Tutti pazzi per Lost. E in rete nascono anche i siti per la depressione da day after. Ma attenti agli hacker

Impazziti. Folli, ubriachi di attesa e curiosità. C’è poco da dire: il finale di Lost è l’evento mediatico del secolo. Milioni di fans col fiato sospeso per capire cosa accadrà nell’ultima, epocale, puntata del serial televisivo più amato di tutti i tempi. E mentre il countdown è ufficialmente cominciato due sono le notizie che tengono banco all’ombra dell’Isola di Jack e soci.

Su Facebook sta spopolando la pagina del day after. E il titolo è inequivocabile: Depressione Post-Lost. In Rete, invece, gli hacker di mezzo mondo hanno già nascosto le loro trappole letali. Che ricordano quelle della Rousseau. Partiamo da qui.

L’allarme è stato lanciato dai laboratori di Panda Security. Gli esperti dell’azienda che produce i noti software di protezione,  hanno individuato sui motori di ricerca la presenza di numerose pagine-specchietto ben posizionate che promettono gustosi rumors sul finale del serial. E che invece distribuiscono il falso antivirus My Security Engine, un software particolarmente insidioso in grado di infettare il pc proprio sfruttando la paura per i virus informatici.
Per chi apre questi link, insomma, c’è una brutta sorpresa… i fan della serie potrebbero infatti diventare vittime di malware. “Presumiamo che il numero di link pericolosi raddoppierà o triplicherà quando l’episodio finale di Lost sarà disponibile – spiega all’Ansa Luis Corrons direttore tecnico dei laboratori di Bilbao –  E allora bisogna attenersi alle solite, semplici regole, per evitare di cadere nella trappola: utilizzare un antivirus aggiornato, assicurarsi che le pagine che si sta per cliccare siano affidabili. E rifiutare qualsiasi download”.

Dalle trappole degli hacker ai rimedi per gestire il post Lost il passo è obbligato.
La domanda è veramente inevitabile: come faremo senza l’Isola, senza Jack, Kate, Hugo e tutta la banda? Riusciremo a superare il definitivo distacco?
Secondo un centinaio di superappassionati la risposta è “no!”. Sarà dura. E allora meglio organizzarsi. Meglio rimanere “vicini, vicini…”.
La prima risposta alle ansie da abbandono che sta scatenando il finale della serie arriva, ovviamente, da Facebook. Sul social network più famoso del mondo è nata la prima pagina per difendersi dalla Depressione Post-Lost. Tutta in italiano e con una manciata di iscritti. Ma vogliamo scommettere che nelle prossime ore crescerà a vista d’occhio?

Staremo a vedere. Intanto è ufficiale. Il gran finale (puntatone della durata di quasi due ore) verrà trasmesso in una sorta di mondovisione lunedì 24 maggio alle 6 di mattina. Ma attenzione: la puntata sottotitolata (Damon Lindelof, uno dei creatori della serie ha parlato di finale “aperto”, “il più definitivo possibile” ma anche “lostiano”), si potrà vedere solo la sera alle 22. Altrimenti bisognerà aspettare ancora qualche giorno. Il finale doppiato arriva il 31 maggio. Alle 22. Come sempre su Fox.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Cento anni dopo la Gioconda ecco il colpo del secolo Da solo si porta via Matisse, Picasso e Modigliani

Durante la notte di mercoledì, cinque opere d’arte dal valore inestimabile sono state trafugate da un ladro solitario entrato dopo aver rotto il vetro di una finestra non collegato al sistema di allarme. Tra i quadri rubati anche un Picasso, un Matisse ed un Modigliani. La Brb indaga. Qualcuno si ricorda di quello che accadde 100 anni fa. Con la Gioconda…

di ADRIANA D’AGOSTINO 

Non esistono più i ladri di una volta. Quelli dalla attillata tuta nera ed il volto coperto. Quelli capaci di calarsi con una fune all’interno di una oscura sala ricca di preziosi e muoversi sinuosamente in un reticolato di raggi infrarossi. Quelli che aprono un buco nella vetrata utilizzando la punta di un diamante. Oggi anche i furti più eclatanti non sono più quelli di una volta. Vi raccontiamo l’ultimo, accaduto a Parigi. Un clamoroso quanto strano furto di tele preziose.

