Pordenone, dedicato a Sherlock Holmes

Tornano a Pordenone le Giornate del muto. Tornano a casa dopo otto anni trascorsi a Sacile. Tornano in grande stile in un teatro Verdi nuovissimo e con un programma ricco di eventi, particolarmente interessanti per il lettori di gialli.it e per gli appassionati del mistero. Un’intera sezione, pezzo forte della rassegna, è dedicata a Sherlock Holmes. Un omaggio al personaggio di Conan Doyle di cui sono caduti i 150 anni dalla nascita proprio nel 2009.

Sherlock Holmes è passato sotto la lente. Le avventure del popolare detective sono state trasportate sullo schermo sin dall’inizio del secolo scorso, anche in serie di grande successo. La selezione di Pordenone, parte proprio da lì. Curata dal critico di Variety Jay Weissberg, la filmografia presentata è la più completa finora realizzata e comprende molte rarità di produzione britannica, americana, tedesca, francese, danese, olandese e italiana. Tra i primi interpreti a cimentarsi nel ruolo che più tardi sarà appannaggio di attori come Basil Rathbone e Peter Cushing, uno dei più apprezzati fu Eille Norwood, di cui le Giornate presentano il lungometraggio The Sign of Four (1923), l’episodio “A Scandal in Bohemia” (1921) della serie The Adventures of Sherlock Holmes e “The Final Problem” (1923) della serie The Last Adventures of Sherlock Holmes, in cui si assiste alla morte del detective.
Sicuramente da non perdere.

Il programma dettagliato è disponibile sul sito della rassegna:

http://www.cinetecadelfriuli.org/gcm/

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Uccise la Tate. E' morta di cancro

La grazia non e’ arrivata. La morte si. Quella che non aspetta. Quella che non perdona. Susan  Atkins, membro della Family Manson , autrice il 9 agosto del 1969 di cinque omicidi tra cui quello di Sharon Tate e del suo bambino non ancora nato, è morta in prigione. Come meritava.

In 40 anni di galera le avevano amputato una gamba, l’avevano sottoposta ad interventi chirurgici al cervello. Era paralizzata e aveva difficoltà a parlare. Aveva un cancro al cervello ma il 2 settembre scorso una commissione ha respinto l’istanza di scarcerazione.

La Atkins è rimasta in prigione più a lungo di qualsiasi altra donna detenuta in California. Tutti gli altri membri della Famiglia sono ancora in galera. La giustizia ha seguito il suo corso. E forse anche il destino.

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Cirque du Freak The Vampire’s Assistant

Uscirà il prossimo 23 ottobre negli USA “Cirque du Freak: The Vampire’s Assistant”.
Scritto da Paul Weitz e Brian Helgeland e diretto da Weitz stesso, il film fantasy/horror, tratto dalla serie di libri di Darren Shan intitolata Cirque du Freak, uscirà prima di “The Twilight Saga: New Moon”, diretto dal fratello di Weitz, Chris.

Nel cast Josh Hutcherson, Chris Massoglia, John C. Reilly, Ray Stevenson, Salma Hayek, Willem Dafoe e Ken Watanabe.

Il protagonista, il quattrodicenne Darren vive in un quartiere residenziale americano. La sua esistenza scorre tranquillamente finchè non si imbatte, insieme all’amico Steve, in un circo itinerante di freak. Donne barbute e lupi mannari suscitano il divertimento dei due amici finchè un vampiro di nome Larten Crepsley trasforma la divertente realtà in un dramma.
Steve rimane affascinato dal vampiro e gli chiede di diventare il suo assistente, ma lui rifiuta e Steve viene morso dal ragno velenoso di Larten. Darren chiede al vampiro di salvare il suo amico. Questi accetta a patto che sia lui a diventare il suo apprendista. Da quel momento Darren diventa un “non morto” ed entra a far parte del Cirque Du Freak insieme agli altri mostri. Trasformato, suo malgrado in un essere assetato di sangue Darren romperà inavvertitamente una tregua tra due fazioni di vampiri…

Prodotto e distribuito dalla Universal Pictures il film è atteso anche in Italia per il 2010 con il titolo “Aiuto Vampiro”. (L.C.)

