli e fortemente instabili, diventeranno i suoi fedeli follower disposti a tutto pur di compiacerlo e di avere un ruolo nel suo romanzo ancora in itinere.
Attraverso i suoi seguaci, Carroll riprende il suo piano criminoso, dando vita a un’altra serie di omicidi seriali collegati da un unico filo conduttore, i romanzi del poeta gotico. Ryan Hardy che intanto è diventato l’autore del libro “The Poetry of a Killer”, ispirato proprio al folle assassino, e ha avuto una relazione con la ex moglie di Carroll, all’indomani del verificarsi dei nuovi crimini, i cui autori agiscono nascosti dietro una maschera di Poe, viene richiamato in servizio come consulente.
La lotta all’ultimo sangue tra Hardy e l’ FBI da una parte, Carroll e i suoi follower dall’altra, si conclude in un ultimo scontro diretto tra Hardy e Carroll, intanto evaso di prigione per unirsi ai suoi adepti che lo aspettano in una villa abbandonata, eletta a sede generale della nuova setta di Poe.
La prima stagione si conclude con la morte di Carroll, vittima di un esplosione innescata da Ryan.
In attesa della ripresa dell’ormai celebre serie televisiva, una buona notizia arriva dall’organizzazione Mystery Wiriters of America che agli Edgar Allan Poe Awards ha nominato l’episodio pilota della serie televisiva “The Following”, come Miglior Episodio in una Serie Televisiva.

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A Lonato un pub infestato di fantasmi

Accade qualcosa di strano in quella birreria bresciana. Rumori, fenomeni un po’ curiosi. Potrebbero essere solo suggestioni o fantasie ma dopo che persino Giovanni Rana è stato coinvolto sono entrati in scena anche i ricercatori del Giap, gruppo investigativo attività paranormali.

“Trappist Monk” è il nome della birreria che sorge nei pressi di un’antica abbazia a Maguzzano frazione di Lonato in provincia di Brescia. E’ molto frequentata, soprattutto nel fine settimana, ma da qualche tempo gli avventori sono un po’ preoccupati.
Da qualche tempo nella birreria accadono cose strane. E’ cominciato tutto con dei rumori in cantina. Tonfi, passi, scricchiolii, porte sbattute. Persino i cani dei proprietari di notte si ritirano abbaiando. E i proprietari, che per un po’ hanno sopportato, quando anche il parroco del paese ha invitato a pregare per quello che accade “là sotto”, hanno deciso di chiamare dei veri e propri ghostbusters, cacciatori professionisti di ectoplasmi.
Sono venuti da Roma quelli del Giap, gruppo investigativo attività paranormali. Sono arrivati attrezzatissimi, sensori, telecamere a infrarossi, registratori e rilevatori di attività elettromagnetica. Si sono chiusi nella cantina per una intera nottata e quando ne sono usciti avevano tanto materiale e diverse storie da raccontare. I rumori li hanno sentiti anche loro ma c’è stato molto di più perché i rilevatori hanno registrato un’intensa attività elettromagnetica. Loro ci credono sul serio che in quella cantina ci siano i fantasmi.
Le opinioni però sono discordanti. C’è chi ci crede e chi riesce a spiegarsi tutti i fenomeni accaduti anche quello capitato a Giovanni Rana e alla moglie che non riuscivano più ad uscire dalla birreria perché la porta si era improvvisamente bloccata.
Le opinioni sono discordanti ma ci sono alcuni fatti che insinuano molti dubbi. Sembra infatti che un po’ di tempo fa in quella cantina qualcuno si sia tolto la vita. Sembra anche che quella birreria sorga su un cimitero longobardo inglobato nell’area del monastero fondato dai benedettini nel IX secolo.
Ci saranno anche opinioni discordanti, dunque, ma una cosa è certa che in quella birreria tra un po’ rimarranno solo i fantasmi. (cm)

 

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Il bodyguard di Obama è un alieno!

Qualcuno sa cosa sono i rettiliani? Forse non in molti. Ma nonostante ciò ne sembrerebbe essere stato avvistato uno in America. E mica uno così, un rettiliano comune, quello della porta accanto. Eh no, questo qui è uno importante. Fa la guardia del corpo e nientepopodimeno che al Presidente degli Stati Uniti!