E’ la notte tra mercoledì e giovedì, precisamente poco prima dell’alba. Qualcuno si  introduce nel Museo di Arte Contemporanea di Parigi dopo aver rotto il vetro di una finestra, segato un’inferriata e forzato un lucchetto. Un ladro. Un ladro chiaramente ripreso dalle telecamere interne delle sale che di lì a poco saranno svaligiate. Grazie alle immagini registrate è possibile vedere un uomo con un passamontagna completamente vestito di nero. Un Lupin solitario che, una volta all’interno del Museo, si è aggirato per qualche minuto nei corridoi, girovagando tra capolavori di inestimabile valore.

Mercoledì notte a Parigi. Perché a volte quasi ci si dimentica che la notte arriva anche a Parigi. Invece la notte arriva ovunque e senza luci. Nell’oscurità è più facile muoversi, respirare, aggirarsi per le strade con un grosso sacco di tela a tracolla ed una idea folle nella testa. Meglio lasciare il proprio mezzo di trasporto un pò più lontano e proseguire a piedi. La voglia di voler condividere tutti i particolari che ti passano per la mente bussando ad ogni palazzo dormiente, ma sai che non puoi. In quel momento sei un uomo da solo con il tuo piano qualche ora prima dell’alba. E questa è forse la parte più esaltante. Il Trocadero dorme e forse si riposa. Domani fiumi di turisti torneranno ad invaderlo e tutto sarà come sempre. Per te no. Tu domani sarai un ladro. E non un ladro qualunque. Sarai un ladro con in tasca un Picasso ed un Matisse.

Tra questi, l’uomo ne sceglie ben cinque. Cinque tra i quadri più famosi: “L’olivier près de l’Estaque” di Georges Braque, la “Nature morte aux chandeliers” de Fernand Lèger, “La Pastorale” di Matisse, “La donna con il ventaglio” di Modigliani e infine “Le pigeon aux petits pois” di Pablo Picasso. Con il cosiddetto metodo del taglierino, le tele vengono tagliate ad una ad una con molta cautela. Infine, una volta arrotolate, infilate nel borsone che il ladro aveva a tracolla. Questa l’ultima registrazione visibile. Poi l’uomo è sparito dall’inquadratura insieme al suo prezioso bottino. Uscito poi dal palazzo assolutamente indisturbato è quindi scappato senza che nessuno dei sistemi di allarme del Palais de Tokyo, edificio che ospita il Museo, si azionasse segnalando il pericolo.

L’oscurità delle sale del Museo sarà nuovamente rotta solo dai primi raggi di luce del mattino del giovedì. Il quartiere del Trocadero è ancora sonnolento e Le Musée d’art moderne de la Ville de Paris nel sedicesimo arrondissement non ha ancora aperto al pubblico. Sono i responsabili della galleria i primi ad accorgersi di quanto è accaduto durante la notte. Il colpo è forte: La Donna con Ventaglio non si trova come al solito nella sala numero 8, mentre nella sala 1, quella dedicata al cubismo, Le pigeon aux petits pois di Picasso è sparito senza lasciar traccia. Viene stimato subito un valore totale del furto: 500 milioni di euro. A confermarlo sono gli agenti della Brb, la Brigata di Repressione del Banditismo, incaricata di svolgere le indagini.

Perché arrendersi? In fondo non c’era riuscito anche quell’uomo in una notte di agosto del 1911? E in quel caso si trattava del Louvre. E in quel caso si trattava della Gioconda. Tutti furono interrogati, da Apollinaire a Pablo Picasso. Infine era stato un semplice impiegato del Louvre stesso che aveva fregato tutti nascondendo la tela sotto al cappotto.