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UFO: il grande dibattito

Esistono gli alieni? Chi disegna i cerchi nel grano? Chi sono gli “Uomini in nero”? Queste sono solo alcune delle domande a cui cerca di dare una risposta Jeff Allan Danelek, l’autore di “UFO: il grande dibattito”.
Edito da Armenia, per la collana Miti senza tempo, il libro ripercorre le tappe legate alla presunta esistenza degli alieni. Offre prove scientifiche e altrettante mistificazioni per cercare di tracciare un quadro obiettivo sulla presenza degli extraterrestri.
Tra i temi trattati non poteva mancare il caso Roswell e le ipotesi legate a rapimenti alieni. Con “UFO: il grande dibattito”, Danelek accende una luce su un argomento ancora troppo oscuro.

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Toscana. Poppi, il fantasma di Matelda

Un borgo, un castello, una nobile famiglia e un fantasma. Questa è la storia di Matelda, un’avvenente donna che nel 1200 fu l’ennesima vittima di un matrimonio combinato.
Siamo a Poppi nel Casentino. Poppi è un meraviglioso borgo medievale e sorge su un colle, alla destra dell’Arno per chi viene da Firenze. Alla sommità del borgo signoreggia il Castello dei Conti Guidi, antico casato toscano, campioni del ghibellinismo, di cui si hanno notizie fin dal X secolo.
Matelda, fu data in sposa ad un Conte Guidi, avanti negli anni e spesso lontano da casa, intento a combattere le sue battaglie.
Lei, donna appassionata, amante dell’amore e degli innumerevoli e aitanti giovani che frequentavano la sua dimora, trovò in quest’ultimi una piacevole alternativa alle tristi notti solitarie che l’attendevano.
I giovani non si facevano pregare e soddisfacevano i suoi desideri. Quello che però non sapevano gli sprovveduti cavalieri era che Matelda non era una stupida e non avrebbe mai permesso che le sue storielle uscissero dalle mura entro le quali si consumavano.
Matelda faceva uscire i giovani tramite un passaggio segreto. Un pozzo. Una trappola in cui le ignare vittime venivano fatte a pezzi dalle lame che spuntavano dal fondo.
Tutto nella norma. Poi, però, a sparire furono i giovani di Poppi e le cose cambiarono. Gli abitanti del borgo s’insospettirono e quando i dubbi divennero certezza assalirono il castello e, approfittando dell’assenza del nobile marito, rinchiusero la perfida Matelda nella torre, dove morì di fame e di sete.
Da allora, la “Torre dei Diavoli”, come venne chiamata, è ancora oggi, la residenza dello spirito di Matelda che attende giovani spasimanti per soddisfare le sue voglie immortali.
Agli innumerevoli turisti che visitano l’antico maniero in cerca dell’affascinante fantasma, si consiglia di non essere sprovveduti, c’è chi giura che Matelda abbia conservato tutta la sua bellezza, resa ancora più intrigante dal fascino della morte. (L.C.)

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Veneto. Per un mese capitale del Mistero

Da Belluno a Rovigo, dai laghi alla laguna, dalle pietre dei borghi antichi ai marmi sontuosi delle città d’arte, il Veneto diventa per un mese la capitale del mistero. Con la notte d’Ognissanti comincia il primo Festival dedicato interamente ai luoghi leggendari e misteriosi della regione, che – giurano gli organizzatori – “sarà qualcosa di talmente antico da risultare straordinariamente innovativo”. Ecco a voi: Veneto: spettacoli di Mistero”.

di LAURA CIOTOLA

Spettacoli teatrali, performance artistiche, serate di racconto, visite guidate ai luoghi più misteriosi, mostre, ricostruzioni storiche e cacce al tesoro si alterneranno durante tutto il mese di novembre, in quella che sembra una delle manifestazioni più lunghe mai esistite, “Veneto: spettacoli di Mistero”,dove, a farla da padrone saranno i quasi duecento eventi previsti in un centinaio di località venete.

Promosso dalla Regione Veneto, il Festival del Mistero trova nelle Pro Loco aderenti all’Unpli la sua componente operativa: è attraverso l’organizzazione capillare presente in ogni provincia, infatti, che prenderanno vita storie di streghe e di demoni, di folletti dispettosi e di fate generose, di antichi tiranni la cui vita sanguinaria è circonfusa di leggenda e di mille fantasmi pronti ad essere evocati per raccontare i segreti più nascosti.