In termini tecnici si dovrebbe parlare di uomini rettile o uomini serpente, creature fantastiche menzionate nella mitologia e nel folklore. Personaggi immaginari insomma. Ma alcune teorie della cospirazione extraterrestre, sviluppatesi soprattutto negli anno ’90, hanno sostenuto la presenza sulla Terra di presunte stirpi di “rettiliani” di origine extraterrestre, che secondo tali autori sarebbero in grado di mutare la propria forma. Proprio come nel telefilm cult “Visitors”. La teoria non si ferma qui perché presunte basi rettiliane sembrerebbero essere presenti in diverse parti degli Stati Uniti, ad esempio sotto l’aeroporto di Denver.
Gli americani non si saranno quindi molto stupiti quando il video che ritrae la guardia del corpo di Obama ha fatto il giro del mondo e del web.
L’occasione è l’American Israel Public Affairs Committee a marzo 2013. Il presidente sta facendo il suo discorso quando le telecamere inquadrano una delle sue guardie del corpo che presidiano la sala. L’aspetto è effettivamente piuttosto sinistro ma qualcuno ci ha visto nei tratti e nelle movenze qualcosa di molto misterioso. Si muove molte velocemente e a scatti (potrebbe essere nervoso?), è completamente calvo e la testa presenta delle strane protuberanze, non ha le sopracciglia né peli, il naso è quasi inesistente e la forma del viso sembra mutare continuamente.
Caitlin Hayden, il portavoce principale per il Consiglio di Sicurezza Nazionale, in un comunicato citato da Wired, ha detto: “Non posso confermare le affermazioni fatte nel video. E’ certo che l’assunzione di alieni o anche robot a guardia del Presidente sarebbe semplicemente troppo costosa. Il budget non lo permette, dopo tutto, siamo ancora in recessione”. (cm)

 

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Bambino scompare nel parco di Crocodile Dundee

Ancora nessuna notizia sul ragazzino scomparso lunedì nel Parco Nazionale set del film “Crocodile Dundee”.
di Giordana Mobilio

Procedono senza sosta le ricerche di un ragazzino di dodici anni, scomparso lunedì mentre era con altri cinque amici nel billabong Mudginberri all’interno del Parco Nazionale di Kakadu, nella zona nord orientale dell’Australia. Il ragazzo, il cui nome non è ancora stato reso noto, è stato visto l’ultima volta mentre entrava nella laguna, dopodiché se ne sono perse le tracce. La prima ipotesi fatta dagli inquirenti riguardava il possibile attacco di un coccodrillo, in quanto un altro dodicenne è miracolosamente scampato ad un esemplare di circa cinque metri. Tuttavia, l’ipotesi non ha trovato riscontro, anche alla luce del fatto che due grandi coccodrilli sono stati uccisi dalla polizia e sezionati, nel tentativo di rinvenire i resti del bambino, ma al momento le ricerche non hanno avuto alcun esito. I bambini del gruppo, ripetutamente interrogati, non hanno saputo dare alcun contributo utile alle ricerche dell’amico, forse distratti dall’attacco del coccodrillo all’altro ragazzo. La regione di Kakadu è nota ai più per essere stata il set originale del famoso film “Crocodile Dundee”, ma in Australia è tristemente famosa per i numerosi attacchi da parte di uno dei dieci animali più pericolosi al mondo. Pare abbastanza anomalo, quindi, che un gruppo di bambini si sia azzardato ad entrare in acqua, nonostante il pericolo fosse conosciuto e segnalato, e che un ragazzino di soli dodici anni sia uscito quasi indenne da una lotta contro un bestione di quasi cinque metri, riportando solo ferite superficiali. Non sarebbe il primo caso in cui una bravata finita in tragedia viene camuffata da incidente, soprattutto se i protagonisti sono ragazzini di 12 anni. Le ricerche nel frattempo continuano, nonostante siano ormai flebili le speranze di ritrovare in vita il ragazzo.

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L’Aquila. Rubata la reliquia di Wojtyla Si segue la pista satanica

L’Aquila. Rubata la reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II. Gli inquirenti non escludono la pista satanica.
La reliquia (un pezzo di stoffa intrisa di sangue, dopo l’attentato al Papa del 1980 in piazza San Pietro) fu donata circa tre anni fa dall’ex segretario particolare di Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dzuwisz, per testimoniare la presenza spirituale di Wojtyla in uno dei suoi luoghi preferiti.