Oggi uno dei musei più famosi di Parigi è rimasto chiuso con delle pareti bianche e solitarie, proprio come l’uomo che le ha private delle opere d’arte che esponevano, e sul quale viene spontaneo farsi delle domande: perchè appropriarsi di dipinti assolutamente impossibili da piazzare e da vendere? Per avanzare una proposta di riscatto alle assicurazioni? Oppure per godere di quelle meraviglie in una sorta di personalissima collezione? Quel che è certo è e preoccupante, è che furti di opere di grandi maestri avvengono ultimamente con frequenza quasi regolare in alcuni paesi e, nella maggior parte dei casi, con estrema facilità. Gli animi sembrano, però, essere positivi: “E’ stupido rubare quadri così, si tratta di imbecilli e basta”, ha detto Pierre Cornette de Saint-Cyr, commissario delle esposizioni del Palais de Tokyo, “Con quadri del genere non ci si può fare niente, a meno che non si voglia fare un ricatto. Ma io sono convinto che li ritroveremo. Come è successo con L’Urlo di Munch”.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Comicon. Gialli.it intervista in esclusiva Milo Manara "La morte mi sta antipatica, preferisco l’Eros"

Fuma sigari Toscani Milo Manara. Risponde alle domande con voce pacata e sicura. Lo sguardo di chi, la vita, l’ha vissuta sempre intensamente e continua a farlo. Oggi il Maestro torna a Napoli dopo sei anni, ospite d’onore del Comicon 2010. Per l’occasione è stata presentata la ristampa di “Un fascio di bombe”, graphic novel sulla strage di piazza Fontana realizzata da Manara nel ’75: “Una storia che si dovrebbe raccontare sempre”. Gialli.it vi racconta questo e molto altro dell’esclusivo incontro tra l’autore e la stampa avvenuto sabato 1 maggio a Castel Sant’Elmo.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Maestro, una storia importante quella raccontata in “Un fascio di bombe”: l’attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 a Milano alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Per di più, un’opera che tratta di una delle pagine più nere della storia del nostro Paese, e non di avventura come Lei solitamente predilige.
La strage di piazza Fontana ha rappresentato una trappola mostruosa , qualcosa di orribile per il popolo italiano. Vi rendete conto? Organizzare una strage avendo già in mente un falso colpevole da accusare, cioè l’anarchico Pinelli. Ancora oggi è un mistero come sia morto. E poi l’accusa contro Valpreda. Oggi tutti criticano il ’68 e non capiscono, invece, che il vero terrorismo è iniziato il 12 dicembre 1969. In più l’attualità è eterna. Tutto questo fa parte della storia dell’Italia. “Un fascio di bombe” dovrebbe essere adottato come testo nelle scuole.

A cosa sta lavorando adesso?
Adesso sto lavorando con Adriano Celentano ad una serie animata. E’ stato Celentano a chiamarmi. Mi ha telefonato e mi ha detto “We”(imita la voce del cantante). Intendiamoci, il protagonista è lo stesso Adriano.. ma disegnato. La sceneggiatura, invece, è di Vincenzo Cerami.

Ci sarà anche qui un po’ di erotismo?
Credo che abbiano pensato a me proprio per questo.

Come giudica l’erotismo nel nostro paese?
L’erotismo in Italia non esiste, ci sono molti culi in mostra in televisione e quella è la parte migliore delle trasmissioni. Il resto è di una banalità deludente.

Ci parli dei suoi rapporti con la Marvel
Ho la fortuna di pubblicare sempre le mie opere negli Stati Uniti da circa trent’anni. Dopo l’11 settembre la DC Comix ha subito gravi danni. Ambienti distrutti, computer rovinati. E’ stata poi la stessa Comix a promuovere un’iniziativa per beneficenza, in favore del corpo dei Pompieri. Hanno chiesto ad alcuni disegnatori di realizzare delle tavole. Per l’Italia hanno chiesto a me..In più, leggere il fumetto americano è, secondo me, un passaggio obbligato per chiunque voglia fare questo mestiere.

Il suo rapporto con la tecnologia?
Tecnologia? Sono un dinosauro. Oltre la posta elettronica non vado. Ma si tratta di mentalità, io lavoro solo con le mani e sopravvivo.