Tra le innumerevoli storie che verranno ricordate durante il Festival, ci sarà anche la complessa vicenda capitata all’inizio del Seicento, in quel di Orgiano, sconosciuto villaggio rurale del Basso Vicentino, conosciuta agli atti come “il Processo contro Paolo Orgiano” e che avrebbe addirittura ispirato “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
Si racconta che nel 1819, Manzoni riuscì, grazie all’amicizia con il funzionario dell’Impero austriaco Agostino Carlo Rubbi, a mettere le mani sul fascicolo del Processo. Sarebbe proprio Paolo Orgiano ad aver ispirato uno dei personaggi principali de “I Promessi Sposi”, don Rodrigo. Lo stesso Orgiano, un giovane nobile, circondato da una piccola corte di aristocratici e di bravi, esercitava un incontrastato dominio sul villaggio in cui risiedeva perpetrando continui soprusi ai danni dei cittadini. Il nobile, proprio come il più noto don Rodrigo, mise gli occhi su una giovane, Fiore Bertola, ragazza che viveva con la madre vedova, così come nel romanzo.
La giovane donna, anche grazie alla protezione di un frate, Ludovico Oddi, meglio noto, nella versione manzoniana, come frà Cristoforo, riuscì a sfuggire alle grinfie di Orgiano e a sposare un contadino del luogo, Vincenzo.
E non manca nella versione originale della storia, quello che ne “I Promessi Sposi” era il conte zio, “protettore” delle malefatte del signorotto, e che sembra essere realmente esistito con il nome di Settimio Fracanzan. Sarà la dimora di quest’ultimo, Villa Fracanzan-Piovene, che sorge fuori dal centro di Orgiano, una delle tappe del misterioso Festival.
Questo, e altri misteri, alla base della manifestazione, che a partire dal primo novembre e per tutto il mese, correrà tra i principali luoghi della regione alla riscoperta di antichi misteri.
Per dirla con lo slogan del Festival: il Veneto… ti strega!

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Il quadro del bambino che piange

ESCLUSIVO. Vi raccontiamo come nasce e si sviluppa una leggenda metropolitana.
Ma soprattutto come è facile rendere credibile una storia assurda prendendo in giro centinaia di ignari lettori. Gialli.it si è imbattuto nella ormai mitica storiellina del “quadro del bambino che piange” ed è stato testimone della “truffa perfetta”: raccontare una storia, infilarci dentro una bugia e ritrovarsi una serie di interlocutori pronti a crederci e a raccontare a loro volta l’incredibile vicenda.
Ecco il caso di un blog italiano che ha rilanciato il “quadro maledetto” nella top ten delle leggende metropolitane più raccontate in Italia.

di SONIA T. CAROBI

Se ne parlò per anni. La storia fece il giro del mondo, e raggiunse il suo apice in Inghilterra. “Se in casa avete un quadro con un bambino che piange, dovete liberarvene. Immediatamente. Porta male!”.  Lo scrisse addirittura il Sun, uno dei maggiori quotidiani inglesi, e dopo alcuni mesi in redazione arrivarono oltre 2500 quadri che avevano come soggetto l’inquietante ragazzino. I dipinti furono bruciati e la storia finì nel dimenticatoio. Rimossa. Con la determinazione di chi vuole dimenticare. Per sempre.
Poi, un bel giorno, un altro “quadro maledetto” venne ritrovato in una soffitta. Questa volta in Italia. E se ne ricominciò a parlare. Prima per gioco, poi con ansia sempre maggiore fino a che il “bambino che piange” ritornò ad essere la maledizione per eccellenza.
Molti hanno provato a spiegare che si trattava di una burla. Lo stesso mensile Focus, nel numero in edicola in questi giorni, ha dedicato alla leggenda ben tre pagine. Ma non tutti ci hanno creduto. Noi proviamo a raccontarvi perché.