Se la son portata via l’altra notte. Una piccola ampolla con alcune goccie del sangue di Karol Wojtyla. La reliquia, una delle tre esistenti al mondo, era conservata in una piccola chiesa di San Pietro della Ienca. In Abruzzo. A pochi passi da L’Aquila. Nella chiesetta del Papa.
Hanno agito di notte, a colpo sicuro. Volevano quell’ampolla e non hanno perso tempo. Se la son portata via l’altra notte. Lasciando nella sconcerto la piccola comunità abruzzese legata in maniera viscerale a quella piccola reliquia, e alla chiesetta tanto amata da Giovanni Paolo II.
Ora è cominciata la caccia. Sono più di cinquanta i carabinieri, guidati da dal comandante provinciale, Savino Guarino, che da ore stanno setacciando la zona, ai piedi del Gran Sasso, nella speranza di chiarire il mistero.
Hanno un pista. Imbarazzante, inquietante. Chi ha preso quel sangue lo ha fatto per evocare il Demonio.
E non è uno scherzo. Sulla vicenda Giovanni Panunzio, coordinatore nazionale dell’Osservatorio Antiplagio, è stato chiaro. Il giorno del furto “coincide nel calendario satanico con l’inizio del dominio del demone Volac, evocato dal 25 al 29 gennaio, periodo nel quale rientrano anche il ricordo sacrilego e il risvolto satanico dell’olocausto nazista nella Giornata della Memoria, per preparare il capodanno di Satana che si celebra il primo febbraio”.
I ladri hanno segato una sbarra di ferro della finestra, sono entrati e hanno asportato la reliquia. A scoprire il furto, domenica mattina, il parroco Josè Obama.
Ora la Procura dell’Aquila ha aperto un’inchiesta. Non si esclude il furto su commissione. Il mercato delle reliquie nelle sette sataniche è molto fiorente e i simboli sacri, anche senza valore artistico, ma unici, come quello di San Pietro della Ienca, vengono pagati decine di migliaia di euro. Gli inquirenti temono anche una eventuale richiesta di riscatto.

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La nave fantasma è sparita nel nulla

Alcuni giorni fa una nave fantasma carica di topi cannibali fu avvistata al largo dell’Inghilterra. La notizia fece il giro del mondo. Ora quella stessa nave è letteralmente sparita. Che fine ha fatto la Lyubov Orlova?

Se ne parla da giorni. Anche noi di Gialli.it abbiamo raccontato la sua incredibile storia.
Ora però la vicenda della nave fantasma, senza equipaggio, carica di topi cannibali, e in rotta verso le coste britanniche, si sta trasformando in un vero e proprio giallo internazionale.
Già. Perché nonostante gli allarmi dei giorni scorsi, e la convinzione di molti, che la Lyubov Orlova fosse ad un passo dall’Inghilterra, ora la misteriosa ex nave da crociera russa, è scomparsa nel nulla. Tanto che da alcune ore ha cominciato a circolare la notizia che per qualche misterioso motivo la Orlova sfuggirebbe ai radar.
Era già capitato l’anno scorso quando i satelliti avevano raccolto un bip non identificato al largo della Scozia, abbastanza forte per essere attribuito alla Orlova. Dalla terraferma erano partiti immediatamente una serie di aerei, ma nessuno aveva trovato nulla.
Che fine ha fatto la nave fantasma? Se lo chiede anche un blog che da qualche giorno sta spopolando in rete.
Uno po’ come l’account di Twitter che è diventato un punto di rifewrimento per chi vuole essere aggiornato in tempo reale.
Intanto le autorità brittaniche, dopo un comunicato ufficiale tranquillizzante: “Fino ad ora non abbiamo ricevuto nessuna indicazione di avvistamento della nave. Ma siamo pronti a gestire il problema qualora dovessimo essere costretti ad affrontarlo”, sperano ora nel maltempo. “Negli ultimi mesi ci sono state delle tempeste molto forti da queste parti, potrebbe essere una soluzione naturale, ma va detto che affondare una nave di quelle dimensioni non è cosa da poco”. Sembra una ‘virata di bordo’ tipica di chi non sa come comportarsi. Ed è forse per questo atteggiamento che in queste ore si fa avanti anche l’ipotesi della ‘bufala’. E se la Orlova fosse affondata già da tempo? Se non si stesse affatto avvicinando all’Inghilterra? Le domande sono legittime. Anche perché è veramente incomprensibile come una nave di quella stazza possa essere sparita letteralmente nel nulla.
Staremo a vedere. Allo stato gli unici che credono sul serio nel ‘vascello fantasma’ sono i cacciatori di relitti che hanno gà il loro piano d’azione: “Se la dovessimo individuare la sommergeremo di veleno per topi”. Ottima idea. Sic!