Nonostante l’attuale predominio del virtuale?
L’animazione in 3D è molto interessante. Enzo D’Alò, ad esempio, è un bravissimo animatore. E’ lui a curare l’animazione del progetto nato con Celentano. L’animazione è in assoluto il più grande esempio di anello di congiunzione tra cinema e fumetto. Basti pensare a Spiderman, Batman. Lo stesso Avatar ha avuto bisogno di un fittissimo studio degli stoyboard per la sua realizzazione. Dai graffiti nelle caverne, il fumetto esiste da 50.000 anni. E’questo il mestiere più antico del mondo… checché se ne dica..(tutti ridono)

Il suo rapporto con il cinema?
Ci vado poco. Ho ricevuto ultimamente una proposta dal regista Roman Polanski: disegnare per realizzare i primi cinque, sei minuti di una storia di animazione. Poi, a causa delle vicende giudiziarie che lo stanno riguardano, il progetto è stato messo in standby.

Restando in ambito cinematografico, ci parli del suo rapporto di Fellini
È tutto merito di Vincenzo Mollica. Mi chiese di disegnare alcune tavole che poi sarebbero state esposte ad una mostra in onore del grande regista. Io disegnai una piccola storiella, convinto che Fellini non l’avrebbe mai vista. Invece Fellini a quella mostra ci andò di persona e rimase colpito dai miei disegni. Il giorno dopo mi chiamò a casa, ma io non c’ero. Quando lo seppi stavo per suicidarmi. Fortunatamente richiamò il giorno dopo. Da allora è cominciata una grande amicizia e stima lavorativa. Io ho disegnato le locandine di suoi ultimi due film, L’Intervista e L’ultima voce della luna, lui ha scritto le sceneggiature e, a volte, addirittura disegnato, gli storyboard di molti dei miei lavori.

Quali altri registi ammira?
Oltre Fellini sicuramente Kubrick. Ammiro la sua capacità di passare dalla fantascienza ad altri profondi argomenti.

Quanto ha inciso il suo incontro con Hugo Pratt?
Mi ha insegnato lui come un fumetto potesse trattare di argomenti adulti. Poi sono venute storie come Barbarella di Forest e Valentina di Crepax. Ricordo che l’ultimo progetto a cui Hugo stava lavorando parlava di un prigioniero celtico ai tempi della Roma imperiale. Pratt ha sempre amato parlare di storie di uomini che avessero qualcosa da raccontare, culture diverse, riti, tesori. Oggi ci sono protagonisti di fumetti comeKen Parker oppure il tassista di Jose Munoz , personaggio che si ispira a Taxi Driver. Si stanno perdendo i personaggi classici, tipo il solito investigatore. Si cerca di elaborare trame dinamiche. L’importante è che siano avventurose. Come sosteneva Pratt.

C’è qualche giovane fumettista di cui apprezza il lavoro?
Sicuramente Paolo Bacilieri. Un giorno si è presentato vicino casa mia. Voleva fare questo mestiere. Ha cominciato così. Io poi  l’ho presentato agli editori. E’ di una bravura mostruosa. E poi è molto intelligente.

Con chi altro le piacerebbe collaborare e non è ancora capitato?
Ci sono molti personaggi straordinari che ho la fortuna di conoscere: Paolo Conte, De Gregori, Dalla, Guccini. Ma non vado a caccia. Se capiterà..

Che genere di musica ascolta Milo Manara?
Tutta, senza distinzioni. Mi piace molto anche la musica classica. Tranne l’opera, sono sincero..

Beh, potrebbe riscrivere  le opere liriche..ci ha mai pensato?
Mi hanno chiesto di disegnare le scenografie..ma ho sempre detto di no. Non me la sento.

Ora sta disegnando?
Assolutamente. Continuo ad occuparmi della serie dei Borgia con Jodorowsky.

Cambiando argomento, cosa ne pensa delle nuove realtà giornalistiche online? E’ giusto, secondo lei, che la notizia sul web sia retribuita?
Se internet portasse un reddito sarebbe perfetto. Anche i maggiori quotidiani oggi hanno una loro pagina web. I giornalisti non possono vivere di espedienti. E’ giusto che vengano pagati per il loro lavoro.