Il bambino con i lacrimoni
La storia, almeno a detta del Sun, comincia a Rotherham, nello Yorkshire.
Una casa va in fiamme, i pompieri intervengono quando ormai c’è poco da fare. Tutto è distrutto, carbonizzato. Tranne una cosa. Un quadro. Una stampa da quattro soldi che raffigura un ragazzino in lacrime. La vicenda potrebbe passare anche inosservata se non fosse per la dichiarazione del capo dei pompieri del borgo metropolitano: “Non è la prima volta che capita. Ho visto altre case bruciare e l’unica cosa rimasta intatta è quel maledetto quadro”.
Apriti cielo. La storia del “quadro maledetto” fa il giro dell’Inghilterra”. E’ caccia ai quadri con lo stesso soggetto e soprattutto all’autore del dipinto.
Si scopre che è un italiano. Tal Bragolin Giovanni, che però dovrebbe essere lo pseudonimo di tal Amadio Bruno, residente in Spagna, professione pittore, sconosciuto ai più.
La caccia continua. Gli inglesi scoprono di averne acquistate a migliaia di quelle stampe. Le vendevano nei supermercati. Le riproduzioni di Amadio (sempre bambini e sempre in lacrime) costavano poche sterline e facevano tanta tenerezza. Sold out.
Dopo l’articolo del Sun il quotidiano viene invaso da racconti incredibili legati al quadro. C’è chi ha provato a bruciarlo, ma ha dovuto arrendersi all’evidenza. Il quadro non brucia. C’è chi giura che ha subito sciagure immani subito dopo l’improvvido acquisto. E chi, senza imbarazzi, dice di averlo visto dondolare al muro senza chiodo!
Il Sun decide di darci un taglio. E organizza il “rogo”, con tanto di strega in short e tette da brivido. La cerimonia si consuma in una campagna inglese. In poche ore bruciano 2500 “bambini piangenti”. E non se ne parli più. E’ una tiepida e languida notte di primavera del 1986. La strega sorride. Qualcuno le guarda nella scollatura. Finalmente sereno.

Un pittore francese e il piccolo “El Diablo”
La storia del quadro è bella e dimenticata. Ogni tanto le tracce di quella vicenda scivolano sul Web nella categoria delle storie incredibili. C’è anche chi non ha dimenticato. E c’è chi a riflettori spenti è riuscito ad andare fino in fondo alla caccia di Bragolin Giovanni, pseudonimo di Amadio Bruno, residente in Spagna, professione pittore, sconosciuto ai più.
Il nostro, nella realtà, si chiamerebbe Franchot Seville, pittore di origine belga, residente a Madrid e rovinato dalla sua stessa opera per quella storiellina della maledizione. Se si scava un po’ si trova anche una notarella sul caro vecchio Wiki: “Bruno Amadio (1911-1981), popularly known as Bragolin, and also known as Franchot Seville, Giovanni Bragolin, and J. Bragolin, was the creator of the group of paintings known as Crying Boys”. Bragolin/Amadio/Seville avrebbe scelto quel soggetto dopo aver incontrato un monello triste che deve averlo ispirato oltre misura. La storia di Seville e del ragazzetto, che sembra uscita da un romanzo di Dickens, ha anche un guizzo quando un prete giura di conoscere il piccolo e invita il pittore a non fare più quadri sul quel modello. “Lo conosco. E’ orfano, lo chiamano el Diablo!”.
Seville sorride e rimette il pennello sulla tela. La maledizione si “risveglia” . Pericolosamente.