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Hitler? E’ morto in Brasile nel 1984

Ritornano gli spettri del nazismo e rispunta l’Operazione Odessa. Il grande piano di fuga per i gerarchi del Reich sopravvissuti alla guerra e messo a punto da Himmler con il presunto accordo del Vaticano.
Questa volta al centro dei sospetti c’è addirittura lui: Adolf Hitler. Il Führer della Germania non sarebbe morto suicida  il 30 aprile 1945 nel bunker situato circa 8 metri sotto il giardino della Reichskanzlei, a Berlino, ma in Brasile. Quarant’anni dopo.
di Ciro Sabatino

A volte ritornano. C’è poco da fare. E se si parla di Lui poi, la storia ci ha insegnato che possiamo aspettarci di tutto. Lo spettro di Adolf Hitler continuerà ad apparire e scomparire su questa terra con la stessa insistenza del fantasma di Marley, nel Canto di Natale di Dickens.
Lo hanno visto dovunque. Il numero di segnalazioni del Führer vivo e vegeto nonostante una morte raccontata da tutti i libri di storia è secondo solo a quelle del buon Elvis Presley. Che potrebbe essere anche il nostro vicino di casa e nessuno si stupirebbe più di tanto.
Questa volta l’ultima verità sul ‘Cancelliere del Reich’ arriva dal Brasile.  Porta la firma di Simoni Renee Guerreiro Dias. Una giornalista sudamericana (che insegna Educazione artistica), che da qualche giorno sta facendo impazzire il web con un libro che reca, in calce, una foto di Adolf Hitler, abbracciato con una ragazza di colore, e datata 1980!
Poco importa se in quel periodo il Führer avesse quasi novant’anni. La Guerreiro Dias non ha dubbi. Hitler finse il suicidio e si rifugiò nello stato brasiliano del Mato Grosso, in una piccola località al confine con la Bolivia.

Operazione Odessa
Il libro è apparso in Italia qualche giorno fa. E si è guadagnato subito l’attenzione dei media. Ma c’era da aspettarselo. Perché la tesi sostenuta dall’autrice non è affatto nuova. Anzi.
Sono anni che si favoleggia di un presunto piano di fuga di tutti i dirigenti nazisti proprio in direzione america latina.
L’Operazione venne chiamata ‘Odessa’ e venne messa a punto da Heinrich Luitpold Himmler, quando si rese conto che ormai era tutto perduto.
L’idea era semplice. Sfruttare la complicità del Vaticano, e permettere ai gerarchi fascisti e ai capi delle SS sopravvissuti alla guerra, di raggiungere mete sicure passando di monastero in monastero.
Nacque così la leggenda della Via dei Monasteri (conosciuta come ‘ratline’ o “via dei ratti”) e a farne le spese fu anche monsignor Giovan Battista Montini. L’uomo che di lì a poco sarebbe diventato Paolo VI. Accusato di aver coperto la fuga, su incarico di papa Pio XII, di Luigi Federzoni, ministro delle Colonie e dell’Interno e per dieci anni presidente del Senato.
Nel caso del Führer, la faccenda è ancora più semplice. Perché, come si sa, il suo corpo, e quello della sua compagna Eva Braun, non è mai stato identificato con certezza. E sulle ultime ore nel bunker di Berlino si è molto favoleggiato.
E’ facile, quindi, ipotizzare un falso suicidio e una fuga rocamblesca verso località sicure e impenetrabili.
E’ solo di qualche mese fa un libro che racconta di un Hitler in Argentina, sposato con la Braun, e padre di una ragazza nata agli inizi degli anni ’60.