Parlando di Comicon Nero, di fumetti neri, mi darebbe una sua definizione di noir?
Fin dalla antica Grecia, le storie si muovono tra due grandi colonne: Eros e Thanatos. Il noir ha molto più a che fare con la seconda, cioè Thanatos. La morte intesa come sentimento di morte, non solo la fine dopo un assassinio. Io, avendo una certa antipatia per la morte, preferisco dedicarmi all’Eros.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Gamecon, tra stand e travestimenti, giochi e fumetti ecco la cronaca di un tranquillo giorno di felicità

Ultimo giorno alla Mostra d’Oltremare di Napoli per la V edizione di Gamecon. In parallelo con la XII edizione di Comicon che si tiene a Castel Sant’Elmo, Gamecon ha offerto ad appassionati e fanatici del gioco ogni tipo di attrazione. La redazione di Gialli.it, dall’osservatorio privilegiato del suo stand, vi racconta due giorni in attesa dei Cosplay.

ASPETTANDO I COSPLAY

“Aspettando i cos play”: se volessimo trovare un motto per la V edizione di Gamecon, che è iniziata venerdì e si conclude oggi alla Mostra d’Oltremare, potrebbe essere questo. I veri protagonisti sono loro. Su questo non c’è dubbio. Te ne rendi conto subito quando vedi circolare nei corridoi e tra gli stand giovani ragazzi vestiti come i protagonisti dei fumetti. C’è la “Bella” senza la “Bestia”, ci sono personaggi dai nomi impronunciabili con spade, coltelli, strane asce, ci sono le mummie, la morte, il repertorio è veramente variegato.
Alcuni sono qui per la competizione, alcuni non sanno nemmeno che c’è una competizione. In realtà il bello deve ancora arrivare. Il bello arriverà oggi alle 15.00 quando si decreteranno i vincitori del Comicon Cosplay Challenge. E ci sarà il trionfo della fantasia. Uno spettacolo da non perdere.

Stando sul posto, tra ieri ed oggi, hai realmente la sensazione di un crescendo dell’attesa. La leggi nel numero delle presenze, se ieri viaggiavano in coppie, oggi li incontri in gruppi numerosi, nella qualità dei costumi, nell’interesse che lievita in giro.
E allora anche noi aspettiamo ma nel farlo andiamo un po’ in giro per cercare di capirci qualcosa di più, per capire cosa pensano questi giovani del nuovo millennio, divoratori di fumetti e di video games. E anche se non sono loro “i veri cosplay” sono davvero curiosi e divertenti.

E tu che personaggio sei?
Hai due minuti per alcune domande? E come no, siamo qui per questo. Sono qui per questo, è vero. Sono giovani, fantasiosi e dei veri narcisi. Gli piace essere fermati, fotografati. Gli piace attirare l’attenzione. Sono arrivati alla mostra in pulmann, a piedi, in treno, perfettamente abbigliati stile Manga. Roba da pazzi. Eppure non lo sono affatto. Sono studenti, universitari, alcuni lavorano ma hanno tutti una passione in comune. Fumetti e video giochi. Una passione che li divora, al punto da identificarsi negli abiti, nelle fattezze, nei tratti del viso, con i loro personaggi preferiti. Ore e ore passate a truccarsi, giorni e giorni passati a cucire i vestiti, a trovare gli accessori giusti. I più giovani hanno coinvolto anche le nonne.

Quelli che abbiamo intervistato hanno passioni recenti, un anno, due anni, ma negli occhi hanno la luce di quelli che questo “gioco” non lo molleranno più, perché è troppo divertente! Se gli chiedi chi sono ti pronunciano dei nomi incomprensibili e dei fumetti altrettanto ignoti ai più, ma non a loro, comunità di appassionati che condivide lo stesso linguaggio, che vive nello stesso fantastico mondo. Alcuni dicono che si tratta di emarginati che cercano un loro modo per venir fuori, dalla routine, da una vita monotona e difficile. A noi non piace classificarli. Noi guardiamo ai fatti. E il fatto è che l’unica punta di allegria, di divertimento e di curiosità di questa mostra sono loro. I cosplay. La cosa più divertente? Provate a chiedergli una foto e vedrete.

HANNO UCC ISO LO STREGATTO!     

Tornei, sfide, giochi e tanto antagonismo. Così si è presentato il Gamecon 2010 che venerdì ha aperto i battenti, in contemporanea con il Comicon, ai tanti appassionati partenopei.
E mentre i primi Cosplay si sono timidamenti affacciati nel Padiglione 10 della Mostra D’Oltremare, le associazioni e le società espositrici hanno dato il via ai tanti giochi in calendario quest’anno.