2009. In Italia
Siamo finalmente in Italia. La storia di “el Diablo” la conoscono in pochi. Da noi quadri del genere non se ne vedono molti. Al supermercato noi preferiamo comprare il calendario di Valeria Marini. Ma un bel giorno accade una cosa che potrebbe spiegare come, per caso e con un po’ di furbizia, si può mettere in moto una vecchia leggenda arrugginita dal tempo.
Il luogo è “virtuale” come questa incredibile storia. World Wide Web, via Internet, blog di Gennaro Esposito (il nome è di fantasia, ma se siete bravi…). Siamo agli inizi del 2009.
L’uomo che fa ripartire la leggenda non deve avere niente da fare. E allora si inventa un blog e comincia a raccontare ai suoi amici e ad una serie di naviganti solitari le sue pene d’amore, la sua solitudine, il vuoto cosmico che prova in questa valle di lacrime.
Se la gioca bene. Ogni giorno un ricordo e una lacrima. E giù cuori solitari che lo sostengono, lo aiutano. Sono pronti a tenergli virtualmente la mano. Lui è sempre più triste. E scrive pure qualche poesia. Deve stare veramente male.
Poi arriva la genialata. “Sono talmente triste e solo che piango come un bambino. Un uomo vero non dovrebbe piangere. Ma io non ce la faccio. Piango. Sembro QUEL BAMBINO NEL QUADRO CHE AVEVA MIO NONNO”. Grande! Infila il quadro quasi in maniera subliminale. E nessuno se ne accorge.
Il gioco è fatto. Ogni giorno, sul blog del nostro, c’è qualcosa in più sul leggendario dipinto. “Era di mio nonno…”, “Lo aveva in cantina…”, “L’ho preso…”, “Mi creava ansia…”, “Ho indagato…”, “L’autore era un certo Giovanni Bragolin…”, “c’è una leggenda sul quel quadro…”, “una leggenda nera…”, “qualcuno mi ha offerto dei soldi…”, “ho deciso di tenerlo”.
Lunedì 19 gennaio 2009. Operazione compiuta.
Gennaro Esposito riscrive la storia di “el Diablo” e in Italia, lentamente si ricomincia a parlare di Bragolin e del quadro maledetto. La leggenda si muove lenta, ma penetrante. Come un virus. El Diablo è tornato!
E da qualche giorno il mensile Focus le ha riconsegnato le luci della ribalta.
Visto come è facile? Ora la domanda è: toccherà a noi lanciare l’appello e organizzare un Rogo? Ci pensiamo un attimo e magari ci organizziamo. A presto.

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Capitan Harlock si chiama Di Rienzo "Sogno una ludo-lega per i giochi di ruolo"

Un duro lavoro. Che qualcuno doveva pur fare. C’era solo bisogno dell’uomo giusto. Alla fine i risultati hanno dimostrato che l’uomo giusto c’era. Si chiama Ambrogio Di Rienzo e al  Gamecon 2009 si è inventato il Ponte tra i Tempi. Ci racconta come è andata.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Ambrogio Di Rienzo è il Presidente dell’ Associazione ludico-culturale Arcadia. Poco più di un mese fa, Di Rienzo riceve la telefonata di un vecchio amico: “Ci sarebbe da coordinare un’intera area di Castel Sant’ Elmo. E’ per il Gamecon 2009. Sei l’ unico che può farlo”.
In effetti, si tratta di una richiesta quasi impossibile da realizzare in meno di 40 giorni. Ma l’uomo giusto non si perde d’animo. Trovati i fondi in tempi record, grazie all’aiuto di amici appassionati e di privati, il passo successivo è quello di dare vita ad un’ idea un po’ ambiziosa: riunire sotto lo stesso nome, anche solo per tre giorni, le associazioni italiane più attive nel campo delle rievocazioni storiche e dei giochi di ruolo.
Il primo ad essere contattato da Ambrogio è Livio Buonanno, Presidente della Compagnia della Rosa e della Spada, nota a livello internazionale per la sua esperienza nelle rievocazioni medievali e nell’insegnamento di scherma storica: “Con Livio ci siamo capiti subito” dice Di Rienzo. Di lì, il naturale coinvolgimento di gruppi come GRV Italia, e di circa altre dieci associazioni satellite  e, per la prima volta, di Camarilla Italia.
“E’ partito tutto da Arcadia, la mia associazione ha messo a disposizione il suo lavoro come supporto pesante per le altre associazioni. Abbiamo solo fatto da collante”. E’ nata così l’iniziativa conosciuta come Il Ponte tra i Tempi, con lo scopo, particolare, di far conoscere anche nel sud-Italia, dove sono ancora poco praticati, giochi diffusissimi in molte città del nord: “In genere, per eventi come il Gamecon, il tempo sufficiente per una generale e degna organizzazione è di circa un anno – dice Di Rienzo – la nostra forza è quella di poter contare su persone pronte ad appianare le divergenze e che sanno già come muoversi. Siamo pronti ad affrontare qualsiasi tipo di impegno ci verrà richiesto per altre fiere e manifestazioni. A quasi una settimana dalla chiusura della Gamecon 2009, le parole di colui che ha contribuito al traguardo delle 16.000 presenze alla fiera, fanno sperare in un futuro in cui eventuali collaborazioni e proposte di nuove iniziative potranno coinvolgere gli appassionati di tutta Italia.
“Come bilancio finale posso dire di essere pienamente soddisfatto. Io ho dato solo il via, ma credo che il Ponte tra i Tempi andrà avanti da sé”. Come progetti nell’immediato futuro Di Rienzo, punta a creare una ludo-lega che coinvolga oltre ai gruppi del Ponte tra i Tempi, tutti quelli che vorranno portare idee e nuove iniziative. Basterà rivolgersi ad Arcadia: “In fondo è per questo che ci siamo dati questo nome – scherza Di Rienzo – è per una frase che dice Capitan Harlock, riferendosi alla sua nave: Tutti possono salire su Arcadia”.