Sulla lapide solo: Adolf Leipzig
Questa volta Hitler è riapparso in Brasile, e pare abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita con donna di nome Cutinga, evidentemente non di razza ariana.
Simoni Renee Guerreiro Dias fornisce ai suoi lettori anche una fotografia. E spiega che il Führer non solo visse per anni a Nossa Senhora do Livramento, una cittadina di 11 mila abitanti, nel cuore del Mato Grosso, ma che da quelle parti lo conoscevano tutti. E tutti lo chiamavano “alemao velho”, (il vecchio tedesco).
Ora il corpo di Hitler sarebbe sepolto in questa cittadina. E sulla lapide c’è il nome di tal Adolf LeipzigLa Guerreiro Dias: chiude il suo scoop con una provocazione “Esistono ancora dei parenti del Führer. Facciamogli il Dna e confrontiamolo con i resti di Hitler conservati in quel cimitero. Capirete che ho ragione io”.
Una cosa del genere non avverrà mai. Una sola cosa è certa che il librino “Hitler in Brasile, la sua vita e la sua morte”, sta scalando tutte le classifiche.
Naturalmente.

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Twitter, spunta La Lista che uccide

Le notizie false, preparate ad hoc per lasciare senza fiato la gente, sono sempre esistite. Ma con i social network hanno trovato un terreno talmente fertile che oggi sono un vero e proprio pericolo. Ecco le due bufale più clamorose che stanno spopolando su Facebook e Twitter in queste ore.

L’Isola che non c’è (su Facebook)
La notizia ha cominciato a circolare qualche giorno fa. Prima tra la Sicilia e le isole Eolie, poi a macchia d’olia in tutta Italia. Dopo un’eruzione dello Stromboli, il famoso vulcano attivo dell’Arco Eoliano, sarebbe apparsa una piccola isola ad un tiro di schioppo dalla spiaggia di ciottoli di lava di Scari.
Il 24 gennaio la notizia appare su Facebook e i siti che la riportano fanno riferimento anche ad una serie di ‘testimoni attoniti’ che terrorizzati hanno assistito al fenomeno.
Poche ore e i post che parlano della nuova isola ottengono migliaia di condivisioni.
Sono giorni in cui si parla insistentemente di terremoti e di eruzioni. E si parla anche del pericolo che arriva dal Marsili, il più pericoso vulcano sottomarino del Tirreno.
Ovvio che la gente ha le antenne dritte e comincia a preoccuparsi. Una notizia del genere sembra aprire scenari apocalittici. Ma nessuno, come sempre, si proccupa di verificare la fonte.
Solo ventiaquattro ore dopo si scopre che la presunta isola ha un nome ‘imbarazzante’. Si chiamerebbe “Gonorrea” gemella della più celebre isola Panarea, nell’arcipelago delle isole Eolie. E anche se ‘gli studiosi sono al lavoro per chiarire il preoccupante fenomeno’ è difficile non fare caso al fatto che la Gonorrea è una malattia a trasmissione sessuale. Più nota come ‘scolo’.
Chi voleva divertirsi, è riuscito nel suo intento alla grande. L’unico problema è che ormai la boma è lanciata e ancora in queste ore decine di siti continuano a pubblicare la notizia dell’Isola che non c’è. Ma che ha il nome di una malattia venerea.

La Lista che uccide (su Twitter)
Qui siamo nel territorio delle Sette Segrete e dei gruppi iniziatici. L’hashtag è @Listadanonrt. (Lista da non retwittare). 36 tweet, 75 following, 116 follower. Niente di che, insomma. Eppure questo account sta girando velocemente sul social di Jack Dorsey. E molti sono intimiditi, hanno quasi paura.
Chi si nasconde dietro La Lista? Quali sono gli obiettivi di questo misterioso gruppo. Possibile che si tratti di una lobby capace di condizionare i follow?
La Rete si fa mille domande, e intanto l’hashtag fa proseliti, ed è tra i più ricercati di queste ore. “Dicono che su Twitter giri in DM una lista e che, se la leggi, dopo 7 giorni muori”. Questo è solo uno dei tanti commenti che si trovano facendo una ricerca veloce. Ma ce ne sono altri, postati da utenti che hanno migliaia di seguaci, che forse spiegano meglio il mistero di questo elenco segreto: “Se oggi non sei nella Lista, non sei nessuno”. E giù tutti a tentare di capire i membri dell’Ordine e come ci si entra.
Allo stato risposte non ce ne sono. Ma tra quelli che non hanno paura, ci sono molti che giurano che si tratti un un’operazione di marketing virale, che porterà dritto dritto ad un video di qualche band americana. Altro che setta segreta o lobby demoniaca. Staremo a vedere.

 

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