Presi letteralmente d’assalto i tornei di PSP e WII, che hanno conquistano gli intenditori con le grafiche e le riproposizioni in chiave moderna di vecchi giochi.
Non sono stati da meno e, anzi impazzano sui tavoli della zona ludoteca, i tanti giochi da tavolo messi a disposizione dagli organizzatori.
Tra sfide d’intelligenza per i giocatori di Risiko, Backgammon e Scarabeo e sfide a duello per gli iscritti al torneo di War Hammer, c’è chi può prendere parte, nella sala superiore della ludoteca, ad una festa di compleanno molto particolare, quella dello Stregatto Astratto, mitico personaggio di “Alice in the Wonderland”.

Nel gioco di ruolo “Chi ha ucciso la Stregatto?” proposto dal LAB E20 di Castellammare di Stabia, il mitico gatto viene misteriosamente avvelenato.

Indaga la F.I.C.A., Fiabesca Inquisizione del Controllo Assoluto, in cerca, già da un po’, di un folle assassino che uccide i personaggi delle fiabe. Messi sotto torchio saranno gli invitati alla festa: Alice, il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori, la Duchessa Brutta, Bianconiglio e tanti altri di volta in volta interpretati dai partecipanti al gioco.
E tra interrogatori e sospetti, tra un finale ufficiale e un finale ufficioso che, gli organizzatori indicano come la vera sorpresa, a noi non resta che indagare.

GAMECON CONSIGLIA…

A Gamecon tra le tante attrazioni gli appassionati possono trovare delle vere chicche in termini di giochi di società e da tavolo. I giochi possono essere “provati” sul posto e con calma si può decidere se acquistarli o meno ad un prezzo speciale. Curiosando tra le scatole ne abbiamo trovato uno per i nostri lettori.

Guns’n Cash
Volete fare un tuffo nel mondo della mala americana degli anni ’30 o nei migliori film pulp? Guns’n cash è il gioco che fa per voi. Sei in un magazzino abbandonato, hai appena partecipato ad una rapina e con i tuoi “colleghi” devi dividerti il bottino. I gangster sono sensibili a queste spartizioni e subito si innesca la guerra. Una sonora sparatoria di quelle classiche degli anni ’30. Le pistole sono ovviamente di gomma e tu sei uno dei sei gangster in gioco. Tino, El Toro, Mr. Black, Lotus, Huggy e Igor sono i loro nomi. Tutte facce poco raccomandabili. Hai diverse possibilità: puoi sparare, puoi ritirarti e prendere il gettone del “disonore”, puoi arrivare vivo alla fine e dividere il bottino con gli altri gangster rimasti in gioco.

Si gioca in 8 turni e vince il gangster che rimane vivo e guadagna di più.
Per i principianti c’è una versione base del gioco mentre per i più pratici il gioco si complica con l’introduzione dei super poteri, carte speciali che consentono ad ogni gangster di ottenere denaro in più utile alla vittoria o di salvarsi dalla morte in caso di aggressione a “pistolettate”. E’ anche prevista una variante “un poliziotto nella mafia” dove uno dei gangster è un infiltrato della polizia.

Al grido di “Fuori i quaglioni!”, le grosse quaglie usate dai gangster per il tiro a segno, con delle belle pistole arancioni nelle mani, si può passare una serata divertente in compagnia degli amici.
Gioco dell’anno 2007 Guns’n Cash è edito da Repos Production. Alla mostra è possibile acquistarlo nell’area giochi della Giochi Uniti.

a cura della Redazione di Gialli.it

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Ararat: Abbiamo ritrovato l’Arca di Noè

Un team internazionale di 15 persone ha ritrovato una struttura di legno antica 4800 anni sul monte Ararat, luogo biblico ora amministrato dalle province turche di Agri e Agdir. Dopo due anni di indagini e scavi in alta quota, il 25 aprile 2010 il team ha presentato le evidenze della scoperta durante un comunicato stampa. Il regista del filmato di presentazione, Yeung Wing-Cheung, è convinto che si tratti dell’Arca di Noè. Al 99,9 percento…

È da circa 2000 anni che gli armeni raccontano ai viaggiatori provenienti da tutto il mondo dell’antica imbarcazione di legno sepolta sotto i ghiacci del monte Ararat. Una celebre testimonianza del 1269 è quella di Marco Polo, che lo ha riportato nel suo “Il Milione”. Ma è solo dal 1829 che si hanno notizie certe di spedizioni alla ricerca dell’Arca di Noè sulla cima innevata del monte.