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Camarilla Italia, Vampiri per gioco

“Requiem”, “Changelling” ed ora, come ultima creazione, “Mortals”. Questi, i giochi di ruolo con ambientazioni gotico-fiabesche ideati dalla associazione Camarilla Italia. Vampiri, vittime della magia ed infine investigatori del mistero. Per chi è pronto a recitare sull’affascinante palco del mondo delle tenebre.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Quando una fata si invaghisce della bellezza di un bambino umano, questa, per un suo puro capriccio, decide di rapirlo e di portarlo via con sé nel suo regno magico ed insidioso. Al posto del bimbo terrestre, in quella che era stata la sua culla, verrà posto un “doppio”, un fanciullo identico a lui nell’aspetto ma diverso nella natura dell’anima. Per tutta la vita il Doppio fatato ed il Perduto vivranno due vite separate che, solo in alcuni casi sono destinate ad incontrarsi. Questo è “Changelling”, nuova avventura di Camarilla Italia, associazione culturale impegnata nella promozione del gioco di ruolo dal vivo attraverso eventi ludico-teatrali e riconosciuta dalla casa editrice White Wolf come suo fan club ufficiale.

“Quella di Changelling può ricordare a grandi linee la trama di Lost, dei Perduti – spiega Leonardo Massa, attivo collaboratore dell’ associazione – ma il cammino del personaggio che il giocatore va ad impersonare è diverso. Il Perduto dovrà affrontare varie fasi prima della fine della storia. I suoi stati d’animo saranno legati alle quattro stagioni che noi chiamiamo Corti: la rabbia dell’estate, la speranza della primavera, la malinconia dell’autunno, il dolore dell’inverno”.
Changelling, tra le varie, è la seconda più nota creazione dei narratori di Camarilla, cioè di coloro che scrivono la trama generale dei giochi che, in seguito, hanno uno sviluppo grazie alla creatività dei partecipanti. Prima ancora di “Changelling”, c’era stato il famosissimo “Requiem”, una storia con ambientazioni gotiche e con dei vampiri come protagonisti. Camarilla ha una sua community in quasi ogni città d’Italia. Ognuno contribuisce all’organizzazione. C’è chi scrive le storie, chi fabbrica i costumi, chi si occupa delle scenografie.  Ai giochi, però, si può partecipare solo se maggiorenni. I soci sono inoltre informati sulle varie e nuove iniziative grazie ai puntuali aggiornamenti mensili del sito di riferimento del club.

“Chi sceglie di giocare con noi è sicuramente spinto da un grossa sensibilità verso la cultura teatrale – dice Stefano Gazzella, narratore nazionale del Club – poi c’è il maggiore senso di verosimiglianza. I vampiri, ad esempio, si muovono negli stessi ambienti degli esseri umani, sono quasi del tutto come loro”. Tra ambientazioni fantasy e minuziose rievocazioni storiche, in effetti, Camarilla si inserisce nel panorama dei giochi di ruolo nazionali con la proposta di idee derivate da diversi spunti culturali. Il genere gothic-horror, ad esempio, i temi  del capolavoro romantico di Bram Stoker,  Dracula, ripreso da Anne Rice nella trilogia iniziata con Interview with the Vampire. Infine l’affascinante e pericoloso mondo dell’indagine del mondo del mistero. Non a caso “Mortals”, l’ultimo ed ancora inedito gioco elaborato da Camarilla, richiederà ai suoi partecipanti delle vere e proprie indagini sull’occulto. “E’ un gioco per tutti quelli che hanno intuito che non siamo soli, che vogliono andare oltre, che vogliono saperne di più. Fantasmi, vampiri, sono ovunque. Escono soprattutto di notte. E’ chiaramente un modo per andare a fondo nei meandri dell’umanità. Incamminarsi verso una catarsi completa”.
Questa volta, però, gli investigatori reclutati non potranno contare su poteri eccezionali. Saranno dei Mortali. Lo scopo finale, oltre la catarsi, sarà anche riuscire a sopravvivere. Coraggio, le iscrizioni sono aperte.

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Francia. La tragedia de La Sémillante Il mistero dell’Isola di Lavezzi

Una vacanza a La Maddalena, una gita sull’isola francese di Lavezzi, attraverso le Bocche di Bonifacio per riscoprire uno dei più sanguinosi naufragi tra la Sardegna e la Corsica. La memoria di 770 soldati destinati alla Guerra di Crimea è scolpita su di una piramide di pietra, tra le rocce aguzze che hanno frantumato La Sémillante. Era il 15 febbraio 1855. L’incidente è ancora un mistero.

di DIEGO ROMANO

Qualche settimana prima, racconta Alphonse Daudet in Lettres de mon moulin, una corvetta francese diretta verso la guerra di Crimea si era schiantata sugli scogli delle Bocche di Bonifacio. L’imbarcazione era distrutta, ma l’equipaggio si era salvato. Per uno scherzo del destino alcuni degli uomini, una volta rientrati a Tolone, erano stati reimbarcati su La Sémillante, una fregata in partenza per il Mar Nero con un nuovo carico di soldati.

Erano circa 770 in tutto, tra uomini della marina e della fanteria. Il loro compito: arginare l’espansione Russa verso il Mediterraneo, con la propria vita. Ma il loro destino cambiò.

Il giorno di San Valentino la fregata partì per il Mar Egeo. La rotta più veloce prevedeva l’attraversamento del Mar di Sardegna, per poi puntare verso la Sicilia e la Grecia. Ma qualcosa andò male. Forse il Maestrale era più forte del solito, forse i passeggeri non riuscivano a sopportare la tempesta. Il capitano Jugan decise di attraversare le Bocche di Bonifacio e puntare al più tranquillo Tirreno. Lui era esperto di quel passaggio, lo aveva attraversato tante volte, in tutte le stagioni.

268Ma quel giorno il mare era bianco per la spuma. Il Guardiano del faro di Capo Testa, in Sardegna, vide la fregata avanzare senza controllo verso la spiaggia di Reina Maggiore, come se stesse per arenarsi. Jugan riuscì ad alzare la vela di trinchetta e salvò la fregata spedendola verso le Bocche, verso quel passaggio che non riuscì mai a superare.

Non si sa che ore fossero, se fosse ancora notte, oppure giorno. Se il timone fosse ancora in grado di dirigere l’imbarcazione, o se fosse già andato, perso nel mare. Nessuno vide cosa accadde, nessuno udì alcunché.

Solo il 18 febbraio un pastore solitario dell’isola di Lavezzi, camminando verso riva, intuì qualcosa. Migliaia di frantumi di imbarcazione misti a brandelli umani erano sparsi ovunque, portati dalle onde. Come se qualcosa fosse esploso. Uno spettacolo agghiacciante che spinse quell’uomo, malato di lebbra, fino a Bonifacio in cerca di aiuto.

A causa del viso deformato, l’uomo era costretto a parlare mantenendosi il labbro superiore con un dito. Ci vollero alcune ore prima che gli abitanti di Bonifacio capissero cosa cercava di dire. Una volta arrivati sul luogo, fu impossibile identificare i resti umani. Erano circa 560 i corpi martoriati, senza identità. Furono sepolti lì sulla spiaggia, anonimamente. Solo un ufficiale, grazie alla sua divisa, poté essere identificato insieme al nome dell’imbarcazione. E così tutti gli altri uomini de La Semillante furono dichiarati ufficialmente dispersi.

I tempi cambiano, e oggi si va a Lavezzi nella bella stagione, per fare i bagni nelle sue acque cristalline e prendere il sole sulle spiagge bianche, lì tra i due cimiteri delle vittime de La Semillante, proprio di fronte allo scoglio con il monumento in memoria della tragedia.

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