Molti esploratori hanno testimoniato il ritrovamento di frammenti di legno in alta quota, oltre i 4000 metri. Anche l’italiano Angelo Palego, testimone di Geova, sin dal 1985 dirige un gruppo di appassionati per la divulgazione delle sue teorie e dei ritrovamenti sul luogo.

Certo fin ora le spedizioni non hanno ricevuto grandissimi supporti finanziari o patronati da enti e istituzioni laiche. Come a dire: cercare un’arca di legno di 5000 anni fa, basandosi su di un racconto mistico così tanto lontano dalle nostre conoscenze scientifiche, non è una attività che promette grandi ritorni di investimento. A meno che l’istituzione finanziante non abbia carattere religioso.

È dal 2003 che un gruppo di cristiani evangelici di Hong Kong, The Media Evangelism Limited, promuove una iniziativa per la ricerca dell’Arca di Noè: Noah’s Ark Ministries International Limited (NAMI). La particolarità di questo gruppo religioso è l’utilizzo della tecnologia per promuovere il messaggio cristiano. Nella loro missione è chiaramente indicata la necessità di far arrivare il messaggio di fede utilizzando tutti i media disponibili.

Ecco che allora la ricerca dell’Arca di Noè diventa una occasione per farsi conoscere. Tanto più che in quella zona i ritrovamenti si sono susseguiti per anni e, data l’altitudine, i brandelli di legno devono necessariamente appartenere a manufatti.

Alla ricerca di qualche prova
Negli anni gli uomini del NAMI organizzano svariate spedizioni: nel 2003 girano un video divulgativo sull’Arca ed il Diluvio Universale, nel 2004 esplorano il ghiacciaio nella zona di un precedente ritrovamento. In queste occasioni socializzano con la popolazione locale, ed hanno modo di stringere amicizia con uno scalatore professionista turco: Ahmet Ertugrul detto Parasut, Paracadute.

L’uomo baffuto, durante una scalata nel 2006, trova un pezzetto di legno pietrificato. Subito gli scatta l’idea e parte alla ricerca di altri elementi. Il clima tiranno ed un terremoto seguito dal crollo di una grotta vanifica una prima missione nel febbraio del 2007, ma nell’agosto dello stesso anno un team di 10 persone finalmente trova una struttura di legno pietrificato, ricoperto di cenere vulcanica.  All’epoca è il più grande successo nella storia della ricerca dell’Arca.

Ma il meglio deve ancora venire. Nel 2008 Parasut riceve una soffiata. Un misterioso personaggio gli indica il luogo dove si troverebbe l’Arca di Noè. Parasut crea rapidamente un gruppo e sale per verificare l’informazione. È vero: in quel posto c’è una struttura di legno. Fa un paio di foto e contatta il NAMI.

Gli studi preliminari
Da quel momento in poi, per due anni il team congiunto turco-cinese sale varie volte sull’Ararat per fare rilievi e preparare una documentazione video.

Il legno ritrovato è passato all’esame del carbonio e fatto risalire a 4800 anni fa. Una troupe diretta da Yeung Wing-Cheung filma una spedizione, non priva di difficoltà, per analizzare l’interno della struttura. Due sono i luoghi del ritrovamento: in uno vi sono dei pali di legno di 20 metri incastonati nel ghiaccio. In un altro, calandosi con delle corde, si accede ad un ampio vano con pareti di legno leggermente curve. Intorno vi sono altri vani ancora non esplorati per mancanza di ossigeno, come testimonia Yuen Man-fai, un rappresentate del NAMI presente durante le riprese. Si possono vedere delle rastrelliere, dei paletti per legare gli animali. Si riesce anche ad osservare bene che la struttura è stata costruita con una tecnica ad incastro, senza chiodi. Sono state ritrovate persino delle scale ricavate da grossi tronchi che portano ad una botola, anche se è stata lasciata chiusa per timore di danneggiare la struttura.

Il professor Oktay Belli dell’Università di Istanbul, archeologo, ritiene sia una enorme scoperta, forse la più grande della storia. Finalmente un ritrovamento che mostra una struttura di legno sepolta sotto il ghiacciaio e preservata dal tempo. Ipotesi confermata dal dr. Ahmet Özbek, geologo presso l’Università Kaharamanmaras Sutcu Iman in Turchia. L’altitudine ed il ghiaccio misto a cenere hanno preservato il legno dal degrado e dalla pietrificazione.

La conferenza stampa
Il 25 aprile, dopo aver completato le analisi, il NAMI ed il team turco hanno divulgato le scoperte del monte Ararat durante una conferenza stampa.
Il governo turco, rappresentato dal governatore e dal responsabile del Ministero della cultura della provincia di Agri, ha dichiarato l’intenzione di richiedere lo stato di Patrimonio dell’Umanità all’UNESCO.

Le varie parti coinvolte hanno anche dichiarato di voler coinvolgere scienziati da tutto il mondo per continuare lo studio di questo ritrovamento, ed hanno pubblicamente sottoscritto un accordo per “collaborare per la ricerca scientifica e lo studio dell’Arca di Noè sul monte Ararat. I risultati sono importanti per il monto intero, e l’umanità dovrebbe aver cura delle proprie credenze e origini comuni.”

Il testo si conclude con una grande speranza: “Noi crediamo che la scoperta dell’Arca di Noè risolverà secoli di conflitti ideologici nazionali. Ci dedichiamo a lavorare per un mondo migliore e pacifico.”

La brutalità degli scettici
Il prof. Eric Cline, direttore  del dipartimento dei Classici alla George Washington University,  ha dichiarato a “Good Morning America”, una popolare trasmissione televisiva della ABC, che bisognerà verificare con accuratezza i dati raccolti, quando verranno pubblicati con più rigore. E che, anche se Yeung e gli altri vorranno mantenere il segreto sulla precisa locazione del ritrovamento, dovranno paracadutare un bel numero di esperti indipendenti sul luogo per confermare la loro scoperta.

Gerrit Aalten, un ricercatore olandese, ha immediatamente dichiarato di vedere grande evidenza di come la struttura sembri effettivamente l’Arca di Noè. Poi ha reso noto l’indirizzo di un blog in cui viene riportata una “confessione”  via e-mail del dr. J. Randall Price, direttore esecutivo e professore di studi giudaici presso la Liberty University a Lynchburg in Virginia.

Price avrebbe scritto ad un suo studente, raccontando il suo coinvolgimento nella spedizione cinese nel 2008. Era stato chiamato come esperto prima per analizzare le prime foto della struttura scattate da Parasut. In quell’occasione ebbe modo di sapere che si trattava di una truffa: le foto erano state scattate sul Mar Nero in una vecchia struttura di legno. Sperando di smascherare la falsificazione, partecipò nel 2009 alla spedizione del video pubblicato nei giorni scorsi, che in effetti fu girato sul ghiacciaio del monte Ararat. Trovati i resti della struttura sotto la neve sul luogo, Price avrebbe indagato meglio. Parasut avrebbe spostato lì sopra la vecchia struttura con l’ausilio di dieci lavoratori curdi, truffando anche il NAMI, ancora inconsapevole dei fatti reali.

La presunta e-mail del professore della Virgina si conclude con l’affermazione di aver trovato un nuovo indizio plausibile, un pezzo di legno trovato da un pastore in un luogo più in alto. È convinto che scavando lì,  sarà lui ad avere un reale successo nell’impresa.

A questo punto sembra chiara l’unica verità emersa fin’ora:  nel villaggio di Dogubabyazit, ai piedi del monte Ararat, una generazione di pastori, guide montane, lavoratori e politici si sta arricchendo con gruppi di fedeli alla ricerca di una prova tangibile dei loro testi sacri.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail